Folie a deux

Amore, protezione, costanza, sostegno: ecco cosa cerchiamo dalle relazioni intime. Ma a quali condizioni ci vengono donate?

Le relazioni interpersonali significative sono una parte essenziale della vita di ognuno di noi, la nostra salute, sia mentale che fisica, dipende strettamente da queste: i bambini ricercano la madre dopo aver esplorato il mondo, gli adulti ricercano un compagno di vita… ma cosa succede se chi è vicino a noi è malato? Quali sono le nostre reazioni possibili? Una è la follia condivisa. Possiamo amare a tal punto chi ci è vicino e ci dà protezione, sicurezza e affetto da lasciarci portare nella sua follia. Accade che i membri di una coppia si incontrano su un piano comunicativo condiviso tramite un reciproco influenzamento delirante. In realtà, l’influenzamento viene effettuato da uno dei due membri, il quale viene definito il primo delirante o induttore, il secondo membro invece ha una relazione di dipendenza con l’induttore e per questo si lascia trascinare. Viene spontaneo pensare al disturbo dipendente di personalità, il quale implica una pervasiva ed eccessiva necessità di essere accuditi (difficoltà a prendere le decisioni quotidiane senza richiedere una eccessiva quantità di consigli e rassicurazioni, bisogno che gli altri si assumano le responsabilità per la maggior parte dei settori della sua vita, difficoltà nel mostrare disaccordo verso gli altri per timore di perderli ecc), questo assetto di personalità, infatti, potrebbe portare il membro debole della diade ad accettare i deliri dell’altro, perché ciò che conta è la sua presenza rassicuratoria.
Il fenomeno della follia a due, viene anche denominato disturbo psicotico condiviso, il disturbo psicotico causa forti alterazioni del pensiero e delle percezioni, altera la capacità della persona di ragionare chiaramente, comportarsi appropriatamente al contesto, comunicare chiaramente e capire la realtà. I sintomi più diffusi del disturbo psicotico sono le allucinazioni e i deliri: le allucinazioni riguardano l’udire, il sentire e il vedere qualcosa che gli altri non percepiscono, dunque qualcosa che non è reale. Il delirio invece è un disturbo del contenuto del pensiero che genera delle false credenze che gli individui si rifiutano di abbandonare. Il disturbo psicotico è molto complesso, ne abbiamo definito le linee generali per comprendere meglio quello condiviso: consiste infatti nella condivisione del delirio da parte di un individuo “sano”, il quale comincia a condividere la realtà alterata dell’individuo avente il disturbo.
I primi a parlare della folie a deux sono stati Lasègue e Farlet, due psichiatri francesi che ne hanno anche riconosciuto due sotto categorie: la folie imposèe, la condizione in cui l’individuo da cui proviene il delirio lo impone a chi gli è vicino; la folie simultanée secondo la quale due individui che hanno un delirio in contemporanea influenzano l’uno quello dell’altro.

Come una danza, ci lasciamo guidare senza sapere dove l’altro ci porterà.

Ma esiste davvero nella nostra realtà questo fenomeno? O è solo sui manuali? Esiste, sì. Infatti prescinde da altri disturbi (secondo il DSM V), anche le persone “sane” possono imbattersi in questo. Basta avere una condizione in famiglia poco agevole, basta essere insoddisfatti della propria realtà e una personalità dipendente; si cerca nel mondo esterno l’affetto che non viene trovato altrove e si casca. Prima di potersene rendere conto ci si trova in un mondo costruito da una mente geniale e folle allo stesso tempo, un mondo che le altre persone non possono vedere. Ogni persona che non lo vede diventa lui o lei il malato, il matto da allontanare: ecco perché la coppia danzante nel pensiero delirante si isola socialmente. Gli altri sono i nemici, sono quelli che cercano di distruggere il sogno di una vita che è stato finalmente realizzato: un mondo sicuro e perfetto, senza rifiuto e sofferenza. Ed è così che ci si lascia mettere in pericolo. Ma come si può aiutare chi compie una tale resistenza? Come si smonta il castello di carte? La chiave del successo della condivisione della follia è la vicinanza dei membri della diade, ecco perché uno dei primi passi da compiere consiste nel cambiare il loro tipo di interazione. I due membri si trovano in una condizione di ipercondivisione della realtà, ciò di cui hanno bisogno invece è di aprirsi verso il mondo esterno ed uscire dall’isolamento sociale in cui si sono rinchiusi. Per affrontare il disturbo psicotico, in generale, secondo la terapia familiare, bisogna spostare l’attenzione dal membro “malato” a chi gli è intorno (genitori, coniuge, figli etc. a seconda della sua età e storia familiare), concentrandosi sul miglioramento della comunicazione fra tutti i componenti del nucleo familiare.

Liliana Dassisti

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Liliana Dassisti

Dottoressa in Scienze e Tecniche Psicologiche, futura studentessa in Psicologia Clinica. Appassionata dei sistemi formati da individui e della complessità che ogni persona rappresenta; forte sostenitrice dei diritti di tutti, con un grande senso di giustizia. Sogno un giorno di poter analizzare i contesti lavorativi per prevenire i comportamenti violenti, infatti, questo è stato il tema della mia Tesi di Laurea. Desidero diventare una Psicoterapeuta a tempo pieno, la scuola di pensiero per cui sono attualmente interessata è la Terapia Sistemico-Relazionale. Sono un'appassionata di libri, anche se con i ritmi universitari il tempo a disposizione per dedicarmi alla lettura è notevolmente diminuito. Tra i miei autori preferiti c'è Coelho. Tra i miei libri preferiti c'è Memorie di una Geisha di Arthur Golden. Pratico sci alpino da circa dieci anni, ho praticato danza classica e moderna durante l'infanzia e l'adolescenza.