Nessuno si salva da solo

In passato si credeva che la perfezione fosse avere tutto, possedere e accumulare… che la felicità potesse essere trovata negli eventi sensazionali, esagerati, straordinari.
Ci hanno poi insegnato che non è tutto oro ciò che luccica, che non è bene puntare al possesso spasmodico di cose: ecco che si arriva al possesso di persone, alla dilagazione dell’apparrenza sull’essenza, all’arte della “conquista”.
Nasce così una società che, sempre più ci vuole perfetti, bellissimi, vincenti. Un mondo che ci chiede ogni giorno di superare noi stessi e che non perdona gli errori.

Questa è una storia attuale, la storia di tutti noi. Little miss Sunshine (2006), racconta della famiglia Hoover: eccentrica, esagerata, al limite del normale.
Una famiglia “consumata” dall’apparenza: un padre che necessita di ripetersi di essere vincente, per paura di non farcela e per la sua insostenibile sensazione di essere un perdente; un nonno sarcastico che non è riuscito ad essere un buon padre, impaurito dalle responsabilità, che per non sentire questo peso preferisce sniffare cocaina; un figlio che legge Nietzsche, odia il mondo e per questo decide di fare voto di silenzio, per protesta; uno zio omosessuale, non accettato, escluso, deriso e tradito a più livelli, che ha tentato il suicidio; una bambina che ha come massima ambizione quella di diventare miss California, sostanzialmente per piacere a suo padre e sentirsi più bella. Infine una madre, che cerca di tenere le redini della normalità rimasta. Una famiglia incasinata, ma in evoluzione. Si parte da una visione prettamente individualista: persone centrate su di sé, inglobate da un Sistema che ha come unico scopo quello di “appiattire”, di vincolare, di rimuovere ogni sprezzo di vita. A rompere questo equilibrio malato c’è l’amore. L’amore per la più piccola della famiglia e il suo sogno (anch’esso distorto) di diventare miss California, un sogno che spinge tutti a lottare per far sì che lei lo realizzi. L’amore per una famiglia, non perfetta ma autentica in un mondo che predilige le apparenze. Si parte per un viaggio, reale e psicologico che ridefinirà i rapporti, in cui ognuno riuscirà a riconciliarsi con sé e con gli altri. Un viaggio che elimina il superfluo per far riscoprire il frutto della vera autenticità. Tutto ciò che serve è un po’ di coraggio per lasciare casa, partire con un pulmino wolkswagen, la testa piena di pensieri, desideri e voglia di mettersi in discussione. Un viaggio alla scoperta di sé e volto al miglioramento. Lo stile è curioso: si passa dal grottesco al drammatico, dal momento divertente a quello di riflessione.
Le musiche del film e la sceneggiatura rispecchiano a pieno tutto ciò che è descritto e aiutano ad “entrare” nell’ottica che il film vuole proporre. La colonna sonora si chiama the winner is, (il vincitore è): anch’essa parla di un viaggio. Quel viaggio che tutti noi siamo chiamati ad intraprendere. Un viaggio fatto da domande, interrogativi ma anche da certezze. Un viaggio che ci chiama a metterci in discussione, che ci vuole coraggiosi e ci invita a non chiudere gli occhi.
Un viaggio possibile solo grazie all’amore per se stessi, fatto da persone disposte a soffrire per scoprire che si è vincitori solo insieme.

Antonella Vilardi

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Antonella Vilardi

Dottoressa in scienze e tecniche psicologiche, studentessa in psicologia dei processi sociali, decisionali e comportamenti economici, cantante per passione, affascinata dalle parole, viaggiatrice accanita, con una forte propensione per le sfide difficili.