Love Parade: quando la notte diventò giorno

Per Freud esistono tre luoghi psichici ovvero Es, Io e Super-Io. Il primo di questo corrisponde perlopiù alla nostra sfera dell’inconscio, alle nostre pulsioni, e alla nostra volontà di desiderio. Ed è infatti governato dal principio di piacere. Questo è uno spazio privo di moralità, e proprio per questo libero d’esprimersi (viene infatti ricondotta alle capacità artistiche degli individui).
Al contrario il Super-Io, la cui nascita può essere ricondotta alle figure genitoriali, può essere rappresentata come la propria coscienza morale, col proprio senso di auto censura e di costrizione sociale. Permette il cosiddetto “vivere sociale” in quanto opera contro l’azione dell’ Es, ovvero delle pulsioni inconsce, all’interno dell’Io, che potremmo definire il luogo della coscienza, che media tra queste due istanze e opera secondo il principio di realtà.
Questa introduzione mi serve per affrontare il fenomeno di cui vi sto per parlare secondo una prospettiva multidisciplinare.
Nella seconda metà del ‘900 abbiamo assistito a fenomeni socio-urbanistici di vario genere, due di questi in particolare hanno rivoluzionato il concetto di città così come era stato concepito a partire dall’800.
In primis la suburbanizzazione, movimento centrifugo che ha portato una decentralizzazione dei ceti sociali medio-alti che hanno iniziato ad abitare la periferia delle città, per sfuggire al disfacimento o alla degradazione delle zone centrali (es. europei Berlino, Manchester…) iniziate così a svuotarsi pian, piano così come è stato descritto nello studio multidisciplinare di “Shrinking Cities” edito nel 2004 e in continuo aggiornamento.
In secondo luogo l’inizio della vitalità all’interno della categoria cronotopica della notte.
Lo spazio temporale della notte, che per anni era stato relegato ad orario di riposo ed orario in cui il marciume della città sgorgava nelle strade, inizia ad affascinare e ad essere animato da nuove idee, nuovi gruppi, nuove sottoculture, che si appropriano di questo momento e ne rivendicano il fascino e l’autenticità rispetto al mondo diurno.
Per anni, tutto quel mondo, collegato alla nostra parte più inconscia e recondita della nostra identità, ovvero all’Es inizia a vivere di vita propria. Le città iniziano a vivere di due volti stranamente ambigui e ambivalenti : il giorno, in cui il super- Io e le costrizioni morali ci costringono ad indossare maschere, per permettere lo svolgimento del quieto vivere in società, ma la luce diurna non disvela, anzi, nasconde; mentre ciò che noi riteniamo nascosto, ovvero la nostra natura più primitiva, vive nelle strade notturne, dove la gente che si libera dalle proprie maschere trascina sé stessa all’interno di nuove possibilità d’essere.
E’ in questo momento che tutte le pulsioni erotiche e della destrudo vengono incanalate in nuove forme : vecchi edifici abbandonati vengono riadattati a spazi in cui agglomerati di amanti della notte si ritrovano per dare libero sfogo al loro essere, in party dove un nuovo genere musicale inizia ad attrarre una popolazione del tutto non omogenea che per una notte decide di dimenticare i ruoli e di spogliarsi di tutte le maschere e gli stereotipi sociali che la contraddistinguono nelle ore diurne.
E’ la fioritura del movimento musicale techno in Germania, in particolare a Berlino.
In un movimento che attrae tutto ciò che finora è stato nascosto, relegato si ritrovano a coesistere in una sola notte a suon di bordate di bpm sparati da muri di casse elementi provenienti da qualsiasi tipo di estrazione sociale, genere e provenienza geoculturale.
“Gli spazi che la club culture ha occupato e trasformato attraverso l’estasi e la scomparsa collettiva rappresentano una fantasia di liberazione, una fuga dalla propria identità. Un luogo dove non si è nessuno, ma al quale si appartiene tutti.” (Melechi 1993, pag.37)
E’ il proliferare di un mondo nuovo per le strade ed i quartieri desolati di Berlino, così come di altre città del mondo. Anche la città inizia a cambiare ed a mutare forma, ed iniziano a sorgere club all’interno di tutti quei luoghi dimenticati e abbandonati a sé (prototipico è il caso del Tresor, nato nel caveau del Wertheim, storico emporio berlinese).
Di questo ne è testimone anche la crescita esponenziale di tutte quelle attività che permettono la vita metropolitana anche di notte, fino all’estensione della copertura oraria delle attività alle 24 ore, così come sostenuto da Claudia Attimonelli in “Techno : Ritmi Afrofuturisti”
Ed è nel 1989, che viene realizzato per la prima volta l’evento denominato “Love Parade” il quale, anche se nella prima edizione raduna solo 150 partecipanti, raggiunge nel solo 1994 ben 110.000 techno-addicts.
In un momento in cui l’Es si sprigiona nel mondo diurno possiamo dare un’occhiata sulla popolazione che “danza” attorno a questo movimento.
Un vero e proprio “carnevale” postmoderno.
In un solo momento centinaia di identità che di solito sono costrette a vivere la notte (parliamo del mondo dei paria, dei poveri, della comunità omosessuale e transgender) si ritrovano a ballare per le strade alla luce del sole : è l’effetto della caduta delle barriere sociali, è l’effetto di un movimento che prova a decostruire per ricostruire.
Come sostenuto da Giacomo Fronzi nella sua opera “Electrosound”, lo troviamo già nella scelta del nome dell’evento : la sfera privata, quella dell’Eros, messa in mostra durante una parata. La necessità di una riconciliazione tra pubblico e privato.
Il bisogno di una nuova identificazione politica, che deve saper unificare ma dar valore ad ogni differenza, in quanto frammentata.
L’utopia di un movimento e di un evento che idealizza l’amore come un momento estatico atteso da anni, in cui non esistono più differenze tra provenienze, estrazioni sociali o generi, in quanto per questo movimento non ne esistono più. E tutto questo per strada, il luogo di tutti e per tutti.

(Intervento tenutosi durante “Le Giornate dell’Immaginario II” a Bari il 20/05/2015)

Michele Di Stasi

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Michele DI Stasi

Michele DI Stasi

Classe 1993. Laureato in Scienze e Tecniche Psicologiche, attualmente studia Scienze Sociali Applicate presso l'università "La Sapienza" a Roma. Appassionato di musica, media, cultura pop, visual e virtual cultures, immaginario collettivo e individuale. I suoi interessi disciplinari comunicano continuamente tra di loro: sociologia dell'immaginario, mediologia, semiotica, sociosemiotica e studi sulle culture urbane sono i suoi campi d'interesse.