21 grammi: un film sulla morte (e sulla vita)

Raymond Boudon, sociologo francese, nella sua analisi dei fenomeni sociali, pur riconoscendo il carattere intenzionale delle azioni individuali, ne evidenziava i possibili effetti non previsti e talora non desiderati. Illustrava, poi, come le azioni individuali stesse potessero intrecciarsi tra loro, dando vita ad un complesso processo di aggregazione.
È proprio l’intreccio di vissuti, di storie, intreccio le cui conseguenze possono essere inaspettate, la caratteristica pregnante di “21 grammi”, film di Alejandro Gonzalez Inarritu, secondo dei tre film costituenti la “trilogia sulla morte”, opera dello stesso regista messicano, insieme ad “Amores Perros” e “Babel”.

È infatti la morte il filo conduttore responsabile del collegamento delle vite dei tre protagonisti, Jack (Benicio del Toro), Paul (Sean Penn) e Cristina (Naomi Watts), vite che procedono indipendentemente le une dalle altre ma che sono destinate ad intrecciarsi drammaticamente. Questa principale tematica è affrontata da prospettive diverse all’interno delle differenti storie dei personaggi: morte temuta, morte di cui si è artefici, morte di cui si è vittime, ma in ogni caso morte concepita come la più chiara testimonianza della precarietà della vita. Questa fragilità, imprevedibilità, questo senso di incertezza è ben rappresentato dalla sequenza temporale della narrazione, confusa e frammentata come le esistenze dei protagonisti, i quali vengono presentati in tutte le loro vulnerabilità e debolezze. È forse questo l’aspetto più affascinante del film e la ragione per cui lo spettatore non riesce a schierarsi dalla parte della vittima, condannando il carnefice: non esistono carnefici, sono tutti vittime, e continuano ad esserlo anche nel momento in cui arrecano dolore agli altri. Un film che non può lasciare indifferenti, un film che coinvolge totalmente lo spettatore perché fondamentalmente parla di lui, parla di ognuno di noi, parla delle nostre vite, di come queste possano essere stravolte in un attimo. Un film sulla morte, che distrugge ma allo stesso tempo unisce, e conseguentemente un film sulla vita, il cui peso corrisponde ai 21 grammi citati nel titolo del film. “Ma quanto c’è in 21 grammi. Quanto va perduto? Quando li perdiamo quei 21 grammi? Quanto se ne va con loro? Quanto si guadagna? (…) 21 grammi, il peso di cinque nichelini uno sull’altro. Il peso di un colibrì, di una barretta di cioccolato. Quanto valgono 21 grammi?”.

Valeria Biffi | Crea il tuo badge

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