21 Ottobre 2015: missione compiuta

Ieri, 21/10/2015, Marty McFly e Emmett L. Brown, noto ai più come “Doc”, sarebbero dovuti arrivare in un fantasmatico futuro, che purtroppo non corrisponde a quello immaginato da Zemeckis ben 26 anni fa nel secondo capitolo della trilogia di “Ritorno al Futuro”.
Anche se molte delle invenzioni proposte nel film (dall’Hoverboard alle Nike autoallaccianti) non sono mai state immesse nel mercato in quanto non sono mai state realizzate, c’è un qualcosa che nella trilogia di Zemeckis non era stato immaginato.
Seguendo la scia della DeLorean inventata da “Doc”, vorrei invitarvi a riflettere sulla portata rivoluzionaria di una caratteristica dei media (e soprattutto dei famigerati “new media”, sui quali vi è un accesso dibattito sulla differenziazione da quelli che dovrebbero essere gli “old media”).
La DeLorean, oltre al plutonio (o ai rifiuti) utilizzava un principio di compressione spazio-temporale per riuscire a viaggiare nel tempo.

Anni fa, il piccolo Albert (così come lo chiama il mio collega Cruz) Einstein aveva scombussolato le carte in tavola di un bel po’ di settori della scienza e non (dalla fisica alla letteratura) inaugurando una nuova e grandissima stagione di studi e ideazioni attorno alle sua teoria della relatività (che include sia la relatività ristretta che quella generale) che arrivano fino ai giorni nostri con gli studi dell’altrettanto famoso fisico Stephen Hawking.
Tra le tante aree su cui la teoria della relatività ha portato a riflettere, una formidabile lettura ed osservazione su di una caratteristica intrinseca dei media è stata ripresa ed analizzata da John B. Thompson nella sua opera “Mezzi di Comunicazione e Modernità : una Teoria Sociale dei Media”.
Con lo sviluppo delle telecomunicazioni ed in particolare con l’avvento del telegrafo e del telefono, i concetti di spazio e di tempo hanno subito una profonda mutazione: la distanziazione temporale non corrispondeva più alla distanziazione spaziale, cosa che rendeva quindi possibile comunicare con persone situate in luoghi decisamente lontani dalla fonte di trasmissione in un tempo relativamente breve.
H. Nowotny in “Tempo Privato. Origine e Struttura del Concetto di Tempo” parla di simultaneità despazializzata ovvero della possibilità di esperire simultaneamente di un evento anche se si è spazialmente distanti.
Cosa implica questo?
I media, sono, per definizione, degli strumenti attraverso i quali avviene il trasporto di un informazione, un trasporto inteso come metafora (da metapherein, così come teorizzato da Marshall McLuhan in “Understanding Media: The Extensions Of Man”).
Ora, tralasciando qualsiasi dibattito sui cambiamenti subiti dall’informazione durante il processo comunicativo e il suo trasporto, osserviamo un attimo attorno a noi quanti media ci circondano : smartphones, tablet, pc…
Tutti questi hanno difatti la possibilità di permettere la comunicazione audiovisiva a tutti coloro che possono accedere a questa tipologia di tecnologie. La comunicazione vis à vis ad esempio è il tipo di comunicazione tramite la quale gli individui riescono ad esperire e a formare delle ipotesi sul ricevente dell’informazione (e viceversa, visto che parliamo di una conversazione dialogica) e nel caso di una videochiamata Skype, ad esempio, abbiamo la possibilità di cogliere informazioni sia su di una parte del contesto fisico, sia del volto del ricevente, che è la base per una comunicazione espressiva ed emotiva basilare, pur rinunciando ad altri elementi salienti della comunicazione.
Grazie all’evoluzione tecnologica dei sistemi di trasmissione delle informazioni abbiamo la possibilità di inviare una foto, un video, un messaggio vocale in pochi secondi anche dall’altra parte del globo, cosa che ci permette di “vivere” e condividere esperienze con amici e persone da noi lontane chilometri e chilometri.
Includendo il fatto che dal ventesimo secolo viviamo nell’era in cui tutta la superficie terrestre è stata scoperta, abbiamo ipoteticamente (ma non così tanto) la possibilità di comunicare con riceventi dislocati in qualsiasi luogo in pochissimi secondi.
Questa compressione del tempo e questo annullamento della dimensione spaziale (che potremmo immaginare come estesa lungo tutta la superficie terrestre) ha di fatto reso possibile un qualcosa che probabilmente non avremmo mai immaginato anni fa.
E’ ovvio che quella che è stata definita da D. Harvey “compressione spazio-temporale” ha anche delle ricadute negative come, ad esempio: la perdita della percezione adeguata sia dello spazio che del tempo; l’incapacità cronica di rapportarsi alla storia passata per arrivare fino allo “stress da sovraccarico dell’informazione”.
Ora però tralasciando gli effetti negativi e anche quelli positivi, viste le premesse, anche se sembrerà stantia e magari postuma come ipotesi, si può affermare che oggi abbiamo, rispetto a circa cinquant’anni fa, la possibilità di “viaggiare nel tempo”?

Michele Di Stasi

Che ne pensi di questo articolo?

Potrebbero anche interessarti:

Michele DI Stasi

Michele DI Stasi

Classe 1993. Laureato in Scienze e Tecniche Psicologiche, attualmente studia Scienze Sociali Applicate presso l'università "La Sapienza" a Roma. Appassionato di musica, media, cultura pop, visual e virtual cultures, immaginario collettivo e individuale. I suoi interessi disciplinari comunicano continuamente tra di loro: sociologia dell'immaginario, mediologia, semiotica, sociosemiotica e studi sulle culture urbane sono i suoi campi d'interesse.