8 Marzo: “Essere una donna è un’avventura”

“Essere donna è un’avventura che richiede un tale coraggio ed è una sfida che non annoia mai. Avrai tante cose da intraprendere se nascerai donna. Per incominciare, dovrai batterti per sostenere che, se dio esistesse, potrebbe anche essere una vecchia coi capelli bianchi o una bella ragazza. Poi dovrai batterti per spiegare che il peccato non nacque il giorno in cui Eva colse la mela: quel giorno nacque una splendida virtù chiamata disobbedienza. Infine, avrai da batterti per dimostrare che dentro il tuo corpo liscio e rotondo c’è un’intelligenza che chiede d’essere ascoltata.
E spesso, quasi sempre, perderai.
Ma non dovrai scoraggiarti.”
(Lettera a un bambino mai nato, Oriana Fallaci).

La maggior parte dei frequentatori del web o dei condivisori più incalliti delle citazioni “social” conoscerà questa citazione, e un’altrettanta consistente parte affermerà di essere sensibile al messaggio.
Inevitabilmente, questa sensibilità verrà dimostrata esponendo questa e altre simili citazioni in bella mostra sulla propria bacheca Facebook l’8 Marzo.
La giornata internazionale della donna, assieme a Pasqua, San Valentino e l’Epifania, rappresenta un’ottima occasione per abbandonare gli impegni quotidiani, farsi gli auguri e decimare la popolazione delle mimose. Il messaggio veicolato è di pentimento, rabbia e dispiacere per le angherie che le donne hanno subìto quando erano considerate streghe, silenziose spettatrici del successo maschile o manodopera casalinga.
Le discriminazioni e gli abusi sono considerati come superati e rimediati dal suffragio universale e, come una “pacca sulla spalla”, una volta l’anno la donna viene festeggiata, attraverso pratiche e slogan dai toni frivoli, comunemente utilizzati nei quotidiani scambi di opinioni sul “nascere donna”.
La modalità “tarallucci e vino” di trattare l’argomento della lotta femminile non è circoscrivibile alla parte di società che ignora, ma riguarda, a livello sistematico, i media, così come istituzioni pubbliche e private di cui noi tutti usufruiamo e facciamo parte. Tralasciando la pretesa di un’approfondita analisi sociale o politica, ecco di seguito alcuni esempi di come le pubblicità intendono dire alle donne che non sono più che l’equivalente di un elettrodomestico, o che costituiscono un prodotto sessuale di cui disporre a piacimento:

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Oriana Fallaci descrive la donna come un coraggioso corridore che intraprende ogni gara con qualche metro di svantaggio. Questo svantaggio sembra essere sempre ricondotto alle medievali sanzioni giuridiche e popolari mirate a reprimere socialmente e legalmente ogni spinta all’autodeterminazione femminile.
Raramente si dà importanza al fatto che lo svantaggio persiste nel nostro secolo ogni qualvolta si associ il successo di una donna a una sua prestazione sessuale, le si dia della prostituta per ogni libero atto d’amore, la si sproni a pensare che una violenza subita è una conseguenza del proprio atteggiamento e vestiario e non il frutto di una circolo vizioso di atteggiamenti, linguaggi e significati che poggiano sulla discriminazione.
Lo svantaggio emerge ogni volta che le testate giornalistiche raccontano il femminicidio, riconducendolo a “raptus”, “gelosia”, “depressione”, senza, invece, analizzare il sistema socio-culturale che propone ininterrottamente lo stesso stereotipo di donna: inferiore, prevaricabile.
Lo svantaggio è imprescindibile quando una donna è ostracizzata o mortificata, perché non vuole o non può adottare a pieno il ruolo sociale assegnatole: non sarà remissiva, materna, empatica, composta, bella più del dovuto, intelligente più del dovuto. Non sarà sposa e madre ubbidiente.
Alla fine dei conti, dunque, esistono opinioni: c’è chi sostiene che la battaglia delle donne è terminata, perché le donne votano, possono accedere al mondo accademico e lavorativo, possono viaggiare, hanno pieno potere decisionale sulla propria sessualità e sul proprio corpo e che, quindi, ogni ulteriore lamentela rappresenta puro vittimismo.
Ma non è un’opinione constatare che:
• 6 milioni 788 mila donne hanno subìto, nel corso della propria vita, una qualche forma di violenza fisica o sessuale, il 31,5% delle donne tra i 16 e i 70 anni;
• 3 milioni 466 mila donne hanno subìto stalking nel corso della vita, il 16,1% delle donne;
• Per il 25% dei ragazzi tra i 18 e i 29 anni la violenza sulle donne è giustificata dal troppo amore, oppure dal livello di esasperazione a cui gli uomini sarebbero condotti da determinati atteggiamenti delle donne;
• Persistente discriminazione nell’accesso alle carriere in tutti i settori (dirigenti maschi 83,4%, femmine 16,6%), oltre a consistenti differenze salariali accompagnate da tassi più elevati di disoccupazione;
• I dati di una ricerca del Miur, L’Università in cifre 2005, evidenziano come, a livello nazionale, la situazione accademica italiana si caratterizzi per una scarsa presenza femminile. Nell’università le donne costituiscono ancora una minoranza, con una presenza complessiva pari al 31%. La loro quota si riduce man mano che si passa dal ruolo di ricercatore (42,9%) a quello di associato (31,1%) e di ordinario (15,9%);
• Largamente diffusi sono gli epiteti mirati a denigrare le donne che hanno una libera e consapevole vita sessuale;
• La legge del 22 maggio 1978, la n.194, consente alla donna, nei casi previsti dalla legge, di poter ricorrere all’aborto in una struttura pubblica (ospedale o poliambulatorio convenzionato con la Regione di appartenenza) nei primi 90 giorni di gestazione; tuttavia, diventa impossibile applicare la legge in diverse regioni del nostro paese, dove l’obiezione di coscienza dei medici raggiunge il 100%.
(Dati tratti da fonti ISTAT).
Tutti questi dati non lasciano spazio al qualunquismo, l’8 Marzo non può riassumersi nella celebrazione di una conquista, in un premio risarcitorio, né nel pretesto per annullare i significati e concentrarci su una data rossa sul calendario.
La festa della donna riacquisisce senso laddove ricorda che l’uguaglianza e il rispetto non trova le sue ragioni nella gentile concessione, ma come diritto di nascita; sprona la riflessione sul presente tanto quanto sul passato e suggerisce un’ideologia per la quale istruirsi e lottare.
Auguri a tutte le donne: che abbiano vinto un Nobel, cambiato il panorama politico, vinto una battaglia personale o che, semplicemente, si alzino ogni mattina come eroine di loro stesse.

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