All in: come i limiti della razionalità influenzano la percezione del rischio

La vita di ciascuno è caratterizzata da un susseguirsi continuo di scelte, molte delle quali presentano diversi gradi di rischio e incertezza: decidere se vaccinare o meno un figlio, quale polizza assicurativa adottare, se investire una somma di denaro in una lotteria con una probabilità di vincita. Quale atteggiamento assumiamo di fronte al rischio? Facciamo le nostre scelte sulla base di un ragionamento razionale che tiene conto di tutte le informazioni a nostra disposizione?

 

 

Lo psicologo israeliano e premio Nobel per l’economia Daniel Kahneman, insieme al suo connazionale e collega Amos Tversky, ha rivoluzionato il concetto di razionalità umana. I due hanno mostrato, attraverso modelli matematici di semplice interpretazione, che il comportamento delle persone di fronte a situazioni incerte è ben diverso da quello del famigerato homo oeconomicus da sempre propugnato in dottrina.

 

Scegliere …

 

“Immagina che gli Stati Uniti si stiano preparando allo scoppio di un’epidemia asiatica che si prevede faccia 600 vittime. Sono stati proposti due piani alternativi per combattere la malattia.

– Se sarà adottato il piano A, saranno salvate 200 persone.

– Se sarà adottato il piano B c’è un terzo delle probabilità che siano salvate 600 persone e due terzi di probabilità che non si salvi nessuno.

Quale dei due piani adotteresti?” (Kahneman, 2012 pp. 495).

 

Se preferisci adottare il “piano A” la tua risposta corrisponde a quella del 72% del campione intervistato da Kahneman e Twersky (1984). Immagina ora di dover scegliere tra queste due nuove alternative:

 

“- Se sarà adottato il piano C, moriranno 400 persone;

– Se sarà adottato il piano D, c’è un terzo di probabilità che nessuno muoia e due terzi che muoiano 600 persone.

Quale dei due piani preferiresti?”

 

Se preferisci adottare il piano D la tua risposta corrisponde a quella del 78% del campione.

 

Ciò dimostra che la maggior parte dei partecipanti allo studio non si rende conto che l’opzione A e l’opzione C sono equivalenti da un punto di vista matematico: in entrambi i casi c’è la certezza che 200 persone sopravvivono e che 400 muoiono. E allora, perché le persone tendono, poste di fronte a opzioni identiche di uno stesso problema, a dare risposte diverse?

 

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L’avversione al rischio

 

Come abbiamo visto, la maggior parte delle persone, senza pensarci troppo, preferisce adottare il piano A e salvare con certezza 200 persone. Questa tendenza, denominata “avversione al rischio” venne individuata dal fisico e matematico Daniel Bernoulli nel 1738.

 

L’avversione al rischio è ciò che spinge le persone a non voler assumere rischi in situazioni dove i risultati non sono certi e pertanto preferiscono fare scelte giudicate sicure (probabilmente, questo comportamento ha origini evolutive e ha permesso agli esseri umani di sopravvivere nei millenni). Anche quando il valore atteso della scelta sicura è inferiore, le persone pagano un premio per evitare l’incertezza. Per spiegare il concetto dell’avversione al rischio utilizziamo un altro esempio:

 

“-  Hai la possibilità di ricevere 80 euro;

– Hai l’80% di probabilità di vincere 100 euro e 20% di vincerne 10.”

 

Quasi tutti preferiscono la prima scelta, quella sicura, nonostante il valore atteso della seconda opzione sia maggiore (0,8 *100 + 0,2 * 10 = 82 euro). Bernoulli dimostrò così che le nostre scelte non si basano sui valori monetari (valore atteso), ma sull’utilità psicologica delle opzioni.

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Dall’avversione al rischio alla teoria del prospetto

 

Se l’avversione al rischio è in grado di spiegare la preferenza per l’opzione A (salvare sicuramente 200 persone), rispetto alla B, fallisce nello spiegare la preferenza della risposta D rispetto alla C.

 

Ed è in questo vuoto “teorico” che interviene la teoria del prospetto (The Perspective Theory), lavoro che portò, nel 2002, Kahneman alla vittoria di un premio Nobel per l’economia. Oggi, lo psicologo è considerato il padre dell’economia comportamentale.

 

La teoria del prospetto si fonda sull’idea che è spesso possibile interpretare un dato problema in più di un modo. Una scelta razionale richiede che cambiamenti nella formulazione (linguistica) di un problema non si riversino sulla preferenza tra le opzioni.

 

Tuttavia, a causa dell’imperfezione della percezione umana, cambiamenti della prospettiva spesso influenzano la desiderabilità delle opzioni. Come abbiamo visto in precedenza, Kahneman e Tversky ottennero sistematici cambiamenti delle preferenze alla variazione della formulazione del problema, o di quello che la psicologia definisce il “frame”.

 

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Quattro caratteristiche cognitive che influenzano le nostre scelte

 

Gli autori individuarono alcune caratteristiche cognitive che svolgono un ruolo essenziale nella valutazione dei risultati finanziari, e sono comuni a processi di percezione, giudizio ed emozione.

 

  1. Le persone percepiscono le diverse opzioni in termini di guadagni o perdite rispetto a un punto di riferimento neutro. Per capire meglio questo aspetto, torniamo al nostro esempio. Le potenziali vittime della malattia asiatica sarebbero 600, tuttavia, quando le opzioni vengono lette, il dato di partenza diventa secondario. Se i rispondenti avessero prestato maggiore attenzione al punto di riferimento, si sarebbero resi conto facilmente dell’equivalenza dell’opzione A e C.
  2. La risposta alla perdita è più estrema rispetto alla vittoria. Il dispiacere che deriva dalla perdita di una somma di 1000 euro è generalmente maggiore rispetto al piacere associato alla vittoria della stessa somma di denaro.
  3. Accendere una luce debole ha un grande effetto in una stanza buia, mentre lo stesso incremento non viene forse nemmeno rilevato in una stanza ben illuminata. Analogamente, la differenza soggettiva tra 100 e 110 euro è molto più piccola della differenza tra 10 e 20 euro.
  4. Quando una perdita sicura è messa a confronto con una perdita più grande, che è solo probabile, le persone sono più propense a fare scelte rischiose. Ecco perché tra la morte certa di 400 persone e un terzo di probabilità di salvare tutti, si sceglie l’ipotesi rischiosa.

 

I primi tre principi sono illustrati nella cosiddetta “bandiera della teoria del prospetto”. La forma a S della curva rappresenta una sensibilità decrescente sia per i guadagni sia per le perdite. Tuttavia, le due curve della S non sono simmetriche: infatti, quella presente nel dominio delle perdite è molto più ripida. Sull’asse delle ascisse è rappresentato il valore economico oggettivo delle vincite e delle perdite mentre sull’asse delle ordinate è rappresentato il valore psicologico positivo (+) e negativo (-).

 

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Il paradosso dell’Equity Premium Puzzle

 

Un fenomeno che ha suscitato perplessità nel campo della Finanza Comportamentale è conosciuto come “Equity Premium Puzzle”. Questo paradosso consiste nel fatto che gli investitori richiedono un rendimento eccessivamente alto sui titoli azionari rispetto ad altri strumenti finanziari percepiti come più sicuri. Una delle teorie che meglio spiega questo fenomeno è quella di Avversione al Rischio Miopica (“Myopic Loss Aversion”, Benartzi et all., 1995) che si rifà primariamente al concetto di Avversione alle perdite nel breve periodo, proprio della Prospect Theory.

 

Prospect Theory come possibile spiegazione

 

Questo paradosso non è più tale se si suppone che gli investitori abbiano una elevata avversione al rischio e un orizzonte di investimento inferiore a 12 mesi, considerato particolarmente breve in Finanza. Questa combinazione descrive l’eccessiva paura da parte dell’investitore di realizzare molteplici perdite, anche di piccola entità, rispetto a guadagni potenzialmente maggiori nel medio-lungo periodo.

 

L’avversione per l’incertezza sull’esito di un investimento lascia spazio a crescenti rimorsi per aver compiuto o meno un’azione come, ad esempio, non avere venduto un titolo il cui valore è poi crollato in borsa. Questo trova riscontro nella forma della funzione di utilità mostrata in precedenza, dove la maggiore ripidità della curva nel dominio delle perdite evidenzia il maggior peso psicologico nel perdere 500€ rispetto a guadagnarne altrettanti.

 

La preferenza per il rischio

 

La teoria del prospetto getta luce sui processi psicologici che influenzano e guidano implicitamente le nostre scelte. Uno dei risultati più preoccupanti è la tendenza dell’individuo a diventare più propenso al rischio all’aggravarsi delle perdite. Questo spiega, per esempio, perché è difficile smettere di giocare al casinò quando si è in perdita. Se il giocatore ha perso una data cifra di denaro, si troverà di fronte alla scelta tra smettere, rendendo sicura la perdita, oppure continuare a giocare sperando di ridurre o azzerare le perdite, ma correndo il rischio di incrementarle (Tramontana, 2016).

 

Inoltre, la teoria del prospetto potrebbe spiegare anche alcuni recenti risultati elettorali che vedono la vittoria di candidati definiti “populisti”. Ciò che accomunerebbe tali politici è l’essere del tutto imprevedibili: insomma, una scommessa.

 

In un mondo di scontenti è molto probabile che per molti le elezioni abbiano rappresentato una scelta tra una perdita certa e una scommessa, che se persa potrebbe portare a danni catastrofici, ma se vinta potrebbe invertire la tendenza al peggioramento delle cose, anche se improbabile.” (Tramontana, 2016).

 

Secondo Khaneman, le politiche e le istituzioni, di fronte a tali evidenze, hanno la responsabilità di aiutare gli “Umani” a prendere scelte più razionali. Alcune strategie potrebbero essere il “reframing”, ossia riformulare la presentazione di un problema al fine di modificarne la percezione e il significato, e allenare il “pensiero lento” degli “Umani” tramite un’educazione alla logica e alla matematica.

 

Bibliografia

  • Benartzi, Shlomo, and Richard H. Thaler (1995). “Myopic loss aversion and the equity premium puzzle.” The quarterly journal of Economics 110.1. 73-92.
  • Kahneman, D. (2012). Pensieri lenti e veloci. Edizioni Mondadori.
  • Kahneman, D., & Tversky, A. (1984). Choices, values, and frames. American psychologist, 39(4), 341.
  • Tramontana, F. (2016): Trump e la teoria del prospetto. MATEpristem, Università Commerciale Bocconi  http://matematica.unibocconi.it/sites/default/files/TP_Trump.pdf

 

Francesca Amenduni ©

 

Alessio Pastore

Laurea specialistica in Finanza alla Durham University Business School. Attualmente lavora in Fixed Income Algorithmic Trading per Credit Agricole Investment Bank. I suoi interessi spaziano dalla Finanza quantitativa a quella comportamentale, in particolare l’influenza della sfera emotiva sulle decisioni di investimento.

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Francesca Amenduni

Classe 92, laureanda in "Formazione e Gestione delle Risorse Umane". Gli ambiti di interesse professionale e di ricerca riguardano: identità, gruppo e comunità; informal learning; uso delle nuove tecnologie per la Gestione delle Risorse Umane. La scrittura online è lo strumento che utilizza per diffondere conoscenza specialistica e destrutturare lo stereotipo della psicologia da talk show.

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