Atto I

<Eclèttico (raro ecclèttico) agg. e s. m. (f. -a) [dal gr. ἐκλεκτικός «che trasceglie», der. di ἐκλέγω «trascegliere»] (pl. m. -ci).
Chi, nell’arte o nella scienza, non segue un determinato sistema o indirizzo, ma sceglie e armonizza i principî che ritiene migliori di sistemi e indirizzi diversi
Dizionario Treccani

ATTO I: Eclettismo Esistenziale
Capita alle volte di affacciarsi al baratro della passione, della sintesi delle intenzioni, della compiutezza dei confini, della rotondità perfetta della comprensione dei moti dell’animo che porta alla quadratura della realtà. Questa quadratura è criptica e abissale nella sua profondità di spirito, ma è prodotto della mente e quindi definibile in alcune forme superiori di arte che sono espresse al massimo dalle persone che posseggono le qualità, in parte innate, fondamentali per la massima espressione di questa arte. Queste persone sono donate di una lucidità e di un tocco che indagano appieno le potenzialità di un certo mezzo per rendere al massimo la sua capacità espressiva, per trasformare, quindi, questa potenza in atto. La quadratura della realtà si realizza in forma cinematografica grazie ad uno dei geni indiscussi del XX secolo: Stanley Kubrick.
Kubrick, oriundo del Bronx, nasce il 26 Luglio del 1928. Fin dalla sua giovinezza si appassiona all’arte della fotografia e diviene un notevole scacchista e un accanito lettore. Queste sue passioni rappresentano il prodromo delle sue future qualità da regista, sceneggiatore, produttore, direttore della fotografia, montatore, scenografo, creatore di effetti speciali.

L’OSSESSIVO STUDIO DELLA FOTOGRAFIA
La passione per la fotografia (esercitò la professione per anni per la rivista Look) di Kubrick incontra e si integra ben presto con la sua personalità ossessiva. Da questo incontro nasce un sempre più crescente e morboso bisogno di studiare nel dettaglio ogni inquadratura, tutti gli effetti di luce (le sue incredibili intuizioni sull’uso della luce emergono già dal film “Il bacio dell’assassino” del 1955) e di prospettiva, e in generale la composizione formale della scena che rende ogni fotogramma denso di significato (esplicativi gli affreschi meravigliosi del film “Berry Lyndon” del 1975).

IL CONTROLLO MANIACALE DELLA PRODUZIONE
La sua bravura come giocatore di scacchi è indicativa a sua volta di un altro suo aspetto della sua personalità. Il controllo. Oltre a questo suo bisogno intrinseco di avere sempre l’ultima parola sul suo lavoro (bisogno emerso soprattutto dopo la realizzazione di “Spartacus” del 1960 durante la quale le richieste di Kubrick si dovettero scontrare con quelle di Kirk Douglas, protagonista, produttore e produttore esecutivo della pellicola) Kubrick manifestò sempre la necessità di rendere plastici i tempi con cui avveniva la realizzazioni delle suo opere. La sua capacità innovatrice nell’uso della macchina da presa per creare sensazioni a tutto tondo permeate da tre componenti fondamentali quali immagine, musica e tempi richiedeva una pianificazione e una sorta di maieutica attraverso la quale il mezzo cinematografico produceva effetti e performance mai viste prima in celluloide.

IL TEDIO PER L’INFORMAZIONE CANONICA
Durante tutto il suo percorso scolastico Kubrick visse con estremo disinteresse la cultura sterile oggetto di insegnamento della scuola americana durante gli anni 40 e 50. Questo suo disinteresse per le “materie scolastiche” era però contrapposto ad un incredibile interesse per altre fonti di accesso alla cultura. Fin dalla sua giovinezza fu un accanato lettore di romanzi e riviste e guardava anche con estremo fascino all’arte del manga e del fumetto (apprezzava molto l’opera del mangaka Osamu Tezuka). Questo suo grande interesse per la lettura si riscontra successivamente se si osservano tutte le ispirazioni dei suoi film. Quasi ogni sua opera è infatti tratta da romanzi che aveva letto, romanzi che diventavano dei grandi libri di appunti dai quali traeva ispirazione per la realizzazione di ogni film.

L’ECLETTISMO
Stanley Kubrick più di chiunque altro nel suo campo artistico e non rappresenta una figura chiave per la perfetta integrazione fra etica ed estetica, sfuggendo così alla facile tentazione di esprimere una morale. Integrazione nata dalla estrema sintesi di traiettorie diverse e multiformi che il Maestro ha saputo ogni volta piegare ai suo scopi per plasmare ogni volta qualcosa di mai visto e mai concepito.
Nei prossimi appuntamenti tenteremo di analizzare tutte queste traiettorie affacciandoci in pieno al mondo del cinema di Stanley Kubrick sempre con atto di riverenza e passione per opere immortali e pietre miliari della culture del XX secolo.

Nunzio Langiulli

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Autori Freelance

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