“Babadook”: un horror da interpretare

ATTENZIONE: questo articolo contiene spoiler!
“Profondamente disturbante”. Ecco come Stephen King ha definito “Babadook”, opera prima della regista australiana Jennifer Kent.
“Babadook” è, a mio parere, un horror “diverso”, che pur vertendo su stereotipi e cliché tipici del genere, attribuisce loro una connotazione nuova, un valore metaforico. Per poter comprendere tale valore è fondamentale focalizzarsi sulla trama del film: Amelia è una giovane vedova alle prese con un figlio “problematico”, Sam, un bambino di 6 anni convinto di essere perseguitato, insieme a sua madre, da spaventosi mostri. Quando Amelia legge al figlio la storia di Mister Babadook, un terrificante “uomo nero”, Sam identifica in questo la terribile minaccia che incombe sulla sua famiglia e cerca di convincere di ciò anche sua madre. Progressivamente la stessa Amelia inizierà ad avvertire l’inquietante presenza di Mister Babadook.

Il nucleo centrale del film risulta essere il rifiuto. In primo luogo, Amelia rifiuta suo figlio, il suo modo di essere e di comportarsi. La mancata accettazione che la donna nutre nei confronti del piccolo Sam e che cerca di reprimere e tenere celata, viene però, in più occasioni ed in modi differenti, esplicitata. In un momento di totale esasperazione, per esempio, la protagonista urla al bambino: “Ma perché tu non puoi essere normale?”.
Il rifiuto del figlio è indissolubilmente legato alla morte del marito, avvenuta in un incidente stradale proprio in circostanza della nascita di Sam; in virtù di questa connessione, il compleanno del bambino non viene festeggiato durante il giorno della sua effettiva nascita. Pur essendo trascorsi sei anni dal traumatico evento, la donna non ha ancora elaborato il lutto, i sentimenti di dolore e sofferenza vengono repressi, dimostrando di non accettare la morte dell’uomo amato.
Testimonianza della centralità del tema della mancata accettazione risiede nella conclusione del film: il fatto che Amelia nutra quotidianamente Babadook indica la piena accettazione dell’esistenza di questo, a cui corrispondono l’elaborazione della morte del marito e l’accettazione del figlio Sam. Accettare Babadook, dunque, significa per Amelia accettare aspetti della sua vita che rifiutava e sentimenti che non avevano sfogo.
Importante sottolineare un particolare del film che ho trovato molto interessante: la fonte di terrore per Sam e sua madre è quello che apparentemente sembrerebbe un libro per bambini. Paradossalmente quindi, ciò che dovrebbe rasserenare i bambini ed accompagnarli nel sonno, si rivela un “bad book” che racchiude un essere terrificante e minaccioso: Mister Babadook, “l’uomo nero”.

Valeria Biffi

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Autori Freelance

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