Bisogno di appartenenza ed esclusione sociale

Perché è importante avere relazioni sociali significative? Che differenza c’è tra l’esclusione sociale attiva e quella passiva? Leggi questo articolo per saperne di più!

 

“L’uomo è un animale sociale.”

Politica –Aristotele

 

Già Aristotele, con questa citazione, voleva sottolineare, nel IV secolo a.C., l’importanza della sfera sociale all’interno della vita di ogni individuo. Secondo Darwin, si tratta di un istinto primordiale funzionale alla sopravvivenza; secondo Freud i sentimenti sociali nascono durante l’infanzia con il rapporto fraterno e la gelosia per la propria madre.

 

Ognuno di noi, per vivere una vita serena e felice, deve sentirsi parte di un gruppo sociale. Il bisogno di appartenenza è un bisogno psicologico fondamentale, la cui mancanza produce numerosi effetti negativi.

 

Uno degli psicologi più famosi che ha parlato del bisogno di appartenenza è Maslow.  Nella sua nota piramide dei bisogni egli afferma che gli individui soddisfano questi stessi bisogni in senso ascendente, e solo dopo aver soddisfatto quelli  alla base della piramide potranno passare ai successivi, fino ad arrivare al vertice, che coincide con l’autorealizzazione completa dell’individuo.

 

Grazie alla motivazione e ad altre qualità che, secondo Maslow, sono innate, come il desiderio di eccellere e di autorealizzarsi, costui raggiungerà l’apice della piramide.  Il bisogno di appartenenza segue solamente i bisogni fisiologici (respirare, bere mangiare, dormire) e quelli di sicurezza (salute e sicurezza fisica e materiale) e, dunque, risulta essere un bisogno indispensabile, non solo per la serenità, ma anche per il successo della persona. Per Maslow, esso si riferisce alla tendenza allo stare insieme: in gruppi che sostengano emotivamente, soprattutto quando l’identità  non è ancora solida.

 

 

Ma il vero e proprio avvio degli studi sul bisogno di appartenenza (The need to belong) è avvenuto nel 1995, quando Roy. F. Baumeister e Mark R. Leary scrissero un articolo dal titolo “The Need to belong: Desire for interpersonal attachments as a fundamental human motivation”. Secondo l’ipotesi di appartenenza (Belongingness hypothesis) le persone creano prontamente delle relazioni sociali in più condizioni e resistono alla dissoluzione dei legami esistenti.

 

L’ipotesi di appartenenza presuppone:

  • Elementi quantitativi: ovvero un numero di connessioni sociali (significative) che sia maggiore di 1;
  • Elementi qualitativi: non basta solo il numero delle connessioni sociali. Queste devono essere positive e durature.

 

La mancanza di relazioni sociali significative è correlata a vari effetti negativi sia sul piano della salute, sia dell’autoregolazione e del benessere. Nei casi più gravi, l’individuo può sperimentare sulla sua pelle l’esclusione sociale, ovvero l’esperienza di essere messo da parte fisicamente o emotivamente.

 

L’esclusione sociale si divide in:

  • REJECTION: ovvero esperienze in cui l’individuo viene rifiutato attivamente e direttamente dal gruppo;
  • OSTRACISM: ovvero un rifiuto sociale passivo, in cui si viene semplicemente ignorati.

 

Quando l’ostracismo persiste nel tempo si parlerà di esclusione sociale cronica.

Ci sono varie teorie e modelli legati all’esclusione sociale: alcuni, definiti “Modelli della detection”, si riferiscono alla capacità del soggetto di individuare i segnali dell’esclusione sociale, e sono, dunque, importanti per attuare strategie utili a reagire alla minaccia.  Essi sono, ad esempio, la “Sociometer theory” , il “Temporal Needs- Threat Model, il  “Multimotive Model” e il “Self control streght model” o modello idraulico.

 

 

Si analizzano le varie fasi dell’esclusione sociale, come quella di individuazione, quella delle risposte immediate (e quindi, del dolore conseguente all’esperienza di ostracismo o rejection), quella di riflessione e, infine, quella di rassegnazione, quasi sempre legata all’esclusione sociale cronica, in cui l’individuo può sfociare nell’alienazione o nella depressione. Altri modelli si riferiscono all’autostima dell’individuo, correlata alla quantità e alla qualità delle relazioni sociali.

 

È emerso che l’esperienza di ostracismo e la percezione di essere invisibili risulta essere molto più dannosa e dolorosa a livello psicologico del rifiuto sociale attivo. Questo perché l’individuo si sente disumanizzato: l’ostracizzato arriva a giudicare non solo sé stesso, ma anche i soggetti ostracizzanti, come esseri meno umani, cioè come meno dotati di quelle caratteristiche e attributi giudicati fondamentali nel definire l’idea di “natura umana”.

 

Bibliografia:

Baumeister, Roy F.; Leary, Mark R. (1995) “The need to belong: “Desire

for interpersonal attachments as a fundamental human motivation” Psychological Bulletin, Vol 117(3), May 1995, 497-529.

Maslow A. (1954) “Motivazione e personalità” Armando editore.

 

Ezia Quarto

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Ezia Quarto

Ezia Quarto

Dottoressa in Scienze e Tecniche Psicologiche. Psicologia, sport, libri, musica, amicizia e viaggi (a volte solo mentali) sono bisogni primari. In un'eterna lotta tra istinto e razionalità.