Carcere: quanto ne sappiamo?

Preambolo: nel linguaggio comune si è soliti parlare di carcere senza sapere che è un termine piuttosto gergale che può avere un’ampia gamma di interpretazioni/significati.
Gli istituti di pena si distinguono in:

  • Casa Mandamentale: vi sono detenute le persone in attesa di giudizio per reati lievi, oppure condannate a pene fino a un anno (quasi tutti questi tipi di istituti sono stati dismessi).
  • Casa Circondariale: vi sono detenute le persone in attesa di giudizio o con pene non superiori ai 5 anni.
  • Casa di reclusione: gli isitituti adibiti all’espiazione delle pene. Il “vero e proprio” carcere.

La legislazione vigente negli istituti è l’Ordinamento Penitenziario, Legge n°354 del 1975 e il d.p.r 30 giugno 2000.
Anche la nostra Costituzione, quale norma fondamentale dello Stato, interviene in materia penitenziaria disciplinando l’importanza della pena all’art. 27 comma 3:

“Le pene non posso consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”.

Infine è fondamentale ricordare che gli istituti penitenziari soggiaciono anche a fonti di carattere sovranazionale come la “Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo“, il “Patto internazionale sui diritti civili e politici“, la “Convenzione contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti” e la “Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali“.
Il mondo del carcere, delle case circondariali e mandamentali è sconosciuto a molti, direi troppi. La definirò realtà carceraria.
È una realtà perché nonostante le distanze culturali che la separano dalla realtà odierna vissuta dall’uomo comune, esiste ed è concreta e di certo non piacevole come possa sembrare.
Mi è capitato più volte di entrare e osservare la casa circondariale di Torino, non per misure restrittive, si intenda, ma grazie all’attività universitaria.
Proverò a sfatare, in particolare, due dei miti riguardo la realtà carceraria.

“I carcerati non fanno niente tutto il giorno”- Primo luogo comune.

Lavoro: secondo l’articolo 15 comma 2 dell’Ordinamento Penitenziario “ai fini del trattamento rieducativo, salvo casi di impossibilità, all’internato è assicurato il lavoro“.
I detenuti, tramite lunghe e burocratiche liste, possono accedere al lavoro intra-murario. Sì, in carcere si lavora e, contrariamente al pensiero comune, c’è molto interesse ad ottenere un lavoro, più di quanto si possa desiderare all’esterno. Perché il tempo a disposizione è tanto, infinito.
Ci sono due grandi categorie di lavori. Quella dei così detti “lavori domestici” che ricomprendono gli addetti alla lavanderia, i giardinieri, gli idraulici, gli imbianchini, i cucinieri, i barbieri, ecc.
E l’altra categoria delle così dette “lavorazioni“, cioè la produzione di beni o servizi organizzata all’interno degli istituti da soggetti pubblici o privati.
Nella casa circondariale di Torino c’è un’officina meccanica, una falegnameria, un panificio e la torrefazione di cioccolato e caffè.
Insomma la possibilità di lavorare c’è, ma i detenuti sono molti di più dei posti di lavoro a disposizione.

“I detenuti stanno bene, hanno tutto gratis”- Secondo luogo comune.

I detenuti che lavorano hanno uno stipendio che confluisce in un conto corrente. I soldi, materialmente intesi, non sono ammessi all’interno del carcere. Il denaro a disposizione sul conto corrente viene utilizzato per fare la spesa all’interno del carcere, per acquistare il vestiario dallo spaccio carcerario, per effettuare le telefonate agli avvocati e ai familiari.
Sarebbe lungo e articolato spiegare l’argomento denaro nei minimi dettagli, mi basta trasmettervi il concetto che anche in carcere, tutto ha un costo, compreso il materiale per scrivere una lettera.
I due grandi luoghi comuni sopra smontati non sono gli unici, sia chiaro! Sono solo i più facili e diretti che si possano elargire, perché purtroppo non conosciamo cosa c’è dietro le alte cinta murarie. Il carcere è lì, ma non ce ne rendiamo nemmeno conto. Queste strutture sono spesso al confine con la città industriale, a volte inglobate. Ma in questi casi, mi vien da dire, che non vediamo al di là del nostro naso.
C’è ignoranza diffusa su questo argomento ed io, avendolo visto con i miei occhi, non riesco ad accettarlo, perché non sto parlando di qualcosa al di là del conoscibile e dello spiegabile, nè di un satellite sulla luna (di cui paradossalmente sappiamo di più), nè sto parlando della vita ultra terrena.
Sto parlando del pianeta terra, di quell’edificio con mura alte e grigie che tutti abbiamo visto ma che preferiamo oltrepassare con lo sguardo, senza pensare che all’interno ci sono, che ci piaccia o meno, esseri umani, proprio come noi.

Bibliografia:
-“Giustizia penale e servizi sociali”-G.Neppi Modona, D.Petrini, L.Scomparin

Elena Modesta Rossi

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Elena Modesta Rossi

Elena Modesta Rossi

Laureata in Scienze dell'investigazione presso l'università degli studi dell'Aquila e attualmente iscritta alla Laurea Magistrale di Psicologia Criminologia e forense presso l'università di Torino. Oltre a tentare di risolvere crimini e fare esami, passo il tempo tra uno sport e uno sparo!