Castelli emotivi

“A volte le parole non bastano. E allora servono i colori. E le forme. E le note. E le emozioni.”
(A. Baricco, Castelli di Rabbia)

Gli istanti che compongono la nostra vita hanno corpo e spessore perché emozionalmente carichi.
Le emozioni, la penna della nostra mente, animano i ricordi registrati e conservati nella nostra memoria, in modo da poterli differenziare anche a seconda delle sensazioni provate in quel preciso istante. Le emozioni non danno vita solo ai nostri ricordi, ma alle nostre azioni, alle nostre relazioni, determinano reazioni. Le poesie, i drammi, le commedie e l’arte veicolano emozioni. Ne siamo dominati. Tuttavia, questo è l’aspetto più complesso delle emozioni. Ne esperiamo quotidianamente la loro componente più evanescente ed incorporea, ma quali sono i processi coinvolti alla base? Da cosa nascono le emozioni?
Le emozioni non sono scatenate dall’evento direttamente, ma dall’interpretazione che l’individuo ne dà. Stiamo parlando della componente cognitiva dell’appraisal, ossia la valutazione del significato di uno specifico avvenimento; ciò determinerà il modo in cui l’evento verrà elaborato. Sarà così scatenata e generata un’emozione e a questa saranno correlati alcuni specifici mutamenti fisiologici, ad esempio aumenterà probabilmente il battito cardiaco così come la sudorazione. Emerge infine un’improvvisa tendenza ad agire, accompagnata dalla consapevolezza di sentire e provare realmente qualcosa.
Ma si sa, noi donne siamo più emotive. Ed è alla luce di questa credenza che le differenze di genere nell’esperienza emotiva prendono forma; le donne infatti, si concedono un posto all’interno di questo classico stereotipo sessuale, percependosi poi effettivamente come più emotive e più predisposte ad esprimere le proprie emozioni. Una semplice profezia che si autoavvera? Sicuramente le emozioni sono socialmente costruite e noi individui non facciamo altro che sforzarci di regolarle affinché queste siano compatibili con le richieste della nostra società. Quindi se a me donna è “chiesto” di condividere ed esprimere le mie emozioni, diventerò e sarò probabilmente una persona molto emotiva.
E all’uomo cosa è chiesto? Di inibire le proprie emozioni, di non condividerle e non esprimerle alla luce di una specifica prescrizione sociale; si intende precisamente questo con il concetto di emozionalità ristretta maschile (Jansz, 2000). La differenza tra un uomo e una donna nell’ambito dell’emozioni non consiste quindi nella capacità che questi possiedono di provare un qualche tipo di emozione, ma riguarda l’abilità che possiedono nel condividerle ed esprimerle. Ed ecco che le donne, sì, forse sono più emotive.
Le emozioni hanno quindi alcune funzionalità specifiche, ci consentono di prepararci per fronteggiare una situazione specifica, di tessere legami sociali, di intraprendere relazioni vive, e paradossalmente ci consentono di emozionarci ed emozionare: in quanto esseri umani possiamo esprimere qualcosa con parole, con colori, ma più sublime è esprimere ed esprimerci attraverso le emozioni.

Elisabetta Ricciardi

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Elisabetta Ricciardi

Studentessa in psicologia clinica presso l'università degli studi di Bari, neo-laureata in Scienze e tecniche psicologiche. Interessata al teatro e alle poesie.