Centro Pedagogico Upendi: Testimonianza di efficienza pedagogica

Queste righe nascono dalla necessità di considerare apertamente la pedagogia, come disciplina funzionale all’affiancamento di un assetto di stampo prettamente psicologico, che non di rado si impone come sovrano su ciò che rappresenta l’educazione e la formazione degli individui. Mi espongo in quanto studentessa di psicologia che, però, vive da vicino le vicissitudini a cui quotidianamente educatori e pedagogisti vanno incontro per cercare di salvaguardare e affermare la propria credibilità e professionalità. Benché la psicologia sia una scienza fondamentale per la comprensione e lo studio di dinamiche cognitive e comportamentali, che
caratterizzano quotidianamente l’uomo all’interno di contesti sociali, spesso si tende a sottovalutare un versante altrettanto importante quale quello dell’educazione.

Quest’ultima è, infatti, oggetto di studio della pedagogia, la quale, attraverso un approccio cooperativo e volto alla crescita individuale relazionata al sociale, si impegna a fornire, a partire dall’infanzia, gli strumenti necessari allo sviluppo di una sfera emotiva stabile e di valori affini alla cultura di appartenenza, affinché l’individuo possa relazionarsi all’altro nel rispetto delle regole del quieto vivere.

Vi porto, adesso, un esempio concreto di ciò che la pedagogia può fare (e, soprattutto, dare) attraverso particolari strumenti: Upendi. Si tratta di un Centro Pedagogico che utilizza principalmente le arti circensi come metodo educativo. È, nello specifico, finalizzato al recupero
sociale dei minori a rischio, alla promozione della cultura e dell’arte in ogni sua forma, all’aggregazione giovanile mediante attività ludico-ricreative.

Indirizzato perlopiù a bambini e ragazzi, lo studio e l’applicazione delle arti circensi (e quindi la pedagogia del circo) consente ai piccoli protagonisti di conoscere meglio se stessi e gli altri, sviluppando, al contempo, il proprio potenziale e la propria autostima. Infatti, la giocoleria, l’acrobatica, la clownerie sono attività che per il loro fascino attraggono molto l’interesse dei ragazzi; inoltre, essendo discipline che necessitano di rigide regole condivise per essere eseguite, educano a una serie di valori e insegnano varie abilità sociali, che vengono, poi, decontestualizzate e applicate in tutte le dimensioni dell’individuo.
Altro punto cardine del centro è la peer education, nonché l’educazione tra pari, che rimanda a un passaggio di conoscenze, informazioni, emozioni ed esperienze tra persone appartenenti al medesimo status, un rapporto di influenza reciproca che si instaura tra persone appartenenti allo stesso gruppo, dove tra ricevente ed emittente dell’informazione c’è parità di livello culturale o sociale.

Tra le altre attività, anche la clown therapy diventa strumento con infinite potenzialità socio-educative e riabilitative. Si promuove, così, il protagonismo attivo degli adolescenti (e non solo), ed essi vengono percepiti come risorsa e potenzialità. Il Centro Pedagogico Upendi utilizza tutte queste metodologie all’interno di un approccio “alternativo” alla devianza minorile.

Tale realtà, in conclusione, può sottolineare che, in relazione a quello che può essere un singolo caso o un contesto sociale disfunzionale su cui è bene intervenire, l’utilizzo di un approccio psicologico non deve necessariamente escludere il versante pedagogico o viceversa, anzi. È opportuno considerare le due branche differenti sotto più aspetti, tra loro complementari, cosicché ogni figura professionale possa attuare le proprie competenze al meglio in campo personale.

Annamaria Rinaldi

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