Centrum Naturae Interview

In primis presentatevi:

 

Mona Lisa 

“Sono una persona semplice che ha deciso di fare dell’Arte e dell’Arte Terapia – come modalità di sostegno nella relazione d’aiuto – le sue due uniche ragioni di vita.

Come artista visiva, ho scelto di  privilegiare il linguaggio espressivo della performance  e quello  del  Corpo come strumento assoluto di interazione profonda con il pubblico; come arte terapeuta, esercito in contesti delicati e complessi, dove la soglia del dolore psicofisico del paziente è molto alta, proponendo percorsi specifici il più possibile adattati alle esigenze della persona che, di volta in volta, ho il dono di incontrare. Inoltre, insegno in due scuole di Arte Terapia, una a Bologna, l’altra a Roma.”

 

Giovanni

“Il mio essere, la mia ragion di vita, ruota tutta attorno all’arte, sotto diversi aspetti: dalla produzione, termine che potrebbe risultare fastidioso, sino alla condivisione con gli altri, che avviene sin dalla genesi. Sono un performer, lavoro con il mio corpo e, inoltre, gestisco uno spazio no-profit che è una residenza per gli artisti nelle Marche: Sponge ArteContemporanea. Il modo in cui lavoro con il pubblico è lo stesso che è stato applicato in questo progetto, perché il luogo da dove parte tutto, in realtà, è la mia casa, della quale ho aperto le porte. Il mio lavoro, oltre a essere condiviso e concepito insieme ad altre figure, verte sempre attorno a delle problematiche sociali, e credo sia importante che l’artista si ritagli uno spazio d’azione nel sociale. Questa è la motivazione per cui le tematiche che ho toccato sono il senso del termine violenza accanto al nome Amnesty International, piuttosto che progettare un lungo cammino insieme ai parenti delle vittime della strage di Ustica, o le problematiche del gender.”

 

 

Prima di parlare di quello che è stato Centrum Naturae, potreste raccontarci del percorso umano e formativo che vi ha portato a concepire questo lavoro?

 

Mona Lisa “Credo siano trascorsi almeno nove anni da quando ho incontrato Giovanni per la prima volta; avevo già sentito parlare di lui da un paio di curatori comuni con i quali, prima di conoscerci, avevamo collaborato separatamente. Trovai, inizialmente, la sua ricerca artistica molto audace e, seppur differente, non potei non prendere atto che, per certi versi, si integrasse perfettamente con la mia.

 

Dopo il primo incontro avvenuto a “Sponge Arte Contemporanea” (PU), quando ne sentiamo la necessità, in modo spontaneo e a seconda dell’urgenza espressiva di entrambi, collaboriamo e trasformiamo emozioni personali molto intime in nuovi progetti, ai quali diamo, insieme, forma  e contenuti teorici su cui riflettere.

 

Così è stato per Centrum- Naturae.

 

Nel caso specifico, vivevamo un momento di grande crisi affettiva e, discutendo sulla diversità e la complessità dell’incontro profondo tra due persone, dalla simbiosi a quelle dinamiche di individualizzazione che danno luogo a tipici meccanismi di difesa nella relazione con l’”altro”, è stato possibile  creare, in nome dell’Amore, al di là dell’orientamento di genere, un’azione che esponesse il Corpo come luogo d’incontro sacro e profondamente laico, nella complessità della sua dimensione più prettamente spirituale  e al tempo stesso carnale.

 

Credo, ma immagino che Giovanni confermi, che Centrum Naturae, in fondo, è un atto (un’azione) d’amore.”

 

 

Giovanni – “Centrum Naturae è un lavoro nel quale ho creduto tanto e va al di là della performance. Forse è l’azione con la quale ci siamo messi a nudo nel modo più profondo. In primis: è un progetto che nasce dalla fotografia, o meglio, dal diverso modo di concepirla; per Mona Lisa, la fotografia riguarda ciò che viene dopo la performance, per me, ciò che permette di raggiungere la coscienza della performance.

 

È un progetto che è stato messo su dal Macula (Centro Internazionale di Cultura Fotografica di Pesaro) (….). Vicino a questo progetto, abbiamo deciso di creare una performance per consacrare una sorta di unione tra me e Mona Lisa, tant’è che l’abbiamo quasi definito un “matrimonio dell’arte”, in quanto v’è stata una ritualità nell’avvicinarsi al luogo che apparteneva all’immaginario di altri elementi, piuttosto che la performance stessa.

 

Il luogo, la Chiesa della Maddalena di Pesaro, è un’architettura che ha due elementi fondamentali: un cerchio nella Terra e un cerchio nel Cielo. Io e Mona Lisa abbiamo deciso di raccontare quello che è per noi il corpo, e di condividere con il pubblico in maniera, forse più poetica, il nostro momento di difficoltà amorosa e sentimentale. Tra questi due punti – la Terra e il Cielo – abbiamo deciso di porre il corpo in un luogo sacro, divenendo, quindi, non più un corpo maschile o femminile, ma un corpo assoluto. Questa realizzazione è stata possibile solo grazie all’aiuto del pubblico, il quale è stato parte passiva nella prima parte, e parte attiva nella seconda, con due atti veri e propri: con la porta che s’è chiusa due volte. Nella prima parte dell’intervento il pubblico ha assistito alla creazione di questo corpo unico al centro di questa retta che verte verso la spiritualità e questo corpo è stato generato grazie ad un pigmento nero.

 

Nel momento in cui l’unicum si è creato, il pubblico è stato invitato ad uscire, e solo chi ha prenotato la possibilità di partecipare alla seconda parte è rientrato, decidendo di correre il rischio, coscientemente, di vivere un’esperienza sconosciuta. (…) In questo secondo momento, il pubblico ha trovato me e Mona Lisa nudi, dipinti di nero e stesi a terra, e veniva invitato a creare le nostre impronte e questi teli che ne nascevano venivano posizionati a raggiera attorno ai nostri corpi, azione andata avanti per ore fino a quando non ci siamo (?placati in maniera catartica nel mare di Pesaro?).

 

Il pubblico partecipa dunque attivamente, creando quest’impronta, creando un’icona che rappresenta entrambi i sessi ed entrambi i corpi.”

 

Sembra abbastanza evidente che il rapporto tra psicologia e arte nel vostro percorso e nella performance sia decisamente forte. Che rapporto avete con questa scienza umana?

 

Mona Lisa – “Per quanto mi riguarda, essendo artista visiva e arte terapeuta, la “scienza” della psicologia come modalità di indagine importante di conoscenza, ha avuto e continua ad avere un grande ruolo nella mia ricerca artistica. Sono mesi che rifletto sulla possibilità di mettere a punto, in uno studio strutturato e articolato, una serie di “osservazioni” da presentare e magari da pubblicare. L’idea è quella di proporre un metodo terapeutico efficace da mettere in pratica come sostegno ulteriore nella relazione d’aiuto.”

 

Giovanni – “Per Mona Lisa è sicuramente una parte fondante. Per me non lo è così come per lei, anche se spesso mi viene riconosciuto che questa rientra spesso nel mio lavoro.”

 

 

Dopo aver assistito alla proiezione del cortometraggio riguardante parte di questa performance, sorge immediata la prima domanda: un abbraccio, il corpo dell’altro. Che rapporto si è creato tra voi?

 

Mona Lisa – “Si è venuto a creare nel corso degli anni un rapporto profondo, intimo, empatico di grande solidarietà e rispetto. Non credo sia necessario aggiungere altro.”

 

Giovanni – “Per me Mona lisa fa parte di me in qualche modo. Ci definiamo l’alter ego maschile e l’alter ego femminile l’uno dell’altra. E’ una figura che sento fisicamente molto vicina. Per arrivare all’ esposizione del corpo nudo per tante ore a fianco dell’altro c’è stato un percorso d’abitudine alle nudità reciproche, quindi ci siamo conosciuti, studiati e abbiamo praticato un percorso di conoscenza della nudità dell’altro finchè non si è arrivati ad una completa serenità della nudità dell’altro. L’esserci vicini, l’essere presente di Mona Lisa, quando il mio corpo era nudo, in quel contesto era già stato già digerito: era divenuto familiare, naturale ed importante.”

 

 

Che rapporto vi è stato con il pubblico durante la performance? Sembra abbastanza evidente il rapporto tra catarsi ed esperienza dell’altro in questa vostra opera.

 

Mona Lisa – “Effettivamente, quello della catarsi attraverso l’accoglienza dell’ “altro” è un aspetto molto significativo delle nostre indagini artistiche individuali  e che in Centrum Naturae  viene amplificato solennemente.

 

La performance, come avrai certamente notato, è strutturata infatti in due momenti differenti e interdipendenti. Nel primo momento desideravamo creare uno spazio intimo dove proporre davanti a un pubblico più ampio l’esperienza dell’incontro profondo con il prossimo nelle azioni del guardarsi e dell’abbracciarsi. Si trattava di un abbraccio e di uno scambio di sguardi totale in cui noi eravamo spogliati e svelati non solo dei nostri indumenti ma anche di ogni difesa e resistenza psichica. E’ solo quando ciò accade che è possibile vivere una trasformazione emotiva reale dentro di noi.

 

Nel secondo momento, offrendo i nostri Corpi al fruitore, abbiamo lasciato che fossero le persone a fare un’esperienza intima di questa dimensione, che poteva diventare un’occasione per riflettere, magari nei giorni a seguire, su se stessi e il proprio modo di vivere la relazione con il mondo, in tutti i sensi.”

 

Giovanni – “Nella prima parte non mi sono reso conto della presenza del pubblico – c’è un frame iniziale (del corto n.d.a.) in cui si percepisce un’energia, ma il focus è il corpo dell’altro. Nella seconda parte il pubblico è stato fondante perché l’opera si è creata grazie a loro.

 

Ci sono dei momenti in cui ricordo in maniera nitida le mani dell’altro su di me, il loro peso, i loro gesti. Attraverso la diversa gestualità ho percepito in parte la persona dietro quest’azione. CI sono state persone vicine, e lì è stato in qualche modo più difficile, perché ho sentito la percezione dell’azione nell’altro. Questo è stato più sofferente e faticoso da sostenere.

 

Come tutte le performance, quello che si va a prendere è l’altro, e in questo caso la parte più intima, e forse più difficile, di cui ce ne facciamo carico per delle ore: diventa un percorso di meditazione su noi stessi grazie alla presenza dell’altro. Può anche apparire una sorta di percorso terapeutico – così come è stato in questo caso – e lo trovo simile al viaggio spirituale dell’Abramovic in Sud America (ripreso nel film The space in between: Marina Abramović and Brasil (2016) di Marco del Fiol).”

 

 

La vostra opera si inserisce all’interno di un contesto molto più ampio: il festival Gender Bender (a Bologna dal…al…). Per quel che riguarda il discorso contestuale, cosa credete che questa performance possa apportare al grande campo di studi sul genere?

 

Mona Lisa “Non so se Centrum Naturae abbia apportato un contributo ulteriore al complesso campo di studi sul genere, mi auguro però che abbia suscitato emozioni, perché il Corpo in generale lo si ritiene una cosa acquisita, scontata, ma non è detto che gli si dia il giusto valore considerandolo come lo strumento più potente e vitale di comunicazione in nostro possesso.”

 

Giovanni – “Nel modo più naturale possibile. Si può inserire come no. L’elemento fondante in questo lavoro e non credo che aggiunga niente di nuovo è la creazione di un corpo senza sesso, un corpo non erotico ma un corpo che è un corpo spirituale, ma che è un corpo che si evolve dalla sessualità e anche dall’erotismo e diventa qualcos’altro e qualcosa di più importante.

 

Personalmente penso che ad un certo punto di riflesso l’eros mi annoierà, mi stuferò e ne farò totalmente a meno.”

 

Ovviamente ringraziamo i due artisti che si sono gentilmente offerti al rispondere a queste poche domande che costituiscono una presentazione ed un invito a seguire il loro lavoro e il loro percorso.

 

Alleghiamo qui i loro web-profiles:

Giovanni Gaggia: http://www.giovannigaggia.it

Mona Lisa Tina: http://www.monalisatina.it

Qui invece è presente il sito di presentazione del festival “Gender Bender”: http://www.genderbender.it

 

<Vi invito a passarmi foto ed eventuali contenuti aggiuntivi che vorreste far apparire come intermezzi dell’intervista>

 

Grazie mille 🙂

 

Michele di Stasi

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Michele DI Stasi

Michele DI Stasi

Classe 1993. Laureato in Scienze e Tecniche Psicologiche, attualmente studia Scienze Sociali Applicate presso l'università "La Sapienza" a Roma. Appassionato di musica, media, cultura pop, visual e virtual cultures, immaginario collettivo e individuale. I suoi interessi disciplinari comunicano continuamente tra di loro: sociologia dell'immaginario, mediologia, semiotica, sociosemiotica e studi sulle culture urbane sono i suoi campi d'interesse.

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