Il cervello: un alleato nella “libertà di essere diversi”

Assodato che il nostro codice genetico sancisce la nostra appartenenza al genere umano, non possiamo non notare la diversità che intercorre tra una persona e un’altra. Alla base della nostra individualità, il fattore genetico è indiscusso e ne costituisce il primo sostrato; a questo si aggiungeranno le numerose interazioni con l’ambiente che l’individuo esperirà nel corso della sua vita. Adottando un approccio biopsicosociale si può esordire con la seguente affermazione:

“dietro la nostra persona si nasconde l’interazione tra geni e ambiente, natura e cultura, stabilità e flessibilità”

[David Myers, 2014]

Un metafora che aiuta a comprendere meglio il significato di quanto detto è stata formulata dallo psicologo Charles L. Brewer: “l’ereditarietà distribuisce le carte, è l’ambiente a giocare la mano”. (Brewer, 1990). E si potrebbe aggiungere che il nostro cervello, grazie alla sua capacità di cambiare continuamente adattandosi all’ambiente circostante, è un alleato in questa libertà di essere diversi.

Un meccanismo biologico proprio del sistema nervoso esemplificativo dell’influenza dell’ambiente sul nostro organismo è la plasticità neuronale, ossia la capacità dei neuroni di cambiare strutturalmente e funzionalmente, in risposta all’esperienza.

Questa proprietà biologica è fondamentale per l’adattamento del nostro comportamento, per l’apprendimento, per i processi di memoria, per lo sviluppo del cervello nei primi anni di vita e la riparazione dello stesso in seguito a lesione (Maffei, 2014).  Pur essendo massima nel periodo critico, ossia nei primi anni di vita, intervallo temporale in cui sono necessarie opportune esperienze affinché si verifichi uno sviluppo adeguato del sistema nervoso, la sua funzione è determinante anche nel corso dell’età adulta, come rilevato da studi neurobiologici pubblicati a partire dagli anni ‘80.

Ma perché il concetto di plasticità neuronale è così affascinante?

Probabilmente perché esso è in grado di offrirci dei gradi di libertà; perché le scelte che compiamo si riflettono in cambiamenti biologici, e non solo in comportamentali: come esordisce il neuroscienziato pisano Lamberto Maffei, l’ambiente diventa cervello (Maffei, 2012).

Per citare qualche studio, una ricerca condotta da Ungerleider ha rilevato un’espansione delle rappresentazioni corticali delle dita in soggetti normali, in seguito a un training in cui dovevano eseguire una sequenza specifica di movimenti delle dita (Ungerleider, 1994). Uno studio più recente, dopo aver analizzato dei guidatori di taxi londinesi che, dovendo sfruttare quotidianamente la loro abilità di orientamento spaziale per spostarsi nelle città, ha confermato questa capacità del cervello: i tassisti hanno mostrato avere una maggior estensione in termini strutturali dell’ippocampo, struttura corticale implicata nella formazione della memoria spaziale. (Wollett e Maguire, 2011).

Il cervello, dunque, si modifica continuamente attraverso l’uso personale che ne facciamo. “Il cervello impara sempre, l’unica cosa che non può fare è non imparare” afferma Manfred Spitzer, professore a Harvard e dirigente della clinica psichiatrica e del centro per le neuroscienze e l’apprendimento dell’università di Ulm (Spitzer, 2013).

“Percepiamo l’ambiente attraverso i sensi e tutto ciò che ci circonda diventa attività elettrica, modificazioni sinaptiche, produzione di mediatori chimici, in una parola diventa cervello, nel senso che ne varia la funzione e se intervengono meccanismi di plasticità che coinvolgono la sintesi delle proteine, anche la struttura”

[Maffei, 2012]

In accordo con gli ultimi studi neuroscientifici, si può affermare che, essendo la percezione il primo step verso l’apprendimento, e quindi verso il cambiamento sinaptico, è di ciò che i nostri sensi esperiscono, e quindi dell’ambiente di cui circondarci, che dobbiamo iniziare a prenderci cura per coltivare la nostra unicità…. anche, o soprattutto, da un punto di vista biologico.

Bibliografia:

Sale, A., Berardi, N. e Maffei L. (2014). Environment and brain plasticity: towards an endogenous pharmacotherapy. Physiological Review, 94, 189–234

Maffei, L. (2012). Plasticità cerebrale: implicazioni per la psicologia. Giornale italiano di Psicologia, pag 491.

Maffei, L. (2011). Libertà di essere diversi. Bologna, Editore: il Mulino.

Ungerleider, L.G. (1994). Transient and enduring effects of experience: Functional studies of visual and motor cortex. Society of Neurosciences, Abstracts, 24

Spitzer, M. (2013). Demenza Digitale. Come la nuova tecnologia ci rende stupidi. Milano, Editore: Corbaccio, pag 12.

Myers, David G. (2014). Psicologia Generale. Un’introduzione al pensiero critico e all’indagine scientifica. Editore: Zanichelli

Woollett K. and Maguire  E.A. (2011). Acquiring “the Knowledge” of London’s Layout Drives Structural Brain Changes. Current Biology.

Arianna Aquaro

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