Che rapporto hai con il tempo?

Il tempo è un mistero che varca i confini di ogni secolo. Ma quanto ne sappiamo in realtà? Ecco il paradosso secondo Zimbardo.

C’era una volta un uomo greco di nome Melisandro, persona coraggiosa e intrepida. Un giorno, sul suo cammino, incontrò Crono, il dio del tempo, che gli disse: “Melisandro, hai un cuore nobile e leale, e per questo voglio premiarti. Ti lascio un dono: ogni volta che vorrai potrai far scorrere più o meno velocemente il tempo. Solo una cosa: fanne buon uso.”
Ogni azione della nostra esistenza è scandita dal tempo. Qualsiasi cosa facciamo, anche lo stesso far nulla, richiede del tempo. Ebbene sì! Il tempo scorre, e lo fa indipendentemente da ogni aspetto umano o catalogabile dalla nostra coscienza. Si potrebbe realizzare quanto esso sia, probabilmente, l’elemento primo che conferisce significato a ogni aspetto presentabile ai nostri occhi. Persino la morte, dai più temuta, e considerata come unico elemento supremo cui non si può sfuggire, è schiava del tempo. Se il tempo non scorresse, non si andrebbe a finire in un oscuro cimitero, tra cumuli di ossa. Allo stesso modo, non vedremmo neanche spuntare il germoglio rigoglioso della vita. Il tempo controlla tutto o, per lo meno, è garante del ciclo di esistenza cui siamo abituati a sottostare.

 

Potrebbe sembrare, a un primo impatto, una versione un po’ catastrofica, con il tempo tiranno e l’umanità sua schiava, ma gli uomini, come la storia insegna, non si piegano facilmente, non l’hanno mai fatto. Si è arrivati, con il tempo, guarda caso, a pensare di poterlo addirittura controllare abilmente. L’umanità ha studiato il tempo, lo ha fatto quasi suo, ha imparato a regolare i ritmi e la propria produzione giornaliera seguendo l’ordine che il tempo ha imposto. Un bell’adattamento, che dir si voglia: millenni di evoluzione dettati da un compromesso tra tempo e ingegno umano. Lo si è fatto nostro, lo si è studiato a fondo, quasi fosse un oscuro scrutare. Einstein ne rilevò la componente fisica della relatività; Dalì spaziò con l’arte e l’estro, regalandoci un’opera di immensa caratura e infinita bellezza; nessuno, però, ne ha mai capito il significato, l’essere stesso del tempo.

 

 

Così dicendo lasciò Melisandro e il suo nuovo potere. Questi decise di provare subito. Disse “Vorrei che fosse già il tramonto, così da arrivare a casa da mia moglie e trovare da mangiare.” E così fu. Il sole diventò rosso e si avvicinò sempre più alla linea dell’orizzonte, dalle case iniziarono a salire scie di fumo e il bosco in cui si trovava l’uomo si riempì di ombre. Melisandro andò a casa e non raccontò niente alla moglie, perché voleva tenersi il dono tutto per sé. La mattina seguente, alzatosi presto per sorvegliare il bestiame, disse: “Oh come sono stanco, vorrei che fosse ancora notte profonda, così da poter dormire ancora un po’.” Così fu e tornò la luna a splendere sui campi

 

La sera seguente, dopo aver svolto tutti i suoi lavori, tornando a casa vi trovò un uomo che chiedeva di essere ospitato per la notte. Lui e la moglie accettarono di tenerlo con loro e quest’ultimo iniziò a raccontare la sua storia, dalle origini fino al suo ultimo viaggio. Melisandro era stanco e si stava annoiando, così disse: “Vorrei che il tempo passasse più veloce, vorrei andare a letto fra poco. Detto fatto. Il viandante smise di parlare e andò a letto.


Passarono molti anni, Melisandro visse la sua vita ricorrendo, nei momenti più tediosi, al suo potere fino ad un giorno di primavera, quando, mentre l’uomo si trovava nei campi, apparve Crono.
Philip Zimbardo, noto psicologo sociale dell’Università americana di Stanford (quello dell’esperimento della prigione, sì, proprio lui!), ha individuato nel tempo la presenza di un enorme paradosso, ovvero la capacità di agire in profondità, con forza, in modo tale da regolare ogni nostra decisione o scelta. Segmentarlo, dividerlo in ore, mesi, giorni, è servito a schiavizzarci. Insomma, abbiamo noi stessi creato un tiranno onnipotente. Il bello è che non ne siamo minimamente consapevoli. L’autore, in un’opera saggistica dal titolo Il paradosso del tempo, spiega per mezzo di un’efficace abilità d’analisi come ognuno di noi tenda a sviluppare e a privilegiare nel corso della sua vita una singola concezione temporale, un particolare orientamento in grado di determinare con buona probabilità il procedere delle nostre singole azioni. Egli, fondamentalmente, individua 6 orientamenti temporali ben diversificati sulla base dei quali siamo soliti dirigere ogni pensiero e azione:

 

  • Passato-negativo (es. “spesso penso a quello che avrei dovuto fare diversamente nella mia vita”);
  • Passato-positivo (es. “mi piacciono le storie che raccontano dei bei tempi andati”);
  • Presente-fatalistico (es. “il destino determina molti aspetti della mia vita”);
  • Presente-edonistico (es. “idealmente, bisognerebbe vivere ogni giorno come se fosse l’ultimo)”;
  • Futuro (es.“rispettare le scadenze di domani e non restare indietro col lavoro è più importante del divertimento di stasera”);
  • Futuro-trascendentale (es. “solo il mio corpo fisico è destinato a morire”).

 

Rinviandovi alla trattazione completa per la spiegazione approfondita di questi orientamenti appena elencati, si potrebbe, qualunque possa essere la visione temporale prediletta e instauratasi negli schemi operativi mentali di ogni persona, desumere da ciò quanto effettivamente il tempo abbia strutturato interamente l’esistenza umana, in ogni ambito e aspetto, in ogni istante. Seppur non sia uguale per tutti, lui c’è per tutti. Scrollarselo di dosso, è  impossibile. Se ci siamo, è per merito del tempo. Che vi piaccia o no, è così, e mentre ci pensate è trascorso dell’altro tempo. Il bello è che possiamo utilizzarlo, poiché ci è dato, ed è anche gratis. Questo non significa affannarsi a non perderlo, perché nell’oggettività delle cose esso trascorre, e credo che questo aspetto sia ben saldo, ormai. Basterebbe coglierne il lato positivo e, se volete, utilizzarlo nella sua pienezza istantanea. Il resto, è tempo perso.

 

Passarono molti anni, Melisandro visse la sua vita ricorrendo, nei momenti più tediosi, al suo potere fino ad un giorno di primavera, quando, mentre l’uomo si trovava nei campi, apparve Crono.
“Melisandro, hai abusato del potere che ti ho donato utilizzandolo solo per te, è ora che me lo riprenda per darlo a qualcuno che ne faccia miglior uso.”
“Aspetta” disse Melisandro ”ti chiedo un’ultima cosa prima di restituirti il potere; fammelo usare un’ultima volta.”
“Però dopo me lo consegnerai senza opporre resistenza.” Disse Crono.
“Certamente” e Melisandro aggiunse “Vorrei tornare al giorno in cui mi è stato dato questo potere.” E così ritornò a quando era ancora un uomo giovane.
Crono, indignato per l’inganno subito, decise di punire, oltre che Melisandro, tutto il genere umano: non diede più a nessuno il potere, anzi, decise che il tempo sarebbe trascorso più velocemente quando ci si diverte o si è in compagnia, e più lentamente quando ci si annoia.

 

 

Bibliografia

Zimbardo P., Boyd J. (2009), Il paradosso del tempo, Oscar Mondadori, Milano.

 

Marco Angelillo

Che ne pensi di questo articolo?

Potrebbero anche interessarti:

Marco Angelillo

Marco Angelillo

Dottore in Scienze e tecniche psicologiche, attualmente studente magistrale in Psicologia Clinica. Con un'innata vocazione per la nullafacenza, lotto e sgobbo affinchè mi sia un giorno riconosciuta. Amo la settima arte, la musica, e me stesso.