Ci basta una sola identità

“Ciascuno di noi […] si crede <>, ma è falso.

Egli è <>, signore, è <>,

secondo tutte le possibilità d’essere che sono in noi:

è <> con questo, <> con quello-

e questi <> differiscono per quanto è possibile.

E questo, al tempo stesso, con l’illusione

di essere sempre <>,

e sempre questo <> che noi crediamo di essere

in tutte le nostre azioni.”

Luigi PIRANDELLO, Sei personaggi in cerca d’autore.

Pirandello non narra il dramma dei loro personaggi, ma il loro tentativo di trovare qualcuno che li rappresenti e che ricostruisca la loro identità. Ognuno incarna una visione diversa dello stesso dramma che ogni personaggio vive con una propria verità, dando voce ad una incomunicabilità che verrà espressa dal Padre al Capocomico attraverso lo spezzone introduttivo dell’articolo.

Una scelta azzardata quella di iniziare con un’opera così famosa, ma anche una scelta tanto consapevole. Pirandello ci riporta una delle più grandi tematiche psicologiche, quella della molteplicità del sé. Lo fa narrandola attraverso una grande consapevolezza letteraria proprio perché, come sostiene Bachtin, la narrativa, più della psicologia, è in grado di raccontare l’animo umano che è indefinito, multiplo e mai perfettamente conoscibile, di riconoscere il diritto dell’uomo di non essere classificato e categorizzato e di poter lasciare nell’ombra una parte di sé.

La molteplicità del sé, raccontata attraverso gli animi dei protagonisti, prende forma nella nostra vita quotidiana, nei nostri diversi contesti sociali, ponendoci di fronte ad un grande interrogativo a cui la psicologia- forse più della narrativa, azzarderei- può dare un senso: ci basta una sola identità?

Siamo sicuri di averne proprio soltanto una? Esiste un’identità di relazione, un rapporto tra noi e il mondo, che ci soddisfa solo in parte. Dentro di noi c’è un’identità più segreta: il nostro esclusivo rapporto con noi stessi, segreto a tutti se non alla nostra consapevolezza. E’ così che affiora la duplicità.

Il termine “identità” fu introdotto nell’ambito degli studi psicosociali da Erik Erikson nel 1968. Il termine indica l’insieme delle dinamiche attraverso le quali le persone raggiungono la consapevolezza di chi sono riconoscendo le costanti che le mantengono identiche a se stesse nonostante vivano situazioni che mutano nel tempo.

Ma in che cosa apparteniamo veramente a noi stessi? Nel nostro patrimonio, nel nostro nome? Non è forse vero che apparteniamo a quello che ci distoglie da noi e ci porta fuori dalla nostra mente? Non è forse vero che obbediamo alle energie psichiche che ci attraversano?

Erving Goffman (La vita come quotidiana rappresentazione, 1969) nella “Metafora del Teatro” sostiene che l’uomo riesca a gestire e cambiare una pluralità di Self fluttuanti e multipli in quanto prodotti non da una qualche attività psichica, ma dagli eventi e dagli scenari sociali nei quali agisce.

Anche in “Espressione ed identità” il punto di partenza concettuale di Goffman è sempre la definizione del sé che non è qualcosa di costruito, sempre identico e durevole nel tempo, ma si forma alla presenza dell’altro e ciò avviene grazie ad una grammatica del comportamento relazionale che è legata ai meccanismi della socializzazione.

Esplorare le vie molteplici dell’identità, le mille strade che attraversano l’anima, per poi definire una forma, un libro, un quadro, una vita. L’identità appare allora come una formazione di compromesso, una scommessa. Il nostro io, nell’essere uomini e artisti, è la parte visibile di un panorama inconscio instabile.

“Egli, Signore, è cento, è mille, secondo tutte le possibilità d’essere che sono in noi.”

L’uomo è mille sfaccettature, mille modi di essere e i molteplici aspetti della sua identità si manifestano nei diversi contesti sociali in cui egli è situato.

Ha ragione Thomas de Quincey quando scrive: “Che cos’è il cervello se non un immenso e naturale palinsesto?”

Palma Guarini

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Palma Guarini

Palma Guarini

Dottoressa in Scienze e Tecniche Psicologiche, studentessa in Formazione e Gestione delle Risorse Umane. Spesso animata da uno spirito polemico ma innamorata del talento, dell'arte e dei sogni.