Come il porno ha invaso il reale

“La pornografia (…) aggiunge una dimensione allo spazio del sesso, lo rende più reale del reale – e questo la priva di seduzione” (Baudrillard, 1997, p.37)

Nel mondo della ricerca spasmodica della profondità, che, almeno nella parte del globo che viene indicata come occidentale, corrisponde all’idea di verità e di realtà, era inevitabile che si arrivasse a cercare di dis-velare il sesso e il corpo, motivazione e richiesta collettiva che hanno portato alla nascita della pornografia.
Ricordo ancora quando, durante una lezione di maniere e pratiche del galateo e del buoncostume, un’insegnante ci raccontò di come, negli anni passati gli abiti femminili giocassero un ruolo molto importante nel campo della seduzione e di come questi influenzassero sia il comportamento “da tenere” per gli uomini che tutta la sfera dell’immaginario erotico.
Ad esempio, basta ricordare che non molto tempo fa il corpo femminile veniva coperto in toto lasciando solo delle piccole zone di pelle nuda, quali ad esempio la caviglia : questa era ritenuta proprio per questo motivo una zona altamente erotica, tanto da influenzare il comportamento maschile. Infatti era buona pratica quello di salire sempre prima delle donne le scale, cosa che avrebbe impedito all’uomo la possibilità di scorgere quel lembo di pelle scoperta.
Tutto l’evoluzione della moda vestimentaria, maschile e femminile, si è giocata su alcuni piani stilistici che sono indubbiamente legati all’immaginario erotico : definizione scultorea degli attributi sessuali (seno, glutei, pettorali, gambe, schiena, torso), riduzione delle zone coperte (emblematici i casi del bikini e della minigonna), giochi di trasparenza dei tessuti.
Tutto questo porta a capire come l’evoluzione della seduzione e dell’immaginario erotico si sia giocata su quello che si può definire come dis-velamento del corpo : una pratica che consente sempre di più allo spettatore di penetrare con lo sguardo la nudità altrui.
Questo ha però portato al rovesciamento della medaglia : se prima l’occultare il corpo era fonte di desiderio, attrazione e sé-duzione (da sé-ducere , condurre verso sé), al contrario il porno, mostrando e rendendo iper-reale il sesso e la sessualità, tende al giorno d’oggi a distruggere la seduzione così come è stata culturalmente costruita per anni.
Vi sfido, ad esempio, a guadagnare nelle prime tre partite che farete a “Fashion Or Porn?” (che trovate su http://www.nssmag.com/fashion-or-porn) più di 20 punti, una sfida tanto ardua quanto esemplificativa della comunicazione seduttiva tra immagini attribuite al mondo del porno o al mondo della moda.
Tralasciando in questo articolo qualsiasi confronto con quello che è a mio avviso un saggio imprescindibile sulla sessualità, ovvero “Storia della Sessualità” di Michel Foucault, torniamo ora a concentrarci sull’industria degli hard-media.
Partendo da tutto quello che c’è stato dopo del 1950 (anno in cui sono state fondate negli U.S.A. sia Playboy che Uomo Moderno) ci andremo ad occupare di quella che possiamo definire l’industria degli hard-media contemporanei.
Con la nascita di riviste specializzate sono stati diffusi al pubblico contenuti erotici che per molto tempo erano stati rinchiusi in quella che viene definita “cultura alta” (high culture) quali romanzi, racconti, dipinti, che comunque hanno subito negli anni una censura spropositata se paragonata a quella che viene applicata ora.
Infatti sesso gruppale, omosessualità, masturbazione e nudità complete esordirono per la prima volta su un media di diffusione molto più ampia come può essere una rivista.
Non molto tempo dopo (in concomitanza con tutto il movimento per la liberazione sessuale e non dei ’70) il primo mediometraggio pornografico, della durata di meno di un’ora, a essere distribuito legalmente negli U.S.A. fu Mona che fu girato nel 1970.
Con l’introduzione di alcuni media, come la televisione, il confine tra pubblico e privato, così come Goffman aveva teorizzato nel 1959 in “La vita quotidiana come rappresentazione” parlando dei concetti di ribalta e retroscena, si è assottigliato a tal punto da poter rendere pubblici comportamenti che prima erano assolutamente privati.
Mai nulla fu più vero.
Proprio a causa della difficoltà di vivere, praticare e parlare apertamente di sesso nel quotidiano (come è possibile notare dal primo dei tre saggi di Foucault sulla sessualità), il porno può essere letto come una richiesta implicita della collettività desiderante, e poco ci è voluto per iniziare a parlare anche di proiezione dell’identità anche nell’ambito della pornografia (con ovviamente l’introduzione del discorso sulle patologie dovute alla porno-industria).
L’ultimo passo è stato l’avvento dell’internet.
Come molti analisti delle caratteristiche del web 2.0 hanno evidenziato, ora con le possibilità per gli utenti di essere oltre che fruitori, attori e autori di contenuti mediali all’interno della grande rete che è il web, il porno ha ottenuto ufficialmente lo status di contenuto fondamentale della cultura.
Non è un caso infatti che il porno ha fatto irruzione prepotentemente all’interno della vita quotidiana di noi tutti, basta notare qualche campagna promozionale di Pornhub, uno dei più grandi siti web basati sul porn-sharing e sui contenuti a pagamento, che oltre ad aver espanso i suoi interessi negli investimenti sulla ricerca (ha stanziato borse di studio per studenti meritevoli), ad aver sponsorizzato una squadra di calcio (i Rutherford Raiders) ad aver aperto dibattiti transculturali (come ad esempio il caso della pornoattrice Mia Khalifa che ha girato un sex-tape indossando l’hijab, scatenando l’ira di quasi tutta la popolazione islamica), ha pubblicato di recente una simpaticissima pubblicità che denota come il porno sia entrato anche all’interno delle nostre famiglie.
La trovate qui.

Non per ultimo vorrei invitarvi a seguire il blog di Valentina Nappi, (che trovate qui http://blog-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it/…/…/) pornoattrice italiana che mostra un lato che per anni non veniva attribuito al mondo femminile (erroneamente) e al mondo del porno (ancor più erroneamente), ovvero quello intellettuale.
La Nappi (con cui però condivido solo alcuni suoi pensieri, non tutti) si occupa sia di politica che di gender, così come si occupa del porno e della libertà sessuale, maschile o femminile.
Un altro esempio di come il porno e il fruitore siano arrivati a ridurre le distanze è stata la campagna di reclutamento indetta dall’attrice tramite il web, che sollecitava gli utenti a proporsi come attori.

Come un virus, un desiderio che per anni era stato frustrato e castigato, con l’avvento della rete ha preso prepotentemente spazio all’interno del quotidiano, tant’è vero che la parola più ricercata dagli italiani sul web è proprio sesso, a dimostrazione del fatto che nell’era del web 2.0, una delle richieste collettive più celate per anni abbia trovato via libera solo quando la nostra pelle è diventata globale.

Michele Di Stasi

Jean baudrillard (1993). Della seduzione. Milano: SE.

Michel Foucault. Storia della sessualita’.

Erving Goffman (1969). La vita quotidiana come rappresentazione. Bologna: Il Mulino

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Michele DI Stasi

Michele DI Stasi

Classe 1993. Laureato in Scienze e Tecniche Psicologiche, attualmente studia Scienze Sociali Applicate presso l'università "La Sapienza" a Roma. Appassionato di musica, media, cultura pop, visual e virtual cultures, immaginario collettivo e individuale. I suoi interessi disciplinari comunicano continuamente tra di loro: sociologia dell'immaginario, mediologia, semiotica, sociosemiotica e studi sulle culture urbane sono i suoi campi d'interesse.