Cosa sono le scienze motorie? oltre l’educazione fisica e il personal trainer

Per prendere una decisione sulla via da percorrere è importante avere le idee chiare sulla propria meta. Tuttavia, non è sempre così semplice come sembra. Questo articolo ha la finalità di offrire supporto, spunti di riflessione e, in taluni casi, può fungere da fonte di motivazione per gli studenti che decidono di percorrere la strada delle affascinanti scienze delle attività motorie e sportive. A tal fine, l’articolo è stato suddiviso in quattro parti: la prima riguarda una panoramica generale riguardante le scienza motorie e la figura dello sports scientist; la seconda parte contiene la mia esperienza da studente; la terza, invece, riguarda il corso di laurea internazionale in Health and Physical Activity; infine, nell’ultima parte vengono presentate le storie di due sports scientist, da ex-studenti della specialistica internazionale al mondo del lavoro e della ricerca scientifica.

 

Le scienze motorie e lo sports scientist

Quando vi chiedono «cosa studi?», e voi rispondete «scienze motorie e dello sport», qual è la prima reazione del vostro interlocutore? Per quanto mi riguarda, ciò che mi sento dire è quasi sempre «aaaah… professore di educazione fisica, palestra e queste cose qui, giusto?». Rispondo di sì. Ma nella mia testa, la risposta è un’altra, ossia:

 

«NO! È innanzitutto una scienza. E, in quanto tale, si avvale di un metodo scientifico e di uno specifico oggetto di studio rappresentato dal movimento umano. Il movimento attivo, per la precisione. Una delle scienze più complicate e affascinanti che esistano».

 

Ma, in questi anni, ciò che più mi ha amareggiato è stato constatare che una buona parte di colleghi incontrati sulla mia strada da studente e professionista, non ha la minima idea di cosa siano le scienze motorie, del loro valore, della loro utilità, del loro fascino. Gettare luce sulla misteriosa figura dello sport scientist è ciò che mi ha spinto a scrivere questo articolo.

 

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Come ho già detto, l’oggetto di studio delle scienze delle attività motorie e dello sport è il movimento attivo. Esso si differenzia da quello passivo in quanto, in quest’ultimo, non siamo noi a effettuare uno specifico movimento, ma è qualcun altro a farlo per noi. Ed è questo ciò che differenzia le scienze motorie da altre discipline che hanno come oggetto il movimento, come la fisioterapia.    

 

Una delle principali tipologie di movimento attivo è l’attività fisica (in inglese, Physical Activity), termine con il quale si designa il movimento prodotto dalla contrazione dei muscoli scheletrici a fronte di una spesa energetica. Dunque, tutte le attività quotidiane, come il lavoro domestico o il giardinaggio, rientrano in questa definizione.

 

Una specifica tipologia di attività fisica è l’esercizio fisico (in inglese, Physical Exercise), definita come attività fisica pianificata, strutturata e ripetuta nel tempo, finalizzata al miglioramento o al mantenimento della forma fisica (in inglese, Physical Fitness). Con quest’ultimo termine ci si può riferire  allo stato di salute di un soggetto (fitness cardiovascolare e muscolare) o alla sua capacità performativa (fitness motorio, ossia agilità, coordinazione, potenza, tempo di reazione, equilibrio e velocità).

 

Infine, l’esercizio fisico può essere finalizzato al miglioramento della prestazione agonistica, e qui siamo nel campo delle scienze dello sport, oppure per prevenire/trattare condizioni cliniche (es: malattie cardiovascolari, diabete) o migliorare la salute e il benessere. In quest’ultimo caso siamo nel campo delle scienze della salute e attività fisica.

 

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Dunque, anche se spesso utilizzati come sinonimi – anche tra gli addetti ai lavori – questi termini non hanno lo stesso significato, ed è fondamentale conoscere le differenze se si vuole operare nel campo della salute e benessere o dello sport. Per esempio, anche se il livello di forma fisica può, talvolta, essere considerato un surrogato del livello di attività fisica, numerosi scienziati hanno dimostrato che quest’ultima può predire lo sviluppo di malattie cardiovascolari in misura nettamente minore rispetto al livello di forma fisica.

 

A questo punto, comprendere l’oggetto di studio dovrebbe risultare più semplice, almeno in superficie. Tuttavia, se si vuol comprendere fino in fondo il suo significato, le cose diventano più complesse. Una complessità che si riflette nelle innumerevoli discipline delle scienze motorie: neuroscienze, psicologia, pedagogia ed educazione, fisiologia, biologia genetica, biomeccanica, filosofia, sociologia ed economia, sono solo alcuni esempi. E, per ognuna di queste, possiamo distinguere diverse sotto-discipline.  

 

Dunque, quando parliamo di sports scientist (termine internazionale utilizzato per indicare l’esperto in scienze motorie), bisogna sempre considerare le diverse specializzazioni, così come avviene oggi nella medicina con le specializzazioni in ortopedia, cardiologia, pneumologia, e così via. Per esempio, possiamo trovare l’insegnante di educazione fisica, esperto in metodologia e didattica delle attività motorie, così come il preparatore fisico, specializzato in un determinato sport, o il cancer exercise trainer, ossia il personal trainer specializzato in esercizio fisico per la prevenzione e il trattamento del cancro.

 

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Alcuni ambiti professionali in cui è possibile lavorare con una laurea in scienze motorie sono: il settore accademico e della ricerca scientifica; la scuola e il sistema educativo; il mondo del fitness e wellness; il settore sanitario, con l’attività fisica preventiva e adattata; il mondo dello sport e delle società sportive; il settore del turismo; il campo manageriale e dell’imprenditoria.

 

La mia esperienza

 

Correva l’anno 2013. Avevo 24 anni. Nella mia vita, fino a quel momento, c’era solo il breaking. Tra gare in Italia e all’estero, workshop e attività d’insegnamento, non avevo tempo da dedicare ad altro. Ma quell’anno decisi di iscrivermi al corso di laurea in Scienze delle Attività Motorie e Sportive presso l’Università degli Studi di Bari Aldo Moro, nella mia città. Il mio obiettivo era approfondire le conoscenze circa la metodologia e la didattica delle attività motorie per bambini e adolescenti, per migliorare come insegnante di breaking, e la metodologia dell’allenamento, per migliorare la mia performance e quella del mio gruppo.

 

Ma, durante la prima lezione del primo semestre del primo anno, sentii parlare di neuroscienze dell’esercizio fisico per la prima volta, e fu subito amore. Ho sempre avuto un debole per la figura dello scienziato.      

 

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I miei tre anni a Bari non sono stati il massimo, ma hanno cambiato la mia vita per sempre, e in meglio. Tra gli aspetti negativi c’era la molta poca pratica, nonostante la meravigliosa struttura che ospita il corso di laurea, professori che non rispettavano l’orario delle lezioni, arrivando addirittura a fare un’ora a fronte delle cinque previste da calendario, e corsi di 50 ore svolti in 4 ore per mancanza di personale, contribuendo alla creazione di lacune non facili da colmare.

 

Tuttavia, ho sempre pensato che l’ambiente in cui viviamo non dovrebbe (quasi) mai rappresentare una giustificazione. Dunque, ho sempre cercato di trarre il meglio da ciò che mi circondava e di crearmi le opportunità di apprendimento e di lavoro. Inoltre, ho sempre cercato di vivermi le situazioni nel presente, ma con lo sguardo al futuro. A metà del secondo anno, lo studio delle scienze motorie divennero una passione, seppur grezza, e il mio principale obiettivo diventò la ricerca scientifica. Ciò grazie a professori come Francesco Fischetti, che mi ha ispirato e trasmesso l’amore per questa scienza; Antonio Federici, che mi ha affascinato e fatto innamorare definitivamente della fisiologia del sistema nervoso; Luigi Laviola, che mi ha impressionato per la bellezza e l’utilità delle sue lezioni di endocrinologia ed esercizio fisico; e Maura Buttiglione, fondamentale nella realizzazione di un mio piccolo obiettivo e nella mia crescita personale e professionale.

 

In quell’anno mi dedicai, nel poco tempo libero (ormai studiavo nei buchi tra lezioni universitarie, lavoro e allenamenti) alla lettura di opere scritte da scienziati come Antonio Damasio e Oliver Sacks. E fu proprio quest’ultimo a ispirare il mio lavoro di tesi. Infatti, scoprii che c’era una relazione tra esercizio fisico e sintomatologia ticcosa caratteristica della sindrome di Tourette. Tuttavia, nessun professore, nel mio corso di laurea, si occupava di questo tema. Così, iniziai a esporre l’idea ai miei professori e, grazie al Prof. Federici, conobbi la Prof.ssa Buttiglione, docente di fisiologia del corso di laurea in medicina e team leader del progetto di ricerca internazionale sulla Sindrome di Tourette, EMTICS. Contro ogni mia aspettativa, fui accolto e ascoltato senza pregiudizio e nel giro di qualche mese riuscimmo a formare un gruppo di lavoro costituito da me, dai miei relatori, ossia il Prof. Fischetti e la stessa Prof.ssa Buttiglione, il Dottor Cesare Porcelli, responsabile medico della Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza della ASL-Bari e i professionisti della società-cooperativa Alide, supervisionati dal Prof. Federici. Questo è ciò che intendo dire quando parlo di creazione di opportunità professionali e di apprendimento.

 

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Nell’ottobre del 2016 riesco a laurearmi. Nel frattempo, però, ero riuscito a raggiungere un altro piccolo obiettivo, ossia far parte degli studenti dell’European Master in Health & Physical Fitness 2016-2017, un corso di laurea specialistico internazionale che avevo scoperto grazie al mio amore intellettuale per la Prof.ssa Caterina Pesce dell’Università di Roma Foro Italico, una dei massimi esperti nel campo delle neuroscienze cognitive e dell’esercizio fisico di cui avevo letto (quasi) qualsiasi cosa durante il mio ultimo anno di triennale a Bari. Un obiettivo che mi ero prefissato un anno e mezzo prima, ma che mi sembrava irraggiungibile considerati i pochi posti disponibili e il mio livello di inglese ai quei tempi. Ma, aumentando la quantità di lavoro al fine di sostenere la spesa derivante dalle lezioni private di inglese, una settimana prima della mia laurea ero già a Roma, immerso nel mondo in cui ho sempre sognato di vivere.

 

Il corso ha la finalità di formare gli studenti in una prospettiva internazionale, garantendo una formazione scientifica di alto livello nel campo professionale e, soprattutto, della ricerca scientifica delle scienze delle attività motorie per la salute e il benessere. Una delle prime emozioni che ho sperimentano una volta dentro, è stata quella di far parte di un gruppo di studenti che provenivano da ogni parte del mondo: India, Stati Uniti, Nuova Zelanda, Francia, Olanda, Germania, Norvegia, Finlandia, Serbia, Albania, Kosovo e Italia. Inoltre, anche i professori provenivano da diverse nazioni europee.  

 

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Oggi mi ritrovo presso la German Sport University di Colonia per svolgere il mio secondo internship curriculare in movement therapy per le popolazioni speciali, dopo aver trascorso un mese presso la Southern Denmark University di Odense per l’internship in attività fisica e prevenzione delle malattie nei bambini e adolescenti. Nove mesi fa, non avrei mai pensato che tutto questo potesse accadere. Tuttavia, eccomi qua, con il sogno di dedicare la mia vita alla ricerca scientifica nel campo delle neuroscienze cognitive e dell’esercizio.

 

Il corso internazionale in health & physical fitness

 

L’European Master in Health and Physical Fitness, in italiano Laurea Magistrale Internazionale in Attività Fisica e Salute, rientra nella classe LM67 delle lauree magistrali in scienze delle attività motorie preventive e adattate. È un master scientifico (e non professionale) che coinvolge università e studenti di tutto il mondo. Esso si svolge, in parte, presso l’Università degli Studi di Roma Foro Italico, che coordina l’intero corso, e in parte, presso le altre università partner del consorzio, ossia: la Norwegian School of Sport Science di Oslo, la Southern Denmark University di Odense, la German Sport University di Colonia e la University of Vienna. Inoltre, anche altre università collaborano al progetto formativo come, per l’esempio, l’Aix-Marseille University e la University of Poitiers in Francia, la University of Groningen in Olanda, la Swansea University in Galles, la University of Stuttgart in Germania e la University of Athens in Grecia.

 

Il primo anno di corso si divide in quattro moduli, ossia in periodi intensivi di studio in quattro differenti macro-temi:

 

  1. Biomedical issues in health and exercise, dove si affrontano argomenti come gli adattamenti neuromuscolari, neuroendocrini e molecolari in risposta all’esercizio fisico; il ruolo dell’attività fisica nel trattamento delle malattie neurodegenerative, sindrome metabolica e diabete; la biologia genetica in relazione all’esercizio fisico.
  2. Changing behaviour towards a lifelong active lifestyle – from childhood to adulthood, dove si affrontano argomenti come la fisiologia umana e le neuroscienze cognitive in relazione all’esercizio fisico nei bambini e adolescenti; la psicologia e la sociologia dello sport; i modelli socio-cognitivi dei cambiamenti del comportamento.
  3. Movement therapy and physical activity for the elderly and special population, dove si affrontano argomenti come la riatletizzazione post-infortunio negli atleti; l’esercizio fisico per la prevenzione e il trattamento del cancro; le attività sportive e motorie per le persone affette da condizioni di disabilità fisica e/o sensoriale; l’esercizio fisico per prevenire e rallentare il deterioramento fisico e cognitivo negli anziani.
  4. Research methodology, in cui si affrontano argomenti come l’etica e la filosofia della scienza e dello sport; la metodologia della ricerca quantitativa e qualitativa; la psicometria; la statistica e l’utilizzo di SPSS; i metodi di ricerca in biologia e genetica.    

 

Ogni modulo dura tre settimane e, per ogni modulo, ci sono, in media, dieci professori, ognuno esperto in uno specifico argomento. Al fine di garantire una formazione basata sulle ultime scoperte scientifiche, il materiale didattico consiste unicamente in articoli scientifici, piuttosto che in libri di testo come nei corsi di laurea più tradizionali. Alle tre settimane di lezioni, seguono altre quattro di studio per la preparazione dell’esame. Quest’ultimo avviene il primo giorno del modulo successivo e consiste in un questionario a risposta multipla e/o risposta aperta su tutto il programma svolto, più un saggio breve di circa tre pagine da sviluppare in due ore e mezza su un argomento a scelta dello studente, sulla base delle limitate opzioni fornite in sede di esame.   

 

L’aspetto innovativo, nonché peculiare, del presente corso universitario è avere la possibilità di fare lezione con alcuni tra i massimi esperti nei diversi temi delle scienze del movimento umano. Infatti, nel corpo docenti ci sono nomi di scienziati di caratura internazionale come il Professor Arnold Baca, esperto in biomeccanica e analisi del movimento ed ex-presidente dell’International Association of Computer Science in Sport; il Professor Michel Audiffren, neuroscienziato cognitivo e dell’esercizio fisico che ha contribuito allo sviluppo della hypofrontality hypothesis e della neurotrophic hypothesis; il Dottor Freerk Baumann, uno tra i maggiori esperti nello studio dell’esercizio fisico e cancro; la Professoressa Daniela Caporossi, esperta in biologia e genetica e membro della commissione europea della Society for Free Radical Research; il Professor Sigmund Loland, ex-presidente dell’European College of Sport Science e dell’International Association for the Philosophy of Sport; il Dottor Pier Paolo Mariani, uno dei massimi esperti nel mondo in traumatologia del ginocchio e medico chirurgo ortopedico presso il centro Villa Stuart; la Professoressa Caterina Pesce, esperta in neuroscienze cognitive e dell’esercizio fisico e membro dell’International Network Exercise and Cognition; il Professor Jean-Jacques Temprado, neuroscienziato comportamentale esperto nella teoria dei sistemi dinamici; il Professor Harald Tschan, esperto in cambiamenti fisiologici associati all’inattività e all’esercizio fisico, responsabile dell’Austrian-Russian Space Project e coinvolto in ricerche internazionali condotte dall’Exercise Physiology Laboratory della NASA.

 

Tra la fine del quarto modulo e l’inizio del secondo anno, ogni studente deve scegliere dove svolgere i due internship curriculari, ossia periodi intensivi di studio su uno specifico argomento della durata media di un mese. Gli internship a disposizione sono:

 

  • Psychology of sport and physical activity presso la Norwegian School of Sport Science (Oslo, Norvegia), dove è possibile approfondire temi della psicologia dello sport e dell’attività fisica come la motivazione, le emozioni, l’auto-regolazione e l’influenza sociale nei giovani, adulti e anziani coinvolti nello sport agonistico e nell’esercizio fisico in genere.
  • Physical activity and disease prevention in children presso la Southern Denmark University (Odense, Danimarca), dove è possibile ampliare le conoscenze scientifiche riguardo la fisiologia, la psicologia e le neuroscienze dell’esercizio fisico nell’età evolutiva e sviluppare competenze circa lo sviluppo di piani di allenamento fisico finalizzati alla salute, benessere e alla prevenzione delle malattie nei bambini e adolescenti.    
  • Physical activity and disease prevention in adults presso la University of Vienna (Vienna, Austria), dove è possibile sviluppare skill riguardo lo screening della colonna vertebrale; la conduzione dei test di valutazione motoria e prestativa, in campo e in laboratorio; l’utilizzo di software per l’analisi del movimento; la pianificazione di progetti di ricerca.
  • Moving in old age – interdisciplinary approaches to the study of aging presso la Southern Denmark University (Odense, Danimarca), dove è possibile studiare la relazione tra invecchiamento e movimento in una prospettiva biologica cultural-umanistica.
  • Movement therapy for special populations presso la German Sport University (Colonia, Germania), dove è possibile approfondire tematiche quali l’esercizio fisico per la prevenzione e trattamento del cancro, delle malattie cardiovascolari e di altre condizioni cliniche disabilitanti e sviluppare competenze riguardanti l’acqua terapia, l’allenamento isochinetico, le tecniche di rilassamento, e così via.
  • Movement therapy in orthopaedic rehabilitation presso la casa di cura Villa Stuart (Roma, Italia), dove è possibile acquisire skill nel campo della preparazione fisica e trattamenti di riatletizzazione post-infortunio/intervento, come l’utilizzo del dinamometro e delle piattaforme per la valutazione della forza, l’esecuzione di test da campo e da laboratorio, e così via.

 

Purtroppo, l’università prevede un rimborso di soli 200€, a fronte di una spesa pari circa a cinque volte tale ammontare. Tuttavia, è un investimento che ripaga, sia da un punto di vista esperienziale che professionale e accademico. Inoltre, c’è la possibilità di ricevere una borsa di studio Erasmus+, che ogni anno permette a studenti di questo corso di laurea di passare dei periodi di studio o tirocinio all’estero.

 

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Il secondo anno è interamente dedicato al lavoro di tesi, che ogni studente può condurre con qualsiasi scienziato nel mondo. Il progetto di tesi deve essere inviato almeno otto mesi prima rispetto alla data in cui si intende laurearsi (es: entro novembre 2017 se la seduta è prevista per luglio 2018) e deve contenere il nome del relatore, il titolo, l’abstract, gli obiettivi che si intendono raggiungere, la parte relativa ai metodi e i risultati che ci si aspetta di ottenere al termine della ricerca. Questo documento è soggetto a revisione da parte di una apposita commissione che accetta o respinge il progetto, suggerendo, in quest’ultimo caso, delle modifiche per migliorarlo.

 

A lavoro completato, la tesi seguirà la classica procedura di valutazione interna oltre a una valutazione esterna da parte di un reviewer, come avviene per le ricerche scientifiche prima della pubblicazione su una rivista. La seduta di laurea di ogni studente ha una durata di venti minuti circa, durante il quale lo studente espone il lavoro svolto, discutendone con una apposita commissione di scienziati. Il titolo di studio universitario rilasciato è riconosciuto non sono Italia, ma in tutta Europa.

 

La storia di un Ph.D student

 

Da appassionato di biografie quale sono, ho deciso di riportare l’esperienza di due ex-studenti dell’European Master in Health & Physical Fitness che hanno proseguito la loro carriera, rispettivamente, nel mondo della ricerca e nel mondo professionale. Leggere le storie di altre persone mi ha sempre affascinato, motivato e ispirato. E credo che, in questo caso, possa fornire un esempio delle possibilità lavorative che l’EMH&PA offre agli studenti, direttamente o indirettamente.

 

La prima storia è quella di Mattia Scalabrin, Ph.D student presso la University of Liverpool, in Inghilterra. Mattia scrive:

 

«Finito il liceo, non avevo le idee molto chiare. In cinque anni, sono più le volte che mia madre si è sentita ripetere “potrebbe fare tanto, ma non si applica“, che le volte in cui ho studiato in maniera approfondita per un compito o un’interrogazione.

 

La scelta dell’università è stata molto influenzata dai miei genitori che, vista la mia passione per qualsiasi tipo di sport, mi hanno suggerito di iscrivermi a Scienze Motorie presso l’Università degli studi di Verona. Il primo impatto con l’università è stato tutto tranne che semplice, ma superato qualche intoppo dovuto principalmente alla mancanza di un metodo di studio adeguato, ho portato a termine la triennale.

 

Finita la triennale, ho iniziato a lavorare come insegnante, istruttore, allenatore e personal trainer. Diciamo che la ricerca era molto, molto lontana dai miei progetti. Tuttavia, sentivo che mi mancava qualcosa.

 

Dopo un anno di lavoro, mi sono trasferito a Roma per frequentare la specialistica internazionale in attività fisica e salute. Un’esperienza che mi ha letteralmente aperto un mondo tutto nuovo sull’attività fisica come strumento di prevenzione e trattamento di numerose condizioni cliniche, acute e croniche. Interagire con professori da tutta Europa e con studenti da tutto il mondo mi ha cambiato la vita.

 

Il master prevede un’importante esperienza di tesi. Un po’ per curiosità, un po’ per sfida personale, ma soprattutto perché affascinato da alcune lezioni del corso, decisi di chiedere alla professoressa Daniela Caporossi se fosse possibile scrivere la tesi sotto la sua supervisione. Per la mia tesi, fui inserito in un progetto di ricerca che investigava gli effetti dell’allenamento della forza sull’omeostasi redox, sul mantenimento della lunghezza dei telomeri e su due meccanismi epigenetici quali metilazione del DNA e acetilazione degli istoni, negli anziani. All’inizio è stata molto dura, ma con l’aiuto delle magnifiche persone con cui ho condiviso questa esperienza, tra cui la professoressa Caporossi, sono riuscito a sviluppare un certo livello di sicurezza sull’argomento e a imparare come lavorare in un laboratorio di biologia.

 

Finito il master scientifico, ho ricevuto un’offerta di lavoro da un gruppo di ricerca della University of Liverpool. Ora, dunque, vivo a Liverpool, in Inghilterra, dove sto facendo un dottorato di ricerca in biologia dell’apparato muscolo-scheletrico. Nello specifico, il mio progetto di ricerca è finalizzato allo studio del ruolo svolto dai radicali liberi nel processo di denervazione/innervazione. In breve, e cercando di farla molto semplice, tale processo fisiologico avviene in continuazione a livello muscolare, tuttavia, a un certo punto durante l’invecchiamento, perde efficacia, portando a perdite di massa muscolare, forza e potenza. Le conseguenze principali sono lo sviluppo della comune condizione clinica conosciuta come sarcopenia, la perdita dell’indipendenza da parte dell’anziano e aumento della fragilità in generale.

 

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I radicali liberi svolgono un importante ruolo in questo processo, in quanto, se è vero che danneggiano le cellule muscolari inducendo apoptosi, allo stesso tempo possono attivare dei meccanismi segnalatori che sembra possano indirizzare e favorire il processo di reinnervazione. E ciò che sto studiando è proprio questo: cercare di comprendere i pathway attivati dopo la denervazione e l’impatto che questi hanno sulla salute delle unità motorie. Lo scopo è quello di avere un quadro più chiaro di cosa succede in tale processo, per poi cercare di sviluppare programmi di intervento e prevenzione della perdita di unità motorie, massa muscolare e indipendenza dell’anziano.

 

E pensare che al mio primo esame universitario in biologia dell’esercizio fisico presi 9/30. Che strana la vita e quante opportunità ti offre scienze motorie.»

 

La storia di uno sports scientist

 

La seconda storia è quella di Roberto Nicoletta, main sports scientist della Nazionale Italiana di Rugby League e intern nel dipartimento di ricerca e innovazione medico-scientifica di Technogym.

 

Roberto scrive:

 

«La cosa differente rispetto alle altre università è il concetto sul quale si fonda: tutto ruota attorno alla ricerca. Loro ti insegnano a fare ricerca, a ricercare articoli in maniera metodologica, a sviluppare un senso critico nei confronti della scienza, e così via. E questo ti permette di studiare e conoscere qualsiasi argomento tu desideri in maniera approfondita.

 

Tuttavia, credo che uno dei punti forti di questa specialistica sia la tesi. È un lavoro molto duro, ma che dà molte soddisfazioni. Sei inserito in un contesto praticamente lavorativo, ti lasciano tantissima indipendenza e si aspettano che tu sappia fare il tuo lavoro. Una bella esperienza che ti permette di studiare con professori che scrivono libri utilizzati dai corsi specialistici delle altre università.

 

La mia tesi l’ho svolta a Vienna, dove ho vissuto per sette mesi. Il titolo era “Correlations between the results of a sport motoric test battery and the balance/biomechanical variables of a newly developed dynamic posturography, performed by Austrian community-dwelling elderly”. La Professoressa Wessner era la mia relatrice, mentre il correlatore era il Professor Harald Tschan.

 

Infatti, durante i sette mesi di tesi a Vienna, ho conosciuto un ragazzo australiano che mi ha offerto la possibilità di fare tre settimane di prova come sports scientists per gli U20 dei Canterbury bankstown Bulldogs, una squadra di NRL di Sidney. Dopo soli due giorni fui spostato in prima squadra come secondo sports scientists; dopo tre settimane mi fu offerta la possibilità di rimanere per l’intera stagione. Naturalmente, accettai e rimasi per una stagione intera in Australia.

 

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In qualità di sports scientists, i miei compiti andavano dalla raccolta dati Gps all’analisi delle urine e della saliva, fino allo svolgimento dei test fisici. Questi dati venivano organizzati in report che, insieme al resto dei dati della high performance unit, venivano utilizzati per correggere eventualmente i programmi di allenamento stilati a inizio anno. Inoltre, essendo il roaster composto da 30 atleti, giornalmente davo una mano in palestra, sul campo e mi occupavo, insieme ad altri tre, del riscaldamento nel match day.

 

La società puntava alla vittoria del campionato, ma purtroppo siamo usciti alla prima settimana dei finals. L’allenatore subì molte pressioni e fu costretto a licenziare i ¾ dello staff, tra cui professionisti che lavoravano lì da anni. Per questo, non mi fu offerto un rinnovo del contratto. Nel frattempo, però, fui contattato dalla nazionale italiana di rugby league, la quale mi chiese di collaborare come main sports scientists. Così, sono tornato in Europa, dove abbiamo partecipato alle qualifiche mondiali in Serbia, Italia e Inghilterra. Se tutto va bene (incrociamo le dita) dovrei tornare in Australia, a fine ottobre, per la coppa del mondo. Con la nazionale le mie mansioni sono più o meno le stesse che avevo con Bulldogs, con la differenza che qui ho totale potere decisionale nella mia area. Inoltre, a breve dovrei iniziare a curare la preparazione atletica della nazionale B.

 

Da febbraio, sono a Cesena, dove lavoro per la Technogym come intern nel dipartimento di ricerca e innovazione medico-scientifica. Le mie mansioni sono estremamente varie e includono: ricerche finalizzate alla trasformazione delle ultime teorie e tendenze in idee applicabili a prodotti finiti; test di nuove apparecchiature; stesura di articoli scientifici, manuali, articoli web e piccoli libri; stesura di metodi di allenamento; ricerca e applicazione di nuove tecnologie; e così via. Nel frattempo, mi diletto con foto e video.     

 

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Sono contento di aver fatto questa scelta. A dir la verità, è l’unica specialistica che avrei fatto in Italia in quanto, le altre, mi sembravano un po’ una ripetizione di quanto già fatto. E ora mi ha aperto non poche porte nel mondo del lavoro.»

 

Concluisioni

 

La sua natura olistica, l’interdisciplinarietà, il vasto numero di possibilità in cui è possibile specializzarsi, la sua complessità, fa di questa scienza una delle più intriganti e affascinanti che esistano. C’è chi studia l’epigenoma e chi le catene muscolari; c’è chi lavora con atleti e chi con popolazioni speciali; c’è chi fa ricerca e chi applica le scoperte scientifiche; c’è chi si occupa del soma e chi del cervello; c’è chi educa e chi allena: le strade che le scienze motorie offre sono infinite. Sta’ a noi saper scegliere e percorrere la giusta rotta. Certo, non è facile. Soprattutto in Italia. Ma, come dimostrano le storie di Mattia e Roberto (e di tantissimi altri come loro), molte sono le occasioni di lavoro nel mondo delle scienze motorie. Sta’ a noi crearci il terreno fertile per la coltivazione.

 

Probabilmente, qualcuno potrebbe pensare che Mattia è stato fortunato a ricevere quella chiamata dall’Università di Liverpool; che la sorte ha voluto che Roberto incontrasse quel giovane australiano e che sono eventi rari; che io non mi sono ancora imbattuto nel mondo problematico della ricerca e che, quindi, parlo con gli occhi dell’amore senza, in realtà, sapere. Invece, io penso che non sia la fortuna a scegliere noi e decidere della nostra vita, piuttosto, siamo noi che, con le nostre azioni quotidiane, andiamo incontro alla fortuna.

 

Dunque, se siamo innamorati delle scienze motorie, se abbiamo un obiettivo, un sogno, andiamo avanti, fino alla fine. E cerchiamo sempre persone che ci stimolino, motivino, che ci diano speranze. Lontani da chi si lamenta delle scienze motorie, da chi fa ancora confronti tra il laureato in scienze motorie e il fisioterapista o il cosiddetto “brevettato”, da chi sminuisce la categoria professionale, se così possiamo definirla, da chi studia solo per passare l’esame. Piuttosto, cerchiamo di andare oltre la nostra zona di comfort. Ogni giorno.

 

Mi piace pensare che, in questo modo, si possa raggiungere qualsiasi obiettivo (o quasi). Diamo valore alle scienze motorie. Il mondo accademico e scientifico ha bisogno di “nativi”.  

 

Antonio De Fano ©

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Antonio De Fano

Antonio De Fano

Master's degree student presso l'European Master in Health & Physical Fitness, con il sogno di poter dedicare la propria vita alla ricerca scientifica nel campo delle Scienze del Movimento Umano. Lavora come educatore psicomotorio, preparatore fisico per ballerini professionisti e insegnante di danza. Da oltre dieci anni contribuisce allo sviluppo della cultura Hip Hop nazionale, che si impegna a divulgare mediante l'attività agonistica internazionale e l'attività di insegnamento del breaking in tutta Italia.