Criminalmente…criminale presenta: imputabilità e pericolosità sociale

La nona puntata di CriminalMente…criminale riguarda l’imputabilità e la pericolosità sociale, due concetti molto importanti per lo scenario giuridico e criminologico italiano.

La puntata si è incentrata tenendo come punti di riferimento le norme del codice penale. In particolare per l’imputabilità sono stati citati gli articoli 85, 88 e 89 che sono i più importanti quando si tratta questo tema.

L’articolo 85 parla dell’imputabilità e afferma che: “Nessuno può essere punito per un fatto preveduto dalla legge come reato, se, al momento in cui lo ha commesso, non era imputabile. È imputabile chi ha la capacità di intendere e di volere”. Sono stati poi spiegati per una maggiore chiarezza i concetti di intendere, che in breve significa capire il significato e il valore di ciò che si fa, e di volere, ovvero esercitare in modo autonomo le proprie scelte in maniera cosciente.

Gli articoli 88 e 89 invece riguardano rispettivamente il vizio totale e parziale di mente. Il comune denominatore in questi due articoli è l’infermità. Quindi il codice considera tutte le persone capaci di intendere e di volere, salvo la prova dell’infermità di quel particolare individuo. Perciò solo una causa patologica determina la non imputabilità e solo se questa causa ha compromesso la capacità di intendere e di volere nel momento in cui quell’individuo ha commesso un reato.

L’infermità viene considerata da un punto di vista quantitativo, cioè si guarda a quanto è stata in grado di compromettere la capacità di intendere e di volere.

Un’altra tipologia di delinquenti presenti nel nostro codice sono i delinquenti socialmente pericolosi.

In questo caso è stato usato l’articolo 203 del codice penale il quale nel primo comma afferma che: “Agli effetti della legge penale, è socialmente pericolosa la persona, anche se non imputabile o non punibile […] quando è probabile che commetta nuovi fatti preveduti dalla legge come reati”.

La legge in questo caso parla chiaro, può essere applicata solo a chi è stato già riconosciuto autore di un reato e comporta l’applicazione della pena e anche di una misura di sicurezza che teoricamente perdura fino al cessare di questa condizione di pericolosità sociale.

La puntata è terminata con la definizione e una breve descrizione delle misure di sicurezza, dei provvedimenti speciali che vengono applicati nei confronti degli autori del reato che sono considerati socialmente pericolosi.

Per quanto riguarda le canzoni, questa settimana sono state scelte: Instrumental di DJ Johannes, The Sacred and the Damned dei The League e infine The Tyger degli Albionics.

 

Fatti della settimana

Questa settimana ci si è occupati delle vicende relative all’Ospedale di Saronno.

Dagli ultimi aggiornamenti è venuto fuori che ci sarebbe un altro indagato, per omessa denuncia, e sarebbe un maresciallo dei carabinieri. Dalle carte risulta che uno dei medici dell’ospedale di Saronno si presentò da lui per consegnargli una lettera in cui esprimeva dubbi circa l’operato dell’infermiera Laura Taroni per quanto riguarda le “cure” al marito, Massimo Guerra, poi deceduto. Il medico, convocato dai magistrati, dapprima si è avvalso della facoltà di non rispondere, poi ha messo tutto a verbale.

Laura Taroni, l’infermiera arrestata insieme a Leonardo Cazzaniga, dal carcere di Como dove si trova detenuta continua a chiedere di vedere i suoi figli. Come emerge dalle carte dell’inchiesta, era da tempo in cura da uno psichiatra. Parlando con Cazzaniga, Taroni dice di “sentire il bisogno di uccidere”, in altra intercettazione di poter uccidere i suoi figli. In un’altra ancora i due parlano della possibilità di usare scosse elettriche sui pazienti.

Intanto dalle testimonianze emerge un quadro di caos totale all’interno dell’ospedale. Clelia Leto, un’infermiera che con una denuncia-querela depositata in Procura a Busto Arsizio, ha dato il via alle indagini sulle morti sospette in corsia, ha affermato tramite il suo legale che: “Quanto accaduto è stato possibile perché in quell’ospedale la situazione era totalmente fuori controllo. Succedeva di tutto ma poteva essere bloccato molto prima”.

E infine una notizia di carattere storico proveniente dal tribunale di Cagliari. Graziano Mesina è stato condannato a 30 anni di reclusione, con revoca della grazia concessa nel 2004. Mesina era finito alla sbarra per associazione a delinquere finalizzata al traffico di droga. Per i giudici, l’ex primula rossa del banditismo sardo era il capo della banda. Rinchiuso nel carcere nuorese di Badu e Carros dal giorno dell’arresto, il 10 giugno 2013, oggi Mesina non era in aula.

 

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Da un’idea di Roberto Molino e Francesca Guidi nasce CriminalMente, il podcast italiano che parla di Criminologia Clinica e Psicologia Forense. Con sede a Torino, CriminalMente si pone l’obiettivo di informare gli appassionati di criminologia e psicologia attraverso la teoria criminologica e forense e i racconti dei più famosi killer, ladri, delinquenti e criminali italiani e mondiali.