DCA = DONNA CHE AMA

039db-11088727_10203938400766653_1771830954_nC’era una volta una ragazza insicura, con mille incertezze circa il futuro e mille certezze circa il presente. Una di quelle persone che non riusciva a piacersi, con molte difficoltà nelle relazioni. Una che sentiva il vuoto: quella tremenda percezione di incompletezza, di non essere mai abbastanza. Le “piaceva” paragonarsi a un forno che brucia i dolci o a un tostapane che fa saltare la corrente. Il suo mondo era in tilt e si sentiva l’unica responsabile di tutto ciò. Il bicchiere era sempre mezzo vuoto, e se cercava di riempirlo, si svuotava nell’arco di pochi attimi.Era arrabbiata e si lamentava delle cose che non andavano “come dovevano”. Era un pronome indefinito, qualcuno che non riusciva a trovare la strada da percorrere.
Si sentiva brutta, aveva qualche chilo di troppo (esagerava), e questo non faceva altro che buttarla ancora più giù. Ecco chi ero io, per me stessa. Ovviamente come in tutte le storie c’è un punto di svolta. Guai se fosse il contrario. Toccai il fondo e la botta fu talmente forte che, di tutta risposta, risalii. Pian piano decisi di prendere in mano la mia vita, di compiere delle scelte, di pensare a me e di dare valore alle persone giuste. Ma qualcosa non andava: poca concentrazione, sensazione costante di stanchezza, svogliatezza, fame eccessiva, chili di troppo… erano la mia carta d’identità. Non riuscivo a capirne il motivo, perché tutti i pezzi del puzzle li avevo trovati e non risultava più tanto difficile metterli al loro posto. Quindi la domanda è stata… perché?
Tutto questo poteva rientrare nella casistica di un disturbo alimentare: “Una vasta messe di studi sottolinea il legame tra i vissuti ansiosi e depressivi derivanti da un inadeguato sviluppo del senso della propria identità, e il bisogno di ricorrere a meccanismi di controllo dell’ansia e di compenso della depressione, attraverso i meccanismi omeostatici del comportamento alimentare.” Tre mesi fa, la risposta: insulino resistenza, la causa di ogni sintomo descritto sopra. Da tre mesi seguo una dieta, molto rigida, a tratti faticosa. Una dieta che mi sta facendo perder peso e sta dando una regolata al mio pancreas nel limitarsi a produrre insulina. Una dieta che non sempre riesco a gestire. Non ce l’avrei mai fatta senza una sana dose d’amore autentico verso me stessa. Sono molto cambiata e non per il peso che sto perdendo ma perché diverso è oggi il modo di guardare le cose. Ho imparato il rispetto delle regole, la tolleranza nei confronti dei miei limiti e sto cercando di parlarne con voi. La mia non è stata solo una dieta alimentare, perché al momento della diagnosi, ho sentito dentro che non sarebbe bastato eliminare alcuni alimenti, se non avessi deciso di eliminare o cambiare, alcune situazioni che mi facevano sentire come recisa, affaticata, imbavagliata, appiattita. Spesso si pensa troppo al disturbo, dimenticando la persona che lo vive e ogni piccolo moto dell’animo. Ogni disturbo è una ferita che si apre, ma anche una bocca che si esprime con parole nuove. Ci spinge a non sentirci impotenti, vacillanti, bloccati. Ci invita ad avventurarci, a non aver paura di mostrare le nostre imperfezioni, a fermarci quando è necessario farlo, a stare con sicurezza e orgoglio nel proprio corpo, indipendentemente dai suoi doni e dai suoi limiti, conservando tutta la consapevolezza possibile. 

 

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Antonella Vilardi

Dottoressa in scienze e tecniche psicologiche, studentessa in psicologia dei processi sociali, decisionali e comportamenti economici, cantante per passione, affascinata dalle parole, viaggiatrice accanita, con una forte propensione per le sfide difficili.