Il denaro: significati simbolici, psicologici e irrazionalita’

“Le faccende di denaro sono trattate dalle persone civili in modo del tutto analogo alle cose sessuali con la stessa contraddittorietà, pruderie e ipocrisia”
Sigmund Freud

 

La vita di noi tutti gira attorno al denaro. È qualcosa di così radicato nella nostra cultura, nelle nostre abitudini, che in maniera spontanea andiamo a trascurare i mille significati simbolici di cui esso è intriso. Secondo Gary Becker stiamo assistendo a un’invasione dell’economia nei rapporti privati.

 

Al giorno d’oggi, comunque, il denaro ha una sacralità negativa, ovvero trasforma i rapporti in cose.

 

Il denaro, oggi, è una misura troppo precisa del valore. Le persone preferiscono che questa precisione non entri nel qualitativo delle relazioni affettive. Il bravo genitore non vuole fare parzialità tra i due figli, li ama allo stesso modo; però può essere costretto a dare più soldi a uno, piuttosto che all’altro (che magari ha più bisogno di sostegno). Però questo non è sempre letto in modo preciso e corretto, e potrebbe sfociare in dinamiche invidiose. Ciò avviene perché il denaro è una misura talmente precisa che ci dà la possibilità di quantificare la differenza di trattamento tra le persone.

 

Il potere desacralizzante del denaro riduce il suo uso in certi contesti: ci sono contesti in cui è più difficile trattare una prestazione o un servizio in termini di soldi. Questo è il caso di alcuni professionisti o artisti. Ad esempio, se ci si trova davanti a un problema di salute e si consulta un grande luminare con vasta esperienza, al momento del pagamento (spesso ritualizzato), il luminare non tocca il denaro. Nel momento in cui gli viene chiesto: “Quanto le devo?”, egli ci risponderà “Parli con la mia segretaria”. Il pagamento non passa dalle sue mani e questo ci dà sollievo.

 

In questo tipo di inibizione c’è un aspetto affettivo. Il denaro desacralizza il rapporto, in quanto dal luminare si cerca anche una rassicurazione. Tale aspetto non si accorda con il denaro. Si sente il bisogno di vedere, nella figura del luminare, un essere superiore, più competente degli altri, in cui riporre fiducia. Associare questa dimensione relazionale ad un pagamento in denaro complica la relazione stessa in quanto va a generare un conflitto tra significati.

 

La stessa cosa la ritroviamo nella difficoltà che la gente ha nel parlare dei soldi. Il tema del denaro porta le persone ad utilizzare dei meccanismi di difesa.

 

 

Vi è, però, un’ambivalenza. Il  denaro ha anche una sacralità positiva.  Quand’è che il denaro nobilita la persona? Quando viene dato generosamente per una causa; ma, in questi casi, deve subire una trasfigurazione: perché abbia una qualità positiva deve perdere alcuni aspetti negativi. Ad esempio, quando ci si scambia un regalo, ci si assicura di aver tagliato l’etichetta con il prezzo. Questa è una delle tante manifestazioni di irrazionalità: indizi che dimostrano la nostra forte esigenza di separare questi due mondi.

 

Anche Freud si è occupato di questo tema, non solo dal punto di vista dei suoi pazienti, ma anche in riferimento a se stesso.

 

Cosa pensa Freud del denaro?

 

In una lettera scherzosa che Freud scrisse a uno dei suoi allievi, egli disse che la felicità è la realizzazione differita di un desiderio preistorico, e per questo motivo la ricchezza non è felicità. Perché il denaro non è un desiderio infantile.

 

L’uomo adulto è realmente felice nel profondo quando quella parte infantile, finalmente senza divieti, può esprimersi, perché tutta la vita gli è stata vietata la realizzazione di quel desiderio. La pulsione si scarica e genera rilassamento. Freud aggiunge che il denaro che tutti rincorrono non è un desiderio infantile, perché la nozione di denaro ha una realizzazione molto più tarda rispetto all’infanzia. Per Freud, la storia per l’interesse del denaro è la storia di un continuo spostamento dell’interesse verso oggetti sempre più distanti dalle feci, fino a quello più distante in assoluto: l’oro. Freud dice che gli esseri umani sono così attratti dall’oro, non per l’oro in sé, ma perché esso è un ottimo sostituto simbolico di un desiderio primordiale che non può più esprimersi nella sua forma iniziale e neanche nelle forme secondarie (come il fango).

 

Noi amiamo molto il denaro, ma lo amiamo come sostituto simbolico: il denaro in sé non ha nessuna attrattiva. Da cosa capiamo questa cosa, secondo Freud? Ci sono alcune fonti essenziali:

 

  • Lo studio dei pazienti ossessivi che sentono il bisogno di controllare tutto. Queste persone hanno la tendenza a collezionare, tenere verso di sé, una pluralità di cose, hanno la tendenza a essere avare. Tutto ciò, secondo Freud, nient’altro è che l’espressione sotto forma patologica di un desiderio infantile: quello di trattenere le feci. Il paziente avaro, che non molla mai nulla, è spesso colui che ha disturbi nella sfera anale.
  • La cultura: nella sapienza popolare e religiosa, il denaro è sempre stato proiettato come esterno. Ci sono tantissime tracce di connessione tra sterco e denaro.

 

Inoltre, Freud studia l’associazione tra oralità e dimenticanze dei pagamenti. Questa dimenticanza non è per lui un problema economico, e riscontra in questi pazienti che dimenticano di pagare un blocco nell’evoluzione della fase orale. Quando c’è un blocco primitivo in questo campo, in certi casi, lo ritroviamo in forme di questo tipo.

 

Nel 1913, Freud scrive un’opera minore dal titolo “Nuovi consigli sulla tecnica della psicoanalisi”. Egli spiega che deve farsi pagare dai pazienti perché, se non lo facesse, i pazienti romperebbero quel legame mentale che c’è nella loro relazione medico-paziente, legame secondo il quale lui sta facendo una cura medica. Se facesse delle analisi gratuite, rafforzerebbe il transfert e verrebbe visto come un papà, un compagno ecc.

 

Nelle lettere che scrive Freud ai suoi allievi, egli sembra assumere un atteggiamento differente rispetto alle sue pubblicazioni. In una lettera a Jung, Freud riconosce nella sua autoanalisi solo un punto sul quale lui non ha pieno controllo: il problema del denaro. Freud ha sempre detto di aver avuto sempre una grande ansia nei confronti del denaro, perché veniva da una famiglia povera.

 

“Il denaro per me è un gas esilarante” scriveva.

 

Se il denaro fosse un puro strumento di circolazione, non potremmo spiegare due forme di irrazionalità che caratterizzano gli atteggiamenti degli esseri umani nei confronti del denaro:

 

  1. L’ossessione per il denaro: si tratta di atteggiamento irrazionale, una forma di rigidità caratteriale che impedisce la flessibilità e l’esplorazione delle altre fonti di piacere che il denaro può portare. È una compressione del sé. Non è ego-sintonica: è un tratto profondo di personalità che non è in sintonia con le esigenze di almeno una parte della personalità. È come se la personalità fosse divisa dalle necessità umane e, dall’altra parte, una sfera della personalità che è dominata dal desiderio di accumulazione e del detenere delle somme. Questa seconda parte sopprime la prima.
  2. Il rifiuto del denaro: possiamo definirlo come una formazione “reattiva”. Una forte pulsione viene bloccata all’interno del sé e viene mascherata dal suo opposto. Nella nostra società, cultura, il denaro è al centro. Talvolta, questo desiderio viene bloccato e tramutato nel contrario attraverso un rifiuto irrazionale del denaro. Questo concetto è stato fortemente espresso dal romanzo dell’800 in cui si costruisce questa figura dell’avaro, il quale vive una vita molto modesta dal punto di vista dei beni e compare come un personaggio quasi “monaco”.

 

In conclusione, il denaro non sembrerebbe un semplice sostituto dei beni. Esso ha un surplus di valore psicologico rispetto al suo potere di acquisto. Questo nega un principio di neutralità del denaro in rapporto al valore delle merci: il denaro è equivalente economicamente alle merci, ma da un punto di vista psicologico vale di più.

 

Ezia Quarto

 

Bibliografia:

  • Becker, G. S. (1964). Human capital. A Theoretical and Empirical Analysis, with Special Reference to Education. Columbia University Press. New York
  • Ferrari, L., & Romano, D. (1999). Mente e denaro – Introduzione alla psicologia economica. Milano : Raffaello Cortina.
  • Freud S. (1913). Nuovi consigli sulla tecnica della psicoanalisi: 1. Inizio del trattamento. Freud Opere, 7: 333-352. Torino: Boringhieri, 1975.

 

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Ezia Quarto

Ezia Quarto

Dottoressa in Scienze e Tecniche Psicologiche, studentessa magistrale di Psicologia dei processi sociali, decisionali e dei comportamenti economici presso l’Università di Milano-Bicocca.
Psicologia, sport, libri, musica, amicizia e viaggi (a volte solo mentali) sono bisogni primari. In un’eterna lotta tra istinto e razionalità.