“Desiderio di esistere”: un’opportunità per essere un vero amico

Tendiamo a porci le domande sbagliate. Vi faccio un esempio: è davvero utile discutere se sia meglio dire “disabile” piuttosto che “diversamente abile”? A mio avviso, questo non aiuta nessuno! Il deficit non diventa meno grave se etichettiamo un bambino come una “persona con bisogni educativi speciali” (BES). Anzi, sinceramente, la cosa mi disgusta parecchio. Sembra, infatti, che si stia cercando il nome giusto per una categoria, uno scatolone che poi verrrà messo da parte o peggio, che si faccia del falso perbenismo. Si perde di vista che i disabili sono PERSONE, ESSERI UMANI!Parafrasando Einstein, il vero problema è che giudichiamo i pesci per la loro capacità di arrampicarsi sugli alberi.
Mi scontro di continuo con situazioni del genere, soprattutto nell’ambito scolastico, da quando ho colto l’opportunità di diventare un operatore-amico, all’interno di un progetto di ricerca-formazione-azione dell’università di Bologna a cura del prof. Nicola Cuomo.
L’operatore-amico è impegnato di una relazione di amicizia con il bambino/ragazzo, ma non deve mai perdere di vista il suo ruolo di operatore e affiancando il piccolo amico, deve condurlo verso un miglioramento della qualità di vita in tre direzioni: socializzazione, autonomia e apprendimenti. Il progetto vuole essere un “filo d’Arianna” (questo è il primo nome dato al progetto) per bambini e ragazzi disabili, che, talvolta, vivono sotto una sorta di effetto magia e subendo passivamente quanto succede intorno a loro. Il metodo, denominato “Emozione di Conoscere“, pone le nozioni e gli apprendimenti in una relazione psico-affettiva dove l’apprendere scaturisce dall’aver vissuto attivamente l’esperienze.
Per quanto mi riguarda, seguo un bambino di 10 anni. Insieme abbiamo avviato un laboratorio di cucina, realizziamo storie e video e, quando il tempo lo permette, facciamo delle gite o organizziamo piccoli eventi con gli amici. Vi potranno sembrare azioni banali, ma vi posso assicurare che ciascuna di queste richiede una serie elaborata e complessa di “saper fare”. Per cucinare un dolce, ad esempio, bisogna fare la spesa (quindi padroneggiare la conoscenza dell’uso del denaro, se il supermercato è lontano prendere i mezzi, orientarsi), bisogna seguire la ricetta (rispettare le regole) e bisogna utilizzare utensili vari.
L’operatore-amico si occupa, anche, dei rapporti con la scuola e di far arrivare le nozioni al bambino/ragazzo per vie non tradizionali, ma efficaci (come visite ai monumenti, attraverso un cartone animato o un libro oppure attraverso lavori fatti a mano). Ad esempio, la differenza tra collina e montagna può essere affrontata costruendo un plastico che le raffiguri; così come per imparare qualcosa sugli egizi si può fare una festa dove vestirsi, mangiare piatti tipici e fare attività (come costruire un a piramide con il das o il cartoncino) tutto rigorosamente a tema.
Il progetto che vi ho descritto è solo uno dei tanti modi concreti per sostenere i bambini e i ragazzi con deficit, ed è assunto e condiviso da un gruppo di famiglie che hanno creato un’associazione chiamata “De@esi” (che ha un suo zonale anche qui a Bari) con la speranza di trovare strategie e modalità per il superamento delle problematiche che l’handicap o un contesto inadeguato propongono. Ma, soprattutto, il progetto potrebbe essere un’occassione d’oro per chiunque voglia conoscere questo mondo, crescere umanamente e professionalmente e, perchè no, anche guadagnare qualcosa.
Per chiunque fosse interessato, l’invito è a partecipare all’incontro di Sabato 11 Aprile alle ore 14:00 presso Ex Convitto Policlinico di Bari.
De@Esi

Maria Teresa Monniello

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Autori Freelance

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