Dicotomenica #10 – Di continuum

Luglio non è certo famoso per la sua respirabilità. Le ore 15.00 si tingono di biblico e un normale spostamento a piedi può facilmente travisarsi in una prova personale contro sè stessi: il Cristo che nel deserto cerca di provare al diavolo tentatore la forse poco umana tenacia nel resistere ai bisogni.
Bisogni che in quel momento, a me, quel pomeriggio, furono risolti da una casa nel centro storico, nuova, pulita e dannatamente fresca.
Ero lì invitato da un mio caro amico con cui posso condividere quel grande e ironia della sorte armonico continuum qual è la musica classica. Era fresco intorno e adesso anche dentro di me. Ma adesso un pò di wikipedia: le Variazioni Goldberg (BWV 988) sono un’opera per clavicembalo consistente in un’aria con trenta variazioni, composte da Johann Sebastian Bach fra il 1741 e il 1745 e pubblicate a Norimberga dall’editore Balthasar Schmid. Sono dedicate a Johann Gottlieb Goldberg, a quel tempo in servizio come maestro di cappella presso il conte von Brühl a Dresda. L’opera è stata concepita come un’architettura modulare di 32 brani, disposti seguendo schemi matematici e simmetrie che le conferiscono tanta coesione e CONTINUITA’ da non avere eguali nella storia della musica. Insieme all’Arte della fuga può essere considerata il vertice delle sperimentazioni di Bach nella creazione di musica per strumenti a tastiera, sia dal punto di vista tecnico-esecutivo, sia per lo stile che combina insieme ricerche di alto livello musicali e matematiche.
—- Le Variazioni Goldberg offrono il migliore esempio di una musica concepita per la ricreazione di uno spirito competente ed esigente —-
Il grande valore strutturale, l’irraggiungibile tecnica compositiva, l’abilità di toccare ogni possibilità espressiva del clavicembalo e la tecnica esecutiva richiesta sono un vero monumento all’intelligenza del grande compositore.
In tante puntate abbiamo affrontato la tematica della dicotomia, approcciandoci ai risvolti legati alla psiche in una modalità d’intendere spezzata, forse eccessivamente freudiana.
L’eco del caro Sigismondo ha urlato tenacemente ad un’evoluzione kaleidoscopica dell’epistemologia e dell’ermeneutica psicologica.
Tra i più grandi approcci, quello della psicologia del Sè è forse quello che più possiamo legare, con molta fantasia, a quest’opera del grande genio Sebastian Bach.
Considerando la personalità nella sua armonica evoluzione in itinere, la psicologia del Sè si appresta meglio all’analisi di quadri personologici piuttosto complessi, come per esempio il disturbo borderline, altresì intelligibili ma con difficoltà se si vuol rimanere radicati al passato.
—- Che sia dunque di benessere psicologico non più il paranoico evitamento delle polarizzazioni, le quali hanno già in seno la trappola paranoide per la natura schizoide che manifestano nel loro ‘esistersi’, bensì scendere in campo per imparare a vivere le diverse tonalità esistenziali di cui il continuum/canale è portatore. E’ lì che la psiche si manifesta nella sua essenza primordiale: lo specchio. Si pone specularmente e come se non bastasse dai fotoni concettuali assorbiti è in grado di sintetizzare un proprio prodotto. Il prodotto è sintesi, il raccolto di frutti positivamente creativi incontrati nel continuum/canale.
Questo prodotto, nell’accezione positiva, sarà nient’altro che l’armonia come appena scritto sopra.

Sebbene in passato le Variazioni Goldberg fossero considerate SOLTANTO un esercizio tecnico piuttosto ripetitivo, nel XX secolo il contenuto emotivo e la portata dell’intera composizione sono stati ampiamente valorizzati, anche grazie ad analisi critiche e tecniche piuttosto estese. 


La grandezza di quest’opera è dunque nella sua capacità di unire in sè ripetizione e progressione all’interno di una cornice armonica totalizzante. Non volendo astrarre l’arte dall’uomo, ma anzi vedendo in essa l’espressione dell’umana capacità creativo-simbolica, è modesto parere di chi scrive quantomeno riflettere sugli spunti psicologici che possono derivarvi.
Evitando di sovraccaricare di informazioni didattiche questa dicotomenica ed elicitandovi meglio il perchè di Glenn Gould e delle Variazioni Goldberg, repentinamente comunico l’epifania tanto scontata quanto difficile da applicare con serietà: la dicotomia è polarizzazione, il continuum ne è il canale interposto che permette la comunicazione e l’espressione risultante, l’armonia è appunto l’espressione di una perfetta comunicazione dei due poli opposti.

Nell’accezione negativa? Basterebbe aprire un’altra dicotomia, navigarvi ed uscirne col tesoro armonico di un continuum ben inteso.

https://youtube.com/watch?v=CrPrJ0ih8Kc%3Ffeature%3Dplayer_embedded


Cruz

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