Dicotomenica – #11 – ZEN & elasticità

“Un sacerdote, incontrò un giorno, un maestro zen, e, volendo metterlo in imbarazzo, gli domandò ”Senza parole e senza silenzio, sai dirmi che cos’è la realtà?”. Il maestro gli diede un pugno in faccia.”
La scorsa puntata di questa rubrica venne intitolata ”Di continuum” in celebrazione di quest’intuizione: in contesti polarizzati, è (forse) preferibile non risolvere la contraddizione fondendo due opposti che per natura sono già nettamente scissi, bensì, onde evitare il nichilismo che conseguirebbe dal fallimento del suddetto sforzo innaturale, sarebbe meglio percorrere la distanza che tra i poli vi s’interpone, poichè in tale strada possiamo capire il perchè della divisione e perciò poter auspicare comunque con incertezza a un tentativo attivo di ricongiunzione.
Allontanando ogni idea di agenda setting o delirio di propinarvi dottrine che abbiano l’idea di condizionarvi, parleremo oggi per sommissimi capi della filosofia Zen, la quale in sè è portatrice proprio della liberazione ermeneutica nei suoi aspetti negativi di condizionamento incosciente.
Il caro, forse un filo scisso, Nietzsche, nel suo immenso ed ad ogni livello apprezzato apporto filosofico espose il concetto di Eterno Ritorno come visione fenomenologica del Reale da lui stesso sostenuta.
– ”In un sistema finito, con un tempo infinito, ogni combinazione può ripetersi infinite volte.” – (F. Nietzsche)
Nel caso specifico del discorso esistenziale, Nietzsche fa notare che (essendo le “cose del mondo” di numero finito, e il tempo infinito) anche nella vita umana questo concetto è applicabile: ogni evento che possiamo vivere, l’abbiamo già vissuto infinite volte nel passato, e lo vivremo infinite volte nel futuro. La nostra stessa vita è già accaduta, e in questo modo perde di senso ogni visione escatologica della vita. In Così parlò Zarathustra Nietzsche mostra come il comprendere questo punto sia fondamentale nel processo di crescita spirituale che porta all’Oltreuomo. La caratteristica fondamentale dell’Oltreuomo sta proprio nella sua capacità di non pensare più in termini di passato e futuro, di princìpi da rispettare e scopi da raggiungere, ma vivere “qui e ora” nell’attimo presente.
Conscio del supremo valore che l’uomo attribuisce a ciò che non diviene (l’essere dei filosofi o il Dio dei popoli) e la cui negazione porta al nichilismo, volle creare una nuova fede adatta all’Oltre Uomo.
“Imprimere al divenire il carattere dell’essere, è questa la suprema volontà di potenza. […] Che tutto ritorni, è l’estremo avvicinamento del mondo del divenire a quello dell’essere: culmine della contemplazione.”
Il capo del filo di Arianna è dunque uno ed è dunque inizio della perdizione nel labirinto e termine lieto di ritrovamento dell’uscita con conseguente stupore: entrata ed uscita del labirinto stanno insieme in un’unica porta.
– I Maestri ZEN e NIETZSCHE parlano dunque dell’esistenza ontologica del Nirvana nel sapersi riscoprire essenzialmente nel proprio essere manifesti e agenti, più che nella ricerca di Verità, poichè la Verità è già manifesta e ciclicamente, in una temporalità che può allontanare la possibilità di constatarla o in un centesimo di secondo che la rende palese, si rimanifesta: un loop.
Perciò serve allontanarsi da chiunque voglia imporci le più grandi e importanti verità ed ascoltare sè stessi e ciò che ci circonda, poichè è tutto meno caotico di quello che sembra.
— Il caos infatti è padre del malessere psicologico qualora dentro di noi non abita armonia e serenità. Il caos, in quanto entità imponente ed estremamente variopinta, è onnipresente dentro e fuori noi, pur dicendo del Reale che esso è un loop.
L’armonia dentro di noi per soppesarlo non è figlia di grandi schemi, script di pensiero che abbiamo rinforzato con sangue e sudore, è bensì la capacità di vivere ”qui e ora” come diceva Nietzsche ed essa non scaturisce da chissà quale speculazione ragionata, bensì da ciò che il Koan Zen sottolinea in apertura di questa puntata: l’AZIONE.
L’azione è ciò che più connatura il nostro vissuto infantile, è la prova meno opinabile per affermare che un soggetto agente stia quantomeno cercando di non farsi schiacciare da una controparte schiacciante, è l’aspetto più naturale dell’essere umano nel senso di saper comunicare al di fuori di differenti epistemologie ed ermeneutiche.
Agendo senza timori ci pone nella migliore condizione di apprendimento qualora non abbiamo nulla di già pronto da cui attingere conoscenze: ci apriamo all’essere elastici poichè stiamo comunicando e interagendo con un mondo che abbiamo riconosciuto essere altrettanto elastico. Prova ne è colui, colei, coloro che all’approccio psicoterapico si oppongono per il terrore di essere cavie da lavaggio del cervello, come chi si rifiuta di conoscere per paura di non ritrovarsi in sè.
Ecco dunque emergente un altro aspetto: aprirsi all’apertura come segno di fiducia e amore delle basi del proprio Sè.
Se ci si ama, ci si fida e ci si cambia mantenendocisi.
– Cruz

Che ne pensi di questo articolo?

Potrebbero anche interessarti:

Autori Freelance

Autori Freelance

Psychondesk freelance è la sezione del nostro blog che raccoglie tutti gli articoli scritti dai collaboratori di psychondesk. Come satelliti che orbitano attorno ad un nucleo principale, I freelance sono autori che contribuiscono saltuariamente ad arricchire il blog con contenuti inediti