Dicotomenica #13 – No per dire Sì

#‎inconscio‬ ‪#‎io‬ ‪#‎dio‬ ‪#‎derby‬ ‪#‎golcomunque
« Ogni pensiero sorge nella mente, nel suo sorgere mira a passar fuori della mente, nell’atto; proprio come ogni pianta, germinando, cerca di salire alla luce. »
(Ralph Waldo Emerson)
Fu l’idealista Friedrich Schelling, nominato nel primo appuntamento dicotomenicale, ad operare nella direzione di questa dicotomia da lui stesso disegnata nei cui poli ritroviamo filosofia positiva da un lato, filosofia negativa dall’altro.
Filosofia negativa: direzionata al trattare dell’oggetto speculativo in modo da spiegarne l’esistenza e le peculiarità attraverso l’espressione di ciò che l’oggetto non-è: dire rosso, dicendo non-verde, non-giallo.

”Dio”, quale entità limite dei discorsi filosofici, è presentato nelle vesti negative e per ciò si parla della sua esistenza, poichè logicamente non-impensabile: logicamente necessario poichè logicamente innegabile.
Filosofia positiva: spiega l’esistenza dell’oggetto e ne sonda le caratteristiche in virtù dell’aspetto prettamente empirico, esperienziale conoscitivo per il quale al mondo siamo legati. La speculazione non parte più da assunti logici, ma dalla materia del sensibile, dell’esperito, dell’osservato, non legata alla più essenziale razionalità.
”Dio” è dunque irrazionale, nel senso di non essere in noi come lo è la razionalità bensì al di fuori e l’estasi diventa la modalità di ricerca preferibile, la quale tuttavia, nel pensiero di Schelling, non permette in sè di ritrovare il divino poichè solo e soltanto esso può rivelarsi.
Tralasciando l’ottenimento d’arbitrio divino della rivelazione, la dicotomia è già armonica e funzionale:
partendo dalla negatività, dal principio d’esclusione, si arriva ad ottundere la propria mente finchè non rimane che la mera negazione, solo e solamente. La razionalità travisata dal No, vi si identifica e perciò cerca un Sì al di fuori: se direzionata al negativo, non uscirà mai di sè fino a quando non avrà compiuto pienamente la sua opera.
Andando al di fuori, potrà aggiungere dei Sì, fino a quando non verrà travisata da essi e raggiungerà lo stato panico/panteistico delle cose, definito estasi, preludio della rivelazione divina.
Il nostro Io, dunque, in questa sede, è visto come entità volente Sè stessa e/o il Reale: procedendo con i No, giunge alla propria essenza la quale tuttavia apparirà spoglia poichè vestita da ”IL” niente e allora opterà per i Sì che la condurranno totalmente al di fuori e alla frammentazione più infinitesimale seppur estatica.
Nel 1° caso però, afferma Schelling nel suo ”idealismo trascendentale”, l’Io attraverso la negazione sperimenta la capacità distruttiva e quindi il preliminare possesso del Reale che, pian piano distruggendosi, si introflette non lasciando altro che l’Io stesso che perderebbe il senso dei suoi limiti poichè diventa egli stesso l’intero Reale esattamente come l’operare con i Sì; tuttavia l’incedere positivo dell’ottica del ”Sì, Dio è anche questo” ha in sè una tendenza regressiva al razionale, al No, che permette la salvaguardia dell’identità dell’individuo che troppo facilmente verrebbe rapito dall’estasi panica. In ciò Schelling vedeva l’Assoluto.
Tutto ciò è permesso dal processo inconscio in cui l’Io pone il non-Io dentro o fuori di sè, a detta dello stesso filosofo.
In questa sede chi vi scrive ritiene di non poco conto questa conclusione, poichè utile a sottolineare ancor con più forza cosa è l’inconscio: che il non-Io sia dentro o fuori di noi, non importa, poichè anche il nostro Io può essere dentro o fuori come la ”Teoria dei posizionamenti” meglio di tante altre ci insegna. O ancora il più grezzo sviluppo psicosessuale freudiano ha già in sè l’idea per la quale la nostra mente è frutto dell’interazione tra la nostra volontà e il mondo esterno, dove tale interazione fa sì che la volontà finisca nel mondo esterno e viceversa. O ancora il dibattito prettamente fisiologico nel considerare il nostro cervello come organo profondamente sistematico e divisivo o come sintetico e sinergico e quindi considerabile unico sebbene il più capace di tensione panica.
Certo è che definire chi siamo considerando solo noi stessi sarebbe molto complesso allo stesso modo che definire chi non siamo.
Ancor più certo è che la nostra mente va.

-Cruz

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