La droga causa davvero dipendenza?

Etichettata come “mostro”, ha portato alcuni sperimentatori a chiedersi se sia davvero il fattore unico scatenante della dipendenza. I loro risultati sembrano suggerire altro.

 

Tutti noi, durante l’arco delle nostre giornate, esprimiamo una serie infinita, ma adattiva, di bisogni, che ci permettono di sopravvivere sia dal punto di vista fisico che morale. Uno tra questi, descritto brillantemente in un precedente articolo, è il bisogno di appartenenza .

 

Volendo riassumerne i contenuti, basterebbe dire che l’uomo, in quanto animale sociale, ha bisogno di affiliarsi al prossimo, scegliendolo sulla base delle caratteristiche che ritiene più idonee per la propria persona. Sviluppando relazioni significative, quindi, è più facile poter essere anche più sani e felici.

 

In aggiunta, Kipling Williams, dopo un esperimento effettuato nell’università australiana del New South Wales, ha osservato come subire atti di ostracismo e rifiuto, che ostacolano questo bisogno di appartenenza, causi negli individui, in particolare nelle donne, lo sviluppo di uno stato d’animo depresso (o, quantomeno, tendente alla depressione),caratterizzato da ansia e dolore. Jean Twenge e i suoi collaboratori, invece, hanno sperimentato quanto l’esclusione sociale possa causare comportamenti autolesionistici in vari ambiti di vita.

 

La droga causa davvero dipendenza

 

Tra i comportamenti fortemente dannosi che possiamo annoverare, vi è la tossicodipendenza. Sulle cause della dipendenza e sul suo rapporto con l’esclusione sociale si è interrogato lo psicologo canadese Bruce K. Alexander. Egli, infatti, aveva ipotizzato che alla base della dipendenza da sostanze non ci fossero tanto le proprietà e le reazioni chimiche scatenate dalle sostanze stesse, quanto le precarie condizioni di vita sperimentate dai soggetti.

 

Per provare questa ipotesi, costruì con i suoi colleghi il Rat Park all’interno di un laboratorio della Simon Fraser University della British Columbia. Il parco si presentava come una specie di colonia naturale per topi, all’interno del quale questi ultimi avevano a disposizione compagni di sesso opposto, cibo, palline e ruote per giocare e abbastanza spazio per intrattenere relazioni di qualunque genere. Altri topi, invece, furono destinati a passare lo stesso periodo di tempo all’interno di piccole gabbie in acciaio, per poter effettuare un confronto tra le due diverse condizioni. I ratti, in entrambe le condizioni, avevano, inoltre, a disposizione due abbeveratoi, contenenti rispettivamente acqua di rubinetto e una soluzione contenente morfina (la quale provoca effetti simili all’eroina, ma non mortali come quest’ultima).

 

La droga causa davvero dipendenza

 

Dopo alcune settimane di lavoro, Alexander e collaboratori osservarono che i ratti assegnati alle gabbie avevano nel tempo ingerito una dose molto più alta di soluzione contenente morfina (circa 19 volte in più) rispetto ai compagni che avevano trascorso questo lasso di tempo all’interno del Rat Park. Inoltre, i ratti assegnati alla condizione meno confortevole rinunciavano volontariamente all’uso di morfina dopo essere stati trasferiti all’interno del Rat Park.

 

In sostanza, durante l’intero arco temporale dell’esperimento non fu riscontrato alcun sentore o sintomo di dipendenza all’interno del parco.

Il team di ricercatori concluse, quindi, che non potessero essere le droghe di per sé a causare dipendenza, ma che fossero le condizioni sociali e ambientali stressanti la causa della stessa.

 

 

La questione, però, diviene più complessa se spostiamo il focus dal mondo animale dei ratti a quello degli esseri umani. Nella vita di tutti i giorni, infatti, non ci ritroviamo né a dover fare i conti con una sorta di clausura all’interno di gabbie d’acciaio, né abbiamo la fortuna di poter trascorrere le nostre giornate in paradisi terrestri all’insegna dell’ozio.

 

Cos’è che spinge davvero l’uomo a cadere “vittima” della dipendenza? In primis, possiamo elencare una serie di fattori fortemente predisponenti: biologici, quindi relativi alle differenze genetiche; neonatali, legate al nutrimento. Tutte queste variabili possono alterare i meccanismi cerebrali e renderci più suscettibili agli effetti di un qualsiasi trauma, cambiando, dunque, il nostro tipo di risposta all’ambiente che ci circonda.

 

Ciò che si potrebbe concludere è che la dipendenza possa essere, in fin dei conti, tanto mentale quanto fisica. Sentirsi isolati, abbandonati, incompresi e senza speranza a causa delle proprie condizioni di vita potrebbe indurre a cercare rifugio e consolazione in un feticcio, come direbbe Winnicott. Il mondo non sarà un esperimento, ma può benissimo essere il nostro Rat Park o la nostra prigione per ratti.

 

Bibliografia e Sitografia:

 

Marco Angelillo ©

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Marco Angelillo

Marco Angelillo

Dottore in Scienze e tecniche psicologiche, attualmente studente magistrale in Psicologia Clinica. Con un'innata vocazione per la nullafacenza, lotto e sgobbo affinchè mi sia un giorno riconosciuta. Amo la settima arte, la musica, e me stesso.