Effetto Cocktail Party: quando l’attenzione si concentra

In un mondo rumoroso e frenetico, siamo in grado di scegliere cosa ascoltare e a cosa dare significato, scegliamo inconsapevolmente quali stimoli elaborare e quali ignorare: quali sono i meccanismi coinvolti in questo processo?

 

È sabato sera, siamo a una festa affollata, musica ad alto volume, gente che brinda, gente che canta e balla sulle note del momento, piccoli gruppetti che chiacchierano; eppure, noi riusciamo quasi perfettamente ad ascoltare le parole del nostro amico.

 

Effetto Cocktail Party 2

 

Com’è possibile?

A essere implicata in questo processo è l’attenzione. L’attenzione si caratterizza per essere un processo cognitivo che ci permette di prelevare o selezionare dall’ambiente circostante alcuni specifici stimoli e tralasciarne altri. Questa capacità cognitiva può essere suddivisa in attenzione divisa e attenzione focalizzata o selettiva. La prima si riferisce alla capacità dell’individuo di svolgere due compiti contemporaneamente e, dunque, di prestare attenzione a più stimoli nello stesso momento; la seconda, invece, si riferisce alla capacità di selezionare una singola informazione dall’ambiente e prestare attenzione solo a quella, nella possibilità di elaborarla.

 

Se in un contesto caotico, in cui gli stimoli ambientali sono molti, le conversazioni molteplici e le fonti sonore innumerevoli, riusciamo ad ascoltare, elaborare e comprendere le parole del nostro interlocutore, è per merito dell’attenzione selettiva.

 

Effetto Cocktail Party 3

 

Perché questo è possibile?

 

Nel 1953, Cherry ha dedicato i suoi studi all’attenzione selettiva, in particolare all’attenzione selettiva uditiva. Nei suoi esperimenti, l’autore si è assicurato che agli individui venissero forniti, contemporaneamente, messaggi uditivi differenti. Cherry utilizzò, quindi, l’ascolto dicotico: due messaggi differenti erano fatti ascoltare contemporaneamente tramite due canali audio, orecchio destro e orecchio sinistro: i risultati hanno mostrato che, laddove vi fossero differenze fisiche tra i due stimoli, gli individui erano in grado di selezionarne uno in particolare; al contrario, eliminando le differenze fisiche, concentrarsi su un singolo messaggio risultava essere molto difficile per i partecipanti al suo studio. Sulla base di alcune differenze dei messaggi ascoltati, quali, ad esempio, l’intensità del tono di voce o il genere del parlante, siamo in grado di isolare le informazioni di nostro interesse: Cherry chiamò questo effetto “Cocktail party”.

 

Precisiamo che, a essere ignorato, del messaggio, laddove c’erano differenze tra i due stimoli, era il suo significato, così come le parole in esso contenute; ma, a essere avvertita dagli individui, era esclusivamente l’introduzione di modifiche nei messaggi ignorati, ad esempio un forte cambiamento nel tono del parlante. L’attenzione era, dunque, in grado di filtrare alcune caratteristiche fisiche dei messaggi e ignorarne completamente il resto.

 

Questo studio, sebbene datato, è stato di estrema importanza per la crescita di interesse verso l’attenzione uditiva selettiva. Broadbent, nel 1958, ha formalizzato le sue ricerche, racchiudendole nella cosiddetta “Teoria del Filtro”: due stimoli uditivi accedono parallelamente ai nostri registri, ma a uno solo è consentito il passaggio attraverso un filtro e una successiva elaborazione, e quindi comprensione del suo significato; l’altro, invece, è completamente o quasi totalmente scartato. Non accedendo al filtro, non è possibile una sua elaborazione, né una sua comprensione in termini di significato.

 

Come scegliere il messaggio uditivo da elaborare e quello da scartare? Sulla base delle caratteristiche fisiche del messaggio, certamente, selezionando, però, quelle ritenute più importanti o salienti. Tuttavia, molto probabilmente, al messaggio ignorato non è totalmente impedito il passaggio attraverso il filtro, ma semplicemente attenuato (Treisman, 1960).

 

Secondo le ricerche condotte da Treismann, molto importante in questo processo è la capacità degli individui e la disponibilità, in termini di risorse, di analizzare entrambi gli stimoli. Laddove le risorse risultano essere insufficienti, si procede selezionando un unico solo stimolo.

 

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In ogni caso, gli studi condotti dimostrano che il messaggio ignorato decade abbastanza rapidamente, dunque è chiaro che non lo ricorderemo. Sebbene queste ricerche siano state condotte in un passato non così tanto vicino, rappresentano un fondamento della psicologia cognitiva, e hanno aperto la strada a numerosi altri studi che sottolineano l’importanza svolta dall’attenzione selettiva, la quale ci consente di discriminare lo stimolo per noi più saliente tra molteplici.

 

Molto spesso, non ricordiamo qualcosa che ci è stato detto, forse durante una conversazione di gruppo o in una situazione caotica, ed è subito colpa della nostra memoria, che per ognuno di noi non è mai abbastanza! Ma… siamo sicuri di aver prestato la giusta attenzione alle informazioni “perse”?

 

Elisabetta Ricciardi

 

Bibliografia:

  • Broadbent, D.E. (1958). Perception and Communication. Oxford: Pergamon.
  • Cherry, E. C. (1953). Some experiments on the recognition of speech, with one and with two ears. The Journal of the acoustical society of America, 25(5), 975-979.
  • Treisman, A. M. (1964). Verbal cues, language, and meaning in selective attention. The American journal of psychology, 77(2), 206-219.

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Elisabetta Ricciardi

Studentessa in psicologia clinica presso l'università degli studi di Bari, neo-laureata in Scienze e tecniche psicologiche. Interessata al teatro e alle poesie.