Essere dipendenti dal lavoro? Si può!

Si chiama “Workaholism”, come è stata anche definita in America, rifacendosi al termine inglese “alcoholism” (con cui si designa la dipendenza da alcool), ed è un fenomeno moderno con cui si denomina la dipendenza dal lavoro.

La concezione del lavoro e la sua collocazione all’interno della vita di una persona e delle sue abitudini quotidiane si è modificata radicalmente dal passato ad oggi. Il lavoro, infatti, è stato per secoli ritenuto un’attività ignobile, da assegnare principalmente a schiavi e prigionieri. In alcune culture, come in quella spagnola, la stessa etimologia della parola “trabajo” nasceva dal termine latino “tripalium”, che stava ad indicare uno strumento di tortura destinato agli schiavi che non producevano.
Nel 1700 il lavoro cominciò a diventare un’attività sempre più diffusa tra i rappresentanti di tutte le classi sociali e gradualmente iniziò ad essere considerato come un’attività dignitosa e orientata al raggiungimento di un obiettivo.

Ulteriori trasformazioni, osservate negli ultimi secoli, hanno decretato il lavoro non solo come un’attività necessaria per vivere, in quanto consente l’indipendenza economica, ma anche un mezzo di affermazione nella società, che determina lo status dell’individuo: esso è diventato, cioè, uno strumento essenziale per essere integrati e apprezzati a livello sociale.
In seguito a questi cambiamenti, è incrementato il peso dell’identità lavorativa sull’identità personale: ciò ha portato, negli ultimi anni, a dedicare al lavoro sempre maggiori energie generando ricadute negative sulla vita psico-sociale e sulla salute fisica.
La quantità di ore dedicate al lavoro può essere considerata come una conseguenza dell’apprensione del lavoratore (soprattutto dei dirigenti) di “non farcela” se dedica al lavoro un tempo normale. A questo proposito, si parla di dipendenza dal lavoro che un tempo rappresentava una prerogativa maschile ma che oggi, forse in ragione dell’importanza che il lavoro ha sempre rivestito nella lotta sociale per il riconoscimento dei diritti delle donne, comincia ad estendersi anche a questo sesso.
Questa forma di dipendenza determina frequenti effetti negativi sulle relazioni interpersonali in rapporto a un tono dell’umore ora

ansioso ora depresso e a condotte di carattere perfezionistico, quasi ossessivo.
Questa sindrome comprende tre dimensioni: forte coinvolgimento emotivo sul lavoro, sentimenti e percezioni costantemente indirizzate sul lavoro, soddisfazione derivante pressocché esclusivamente dal lavoro. In molti casi la sindrome è mantenuta poiché rinforzata dall’organizzazione con prolungamenti d’orario, promesse di carriera in cambio di impegno extraruolo e diffusione di tecnologie per non staccare dal lavoro anche quando si è a casa.
Affrontare questo tipo di problema significa ridimensionare i tempi e gli spazi da dedicare alla vita lavorativa, riscoprendo altre attività, spesso meno remunerative, talvolta altrettanto gratificanti, mediante le quali è possibile cominciare a sentirsi gratificati e disegnare nuovi obiettivi con altrettanta creatività.

Calliope

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Palma Guarini

Palma Guarini

Dottoressa in Scienze e Tecniche Psicologiche, studentessa in Formazione e Gestione delle Risorse Umane. Spesso animata da uno spirito polemico ma innamorata del talento, dell'arte e dei sogni.