Estetica della nota invisibile

Premessa

Nel 1952 il compositore John Cage “non” scrisse una composizione in tre movimenti per qualsiasi strumento o ensemble, che rappresenta una pietra miliare per tutta la storia della musica moderna. L’intuizione geniale fu quella di ridare dignità al sottofondo naturale di ogni tipo di musica che caratterizza e determina l’esecuzione stessa. In questa composizione emerge l’importanza della musica che ci accompagna fin da quando siamo nel feto materno per 40 settimane. Rumore di fondo, rumore di riempimento. Rumore eletto da questo momento in avanti musica del mondo naturale agita dall’inconsapevolezza.
– Entrata in scena
– Inizio primo movimento.

Silenzio è rumore. Testardo rumore bianco, iconico rumore fisiologico, caotico rumore di intenzionalità esibita. Popolo di rumori trasformati, nella nostra mente, in suoni protoarmonoci. I nostri pensieri galoppano in labirinti mentali tra esili steli piegati dalla brezza del genio. Sono libere associazioni e immagini rimosse che riemergono in 4…. Prendiamoci il nostro tempo. Il tempo esiste. C’è tempo per scrutare ciò che ha significato. C’è tempo. Il tempo è limitato. Il tempo è scandito da singulti. Stiamo giungendo, a ritmo dei nostri pensieri, al cospetto di qualcosa di mastodontico. È dentro di noi. Si nasconde. Avanti veloce. Ne saremo sommersi. Ne saremo riempiti. Rumore fuori e dentro di noi. Avvolti dell’irrealtà in un turbinio di incosciente incredulità. Ecco un ciclope. Un occhio solo sul suo volto. Guarda il mondo. Tu, ora, con l’altro occhio indaga. Osserva dentro di te senza dimenticare ciò che c’è fuori. Un invito, piccolo spaesato uomo nelle lande dell’incoscienza.
– Fine primo movimento
Sull’onda dell’incertezza.

– Inizio secondo movimento
Rilassamento e incredulità. Condanna. Decapitato il gigante con un occhio solo. Cogli l’occhio e guardaci attraverso. Rimbomba nell’antro l’emozione della caduta. Annichilimento. Ho visto ora. Compianta immagine del sé ti cerco. Sto davvero ascoltando ora. Odo il suono della mia vita che si erge dall’oscuro. Infinite scale. Libero di scendere o salire verso il centro del palcoscenico. È in scena una commedia tragica ora. Lo spettacolo va avanti. Tempo bastante. Riflessione suprema nel fascio di tempo che ci avvolge. Neonati sulle poltrone. Centinaia di neonati in fasce non discernono il vero. È tutti in un triste epilogo. La radura dei rumori si apre. Si diradano. Brezza gelida in grembo e fumo sulle corde. Offuscate dal rumore del silenzio. – Fine secondo movimento
Perdetevi. È musica sempre nuova.

– Inizio terzo movimento
Isolamento emotivo. La realtà si finge. In una camera anecoica sentiamo il nostro cuore battere, gli impulsi elettrici dei nostri neuroni che si trasmettono per tutto il sistema nervoso. Tamburi. Tamburi negli abissi del nostro stomaco. Un corno francese, gutturale e cristallino, emerge ad ogni respiro. Ci grattiamo e pizzichiamo le corde della nostra cute. Siamo soli in silenzio. E un’orchestra suona. Suona dentro di noi. Saziati dalla coltre delle metanote che ci circondano scostiamo le tende di un teatro immaginario.
L’ode all’idea di suono si manifesta nella sua completezza. – Fine terzo movimento
– Uscita dalla scena
Esame di realtà compromesso.

Nunzio Langiulli

P.S. 4 minuti e 33 secondi corrispondono a 273 secondi. Lo zero assoluto è posizionato a -273.15 ° C , temperatura irraggiungibile. Il silenzio non solo non è raggiungibile, ma è musica per chi lo sa ascoltare.

Perdetevi in 4’33”.

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