Etica del lavoro: da Esiodo ai giorni nostri

<<Ma tu ricorda sempre i miei consigli:
lavora, Perse, stirpe divina, perché Fame
ti odî e t’ami l’augusta Demetra dalla bella corona,
e di ciò che occorre per vivere t’empia il granaio.
Fame sempre è compagna dell’uomo pigro;
e uomini e dèi hanno in odio chi, inoperoso,
vive ai fuchi senz’arma somigliante nell’indole,
i quali la fatica dell’api consumano in ozio,
mangiando; a te sia caro occuparti di opere adatte
perché del cibo nella sua stagione raccolto ti si empia il granaio.
Grazie al lavoro gli uomini hanno grandi armenti e son ricchi,
e lavorando sarai molto più caro agli dèi
e anche agli uomini, perché i pigri hanno in odio.
Il lavoro non è vergogna; è l’ozio vergogna;
se tu lavori, presto ti invidierà chi è senza lavoro
mentre arricchisci; perché chi è ricco ha successo e benessere.
Per te, dove t’ha posto la sorte, è meglio il lavoro.
Distogli dai beni degli altri l’animo sconsiderato
e al lavoro rivolgiti, pensa ai mezzi per vivere, così come io ti consiglio.
Non è una buona vergogna quella che accompagna l’uomo indigente,
la vergogna che gli uomini molto danneggia o aiuta;
alla miseria si aggiunge vergogna, alla fortuna l’audacia.>>
Ἔργα καὶ Ἡμέραι,
Esiodo, Le Opere e i Giorni

In un giorno come questo non potevamo non soffermarci sulla necessità del lavoro e sul valore che esso assume per l’uomo.
Non potevamo, dunque, prescindere dal contributo del poeta del monte Elicona, Esiodo, nella sua opera Ἔργα καὶ Ἡμέραι (“Le opere e i giorni”).
Tema centrale della sua opera è la necessità etica del lavoro, imposto dagli dei, che hanno negato agli uomini un’esistenza facile per punirli sia dell’affronto di Prometeo, ladro del fuoco, sia dell’episodio del vaso di Pandora, inviato per
vendetta da Zeus, tramite il quale si diffusero tutti i mali, sia della progressiva degenerazione, malvagità ed empietà delle stirpi umane successive a quella aurea.
Seppur presentato come una punizione divina, il lavoro è lodato come
fondamento della dignità e della prosperità dell’uomo, in un inno all’operosità e all’attivismo, assumendo una visione duale come disgrazia e al tempo stesso come strumento di elevazione.
Questa visione duale è mantenuta dall’opposizione di due caratteristiche associate all’uomo: l’una positiva, la Δίκη (giustizia), che “risveglia il pigro e lo induce al lavoro, al miglioramento della propria attività lavorativa”; l’altra negativa, la ὕβϱις (superbia), che “genera biasimo, favorisce la guerra cattiva e la discordia”.
Per Esiodo, il lavoro non è inteso come condanna ma come premio poiché l’uomo deve evitare l’inganno, la violenza e la superbia e vivere di onesto lavoro e rispettare i dettami della natura. Il lavoro è premio a se stesso e, solo grazie ad esso, la vita dell’uomo assume senso.
Il messaggio che Esiodo offre a Perse (ed è incredibilmente attuale) è un’esortazione a fuggire la ὕβϱις e a vivere secondo giustizia, secondo Δίκη.
E allora, cari lettori, un breve messaggio dopo aver commentato una piccola parte dell’opera di Esiodo volevamo lasciarlo anche noi: non soffermiamoci a pensare che nelle nostre realtà non ci sia possibilità di lavorare. Siamo noi la risorsa, siamo noi la possibilità di cambiare concretamente i contesti in cui viviamo.
Dobbiamo essere noi l’uomo laborioso che tanto esalta Esiodo: e per “laborioso” non si intende colui che possiede un lavoro, ma colui che ha sete di conoscenza, sete di intuizione, colui che non si arrende di fronte alla “prima porta sbattuta in faccia”. Ricerchiamo la nostra giustizia, la nostra strada, facciamoci guidare dalle nostre passioni: solo così la dura fatica verrà ripagata.
Troppo comodo, oggi, dire che bisogna modificare il primo articolo della Costituzione Italiana e ancora più comodo scriverlo sul web.
Metteteci la faccia, metteteci il sudore delle vostre menti e prima o poi qualcuno riconoscerà il talento di cui siete dotati.
Buon primo maggio, Amici!

Calliope

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Palma Guarini

Palma Guarini

Dottoressa in Scienze e Tecniche Psicologiche, studentessa in Formazione e Gestione delle Risorse Umane. Spesso animata da uno spirito polemico ma innamorata del talento, dell'arte e dei sogni.