Ezio Bosso, una terapia di nome musica

Sorride Ezio Bosso dinanzi agli spettatori della 66° edizione del Festival della musica italiana di Sanremo. Il suo sorriso pervade l’intero schermo e la musica che ha composto e di cui fa dono durante la sua esibizione sorride insieme a lui. Recita con il viso, con le labbra e con i suoi occhi luminosi una melodia danzante “Following a bird” tratta dal suo primo disco “The 12th room”. È un momento indimenticabile: l’orchestra, Carlo Conti ed il pubblico intero ammirano un’esibizione poetica e ricca di emozioni. Ezio Bosso nasce a Torino nel 1971 e si affaccia al panorama musicale fin da quando è bambino, istruito da una prozia pianista. Continua la sua formazione a Vienna sotto la guida di personaggi eccelsi come Streicher, Osterreicher e Scholckner. È riconosciuto ormai da anni come uno dei compositori e musicisti più importanti della sua generazione: con una concezione della musica poetica e ricca di significati, colora il Festival di Sanremo di poesia. Non è un caso che l’artista consideri la musica come l’unica terapia possibile. Infatti Bosso è stato colpito dalla Sclerosi Laterale Amiotrofica (SLA), una malattia neurodegenerativa e progressiva che colpisce primariamente le cellule motorie del sistema nervoso. Il musicista si presenta sul palco dell’Ariston su una sedia a rotelle, incapace di deambulare con autonomia. Ha possibilità di muovere le braccia, le mani e le dita: può ancora suonare il suo amato pianoforte; in parte ha perso la possibilità di parlare in maniera chiara e corretta. Così come il musicista, i malati di SLA vanno incontro ad un progressivo indebolimento muscolare e ad una graduale perdita di abilità motorie quindi in particolare distrofia muscolare, spasticità, disartria, fino alla paralisi totale ed alla morte per insufficienza respiratoria. L’etimologia del termine “amiotrofico” aiuta a chiarire meglio il decorso negativo della malattia: “a” è l’alfa privativa, corrispondente alla negazione; “mio” corrisponde al termine “muscolo” e “trofico” significa “sviluppo”. Questo si traduce nel fatto che i muscoli si indeboliscono e si atrofizzano; il termine “laterale” si riferisce alla zona del midollo spinale. La malattia di SLA va sempre più diffondendosi e con essa aumenta giorno per giorno la speranza di poter trovare cure adatte alla malattia. La cura del paziente di SLA coinvolge un’equipe di esperti, la cui varietà rispecchia appieno il vasto raggio di sintomi della malattia stessa. Non esiste ad oggi un trattamento efficace in grado di bloccare il decorso della malattia. Infatti il trattamento farmacologico non è così tanto valido: uno dei medicinali più frequentemente utilizzati è il Rinuzolo che comportà però alcuni danni collaterali, soprattutto a livello epatico. Un secondo farmaco adatto alla malattia è il Resveratrolo utile a stimolare le connessioni neuronali, ma non fruibile da tutti a causa degli alti costi. Oltre a quello farmacologico, efficace in molti casi è il trattamento con le cellule staminali: questa potrebbe costituire una prospettiva terapeutica per numerose patologie neurodegenerative e neuromuscolari al momento incurabili come nel caso dell SLA. Le cellule staminali sono capaci di autorinnovarsi, dando origine a cellule differenziate come quelle ematiche, nervose e muscolari.

“La malattia non è la mia identità, è più una questione estetica. Ha cambiato i miei ritmi, la mia vita. Ogni tanto “evaporo”. Ma non ho paura che mi tolga la musica, perché lo ha già fatto. La cosa peggiore che possa fare è tenermi fermo. Ogni giorno che c’è, c’è. E il passato va lasciato a qualcun altro.”

[Ezio Bosso]

Stefania De Fiore

BIBLIOGRAFIA:

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Stefania De Fiore

Dottoressa in Scienze e Tecniche Psicologiche, studentessa di Psicologia Clinica. Continua voglia di scoprire ed imparare, costantemente alla ricerca di confronti con le persone, grande fonte di ispirazione.