Gli occhi al cielo: intervista agli attori

Abbiamo pensato a come presentare questo lavoro insieme, in un modo che ci rappresentasse: non è facile parlare dell’esperienza di cortometraggio che abbiamo vissuto, ma per fare in modo che tutti potessimo dire la nostra, abbiamo deciso di creare questa piccola intervista!
Chi scrive è Sabrina Guaragno, l’interprete della “bulla” dai capelli rossi che ha fatto rabbia un po’ a tutti (spero che vi abbia fatto anche ridere!), ed eccomi qui a interpretare il ruolo di intervistatrice per conto del gruppo! Iniziamo subito!

 

Le prime domande sono da rivolgere, ovviamente al nostro Fabio, ovvero a Gabriele Ruggieri che ha interpretato il suo ruolo in maniera egregia e ci ha anche fatto emozionare!
Gabriele, sei stato designato come il protagonista quasi senza deciderlo, ma hai accettato, non senza un po’ di timidezza. Lo rifaresti? Cosa ti ha lasciato questa esperienza? E a livello emotivo, com’è stato rivedersi nel “grande schermo” in classe durante l’ultimo giorno di frequenza dell’università (del triennio, peraltro!)?

 

Io non parlerei di ‘protagonista’ in senso stretto, magari inteso anche come figura che predomina sulle altre. Allargherei il significato e oserei parlare piuttosto di ‘gruppo-protagonista’. Questo perché il risultato ottenuto, buono o pessimo che sia, è il frutto di un lavoro di collaborazione tra tutti, anche difficile talvolta… spesso.
Fabio è stato immaginato e costruito insieme, sia nei termini del significato e del messaggio da trasmettere attraverso la sua storia, ma anche nei termini più materiali e pragmatici. Mi riferisco ad esempio a quali comportamenti dovesse assumere, dove i suoi occhi dovessero guardare oppure quali fossero le sue emozioni predominanti.
Certo poi, necessariamente, qualcuno doveva assumere concretamente il ruolo di Fabio, ma dal mio punto di vista questa è una cosa secondaria. In qualche modo non sono stato altro che un ‘esecutore’ di qualcosa che già esisteva nelle nostre teste e che è stato davvero il risultato del contributo di tutti.
Ci tengo poi ad aggiungere che, come spesso accade nella realizzazione di qualcosa, ci si lascia troppo prendere dai dettagli e delle piccole cose che non vanno o che vorremmo riuscire a rendere meglio, e si perdono così di vista i punti di forza e soprattutto la visione di insieme di ciò che si sta facendo.
Questo significa che talvolta, durante le riprese, mi sono dispiaciuto dell’
apparenterisultato della scena e che perciò il messaggio finale potesse poi perdersi e non arrivare dall’altra parte.
Quando il cortometraggio è stato proiettato per la prima volta, anche per me è stata la prima possibilità di vederlo completo, dall’inizio alla fine e nel suo insieme. Il risultato finale ha spazzato via ogni dubbio e incertezze che erano state presenti prima.”

 

Adesso qualche domanda a Roberta Giusto, la seconda attrice comparsa nel corto, ma che, come molti altri di noi, ha interpretato più personaggi, tra cui quello più importante forse è proprio quello della madre di Fabio.
Roberta, cosa pensi del personaggio che hai interpretato? E’ stato facile interpretare la madre di Fabio o ti sei trovata in difficoltà? E ancora, qual è la parte che ti è piaciuto interpretare di più tra quella della madre di Fabio, della “passante” e della bulla?

 

Il personaggio della madre è stato sicuramente più impegnativo da svolgere rispetto agli altri due ruoli, in quanto mi sono dovuta immedesimare in una madre “assente” che antepone altri impegni, più futili, a quelli che sono i bisogni di un figlio che necessita di un supporto maggiore e più sensibile da parte del mondo che lo circonda… e se, anche nell’ambito familiare è considerato un peso, non è difficile immaginarsi la situazione extra-familiare frustrante che ogni giorno il ragazzo subisce. Essendo il ruolo “distaccato” della madre, non è stato così difficile interpretarlo perché sono a conoscenza di racconti madre-figli molto più intensi negativamente e quindi è stato come riportare esperienze reali sulla scena. Il ruolo più divertente è stato quello della “bulla”, nonostante sia stato il peggiore da un punto di vista emotivo… sentendomi tremendamente in colpa per le derisioni che stavamo mettendo in atto. Tuttavia il ruolo principale rimane quello della madre e spero che possa far riflettere chiunque lo veda… prendendo come esempio da NON seguire quello che ho interpretato.”

 

Ora rivolgiamoci a Nicola Losito che, nonostante i suoi mille impegni, ci ha graziato con la sua presenza, interpretando il padre insensibile di Fabio, ma anche il “ragazzo molestatore” (come a noi piace definirlo) che blocca la sorella di Fabio per strada chiedendole insistentemente di passare un po’ di tempo con lui.
Ciao Nico, mi stai ascoltando? Ah, sì, eccolo qui. Beh, una domanda un po’ diversa. Avresti voluto interpretare Fabio tu stesso, o sei contento delle parti che ti sono state affidate? Cosa ti è piaciuto maggiormente del cortometraggio? E ancora, cosa avresti fatto diversamente?

 

Sì sì ti ascolto, ma ti prego facciamo in fretta che ho da fare! Per quanto riguarda la parte da interpretare… ammetto di non aver provato per nulla invidia nei confronti di Gabriele. Anche se si è “visto” poco sullo schermo, è stato sicuramente quello di noi con più pressione. I ruoli che mi sono stati affidati, anche se un po’ minori, sono stati molto divertenti, anche perché erano personaggi con caratteri e in situazioni totalmente diverse. Quante risate ci siamo fatti per la litigata in famiglia! Le parti più belle del cortometraggio sono state sicuramente quelle che non sono state riprese. Tutto il tempo perso a organizzare la scena, rivedere ciò che era stato appena girato, riderci su o criticarlo per provare a migliorare l’inquadratura o per allungare le parti di ciascuno sono state un esperienza che ripeterei volentieri, magari provando ad essere un po’ più presente. In generale il lavoro svolto è stato ottimo, tutti hanno avuto la possibilità di mettersi alla prova e di trasmettere un bel messaggio positivo… cos’altro si può migliorare?
Beh adesso vado proprio che è tardi, un saluto a te e a tutti quanti e grazie per l’intervista!”

 

Ora poniamo qualche domanda a Caterina Mattia! E per fortuna che c’era lei, altrimenti avremmo dovuto girare le scene della casa di Fabio nei corridoi dell’università…

 

Cate! Qualche domanda indiscreta, ma non troppo dai. Cosa pensi del personaggio che hai interpretato? Sarebbe difficile, secondo te, essere la sorella di un ragazzo autistico? I ruoli che hai interpretato nel corto e questa esperienza in generale, ti hanno fatto riflettere?

 

Ciao! Partirò dalla seconda. Credo che sarebbe veramente difficile, sotto qualsiasi aspetto. Non credo sia utile negare tanti sentimenti negativi che, credo, sia normale provare in certe situazioni. Sicuramente ci si sente frustrati in queste circostanze. Però, e questo abbiamo cercato di farlo emergere nel corto, si è comunque fratelli. Quindi un aiuto ed un sostegno non dovrebbero mai venire a mancare. Il ruolo era quello di una sorella comunque maggiore che, nonostante sembri farlo controvoglia, sa che deve aiutare non solo il fratello, ma la famiglia in generale, prendendosi comunque una serie di responsabilità sulle spalle, che sicuramente non sono sempre facili da avere (soprattutto in una società in cui non tutti hanno la sensibilità e le conoscenze per capire il disagio).
L’esperienza è stata sicuramente intensa. Dover analizzare e calarci in questa situazione non è stato facile, sotto qualsiasi punto di vista. Sicuramente adesso siamo tutti un po’ più consapevoli riguardo certe situazioni, e come queste vengono vissute – male- in una società purtroppo non sempre pronta ad affrontarle.”

 

Ora diamo parola alla nostra professoressa di fiducia! Ovvero a Viviana Rotolo che ha interpretato principalmente la professoressa, dimostrando molte doti di leadership (brava prof, brava), e che si è sottoposta a una seduta di “trucco e parrucco” e restyling prima della sua interpretazione… ok, basta a dire stupidate!

 

Viviana, ti sei trovata bene nell’interpretare il ruolo della professoressa o avresti preferito qualcosa di diverso? Secondo te, la professoressa di Fabio aveva davvero capito come comportarsi in una situazione tanto delicata? E per finire, come pensi che abbia influito questa esperienza su di te e su ciò che pensi dell’argomento?

 

Salve a tutti! É la prof che vi scrive. Premetto che recitare non è stato facilissimo: c’era tanto imbarazzo e paura di dire cavolate. E poi… l’avete visto come ero conciata? Scherzi a parte, è stato un ruolo particolare perché la professoressa che ho interpretato, si è trovata in forte difficoltà quando ha ricevuto la visita dalla sorella di Fabio, e ha dovuto sottolineare alla collega la motivazione. La risposta ‘mio fratello è autistico’ ha suscitato forte imbarazzo nel mio personaggio e ha fatto calare il silenzio… infatti pensa bene di tagliare la testa al toro, con un buon caffè.
Credo che la difficoltà della prof sia capibile e molto attuale perché, ad oggi, manca ancora una formazione adeguata ed estesa a tutti gli insegnanti, tale da permettergli di approcciarsi con tatto alle difficoltà degli alunni. Negli ambienti scolastici, manca, a mio parere, un ascolto più profondo e attento soprattutto per le persone con disabilità, di qualsiasi tipo. Infine, spero che questo corto abbia, anche in minima parte, sensibilizzato non solo maestre e insegnanti ma chiunque si trovi in contatto con delle realtà cosi preziose che non hanno bisogno di persone che gli voltano le spalle ma, al contrario, di una mano, ‘tesa nel modo giusto’, come ci ricorda il video.”

Ed ora qualche parolina con Marica… ehi, ma dov’è? Scendi da quel banco! Marica è stata molto attiva durante le riprese, non la smetteva di parlare un attimo! Ha dato un certo supporto alla realizzazione del corto, interpretando una fantastica professoressa very gentleman e il ruolo di Giovanna, una compagna di classe di “Fabietto” che viene chiamata dalla professoressa per aiutarlo a fare i suoi esercizi.
Giovanna… ehm, Marica, com’è stato lavorare a questo cortometraggio?
Bhe… A essere sincera all’inizio non pensavo riuscissimo sul serio a mettere su un vero e proprio mini cortometraggio.
Anche se l’entusiasmo di ognuno di noi si è rivelato davvero contagioso. Eravamo un vero e proprio team, ognuno con le sue idee e ognuno con la propria personalità, sempre pronti a incoraggiarci anche quando il lavoro sembrava non essere dei migliori. Rivedere il nostro mini film tutto per intero mi ha fatto un po’ effetto, davvero l’ho percepito emozionante e diretto. Credo che il merito di questo lavoro vada alla nostra voglia di trasmettere qualcosa di semplice, ma allo stesso tempo introspettivo e provare a dare qualche input e stimolo sull’ autismo. Ci sono state molte discussioni, costruttive , ognuno di noi era interessato a trasmettere in maniera più empatica possibile le vicende del nostro Fabio. Da aspiranti psicologi dovremmo provare a trasmettere emozioni, sicurezze, autonomia , provando a non rimanere imprigionati nelle nostre linee guida da manuale. Per ora abbiamo ricevuto molti feedback positivi e speriamo che questo articolo porti a far riflettere , se pur per 13 minuti quante più persone possibili. Dovremmo provare tutti a guardare il mondo dalla prospettiva dell’altro prima di giudicare.”


 

Ok, qui dovrei intervistare me stessa (oddio che imbarazzo), ma ovviamente sono l’intervistatrice e mi svincolo da questa parte con molta grazia. No, scherzo. Vi racconto brevemente qualcosina. Cerco di essere breve. La mia prolissità innata piangerà, ma non importa.

 

La realizzazione di questo cortometraggio è stata un’esperienza bellissima, e mi sono impegnata molto per completarla al meglio, passando un sacco di tempo a cercare la migliore combinazione per il montaggio: doveva essere tutto perfetto! Il risultato non sarà perfetto ma parla di noi: di un gruppo di ragazzi che si sono sentiti sempre più uniti nella realizzazione di questo obiettivo. Una parolina sul mio ruolo? Ok ok, era ovvio che con i miei capelli Rosso Malpelo sarebbe stato semplice interpretare un ruolo ingrato come quello della “bulla” (non ridete, vi ho visto!),nonostante io sia, di carattere, il completo opposto di una persona insensibile come quella che interpreto. Ma qualcuno deve pur fare il ruolo del cattivo! (risata malefica).”

 

Ora diamo parola all’interprete di uno dei personaggi più importanti dell’intero cortometraggio, ovvero colei che, spezzando il muro di silenzio e indifferenza che circonda Fabio per tutta la durata della sua giornata, riesce finalmente a mettersi in sintonia con lui. Fabio non si ritrae dal tocco della sua mano e, insieme, volgono gli “occhi al cielo”.

 

Antonella, ti ha fatto piacere interpretare questo “angelico” personaggio? Pensi che sia in sintonia con te stessa o credi che, in quella situazione, avresti agito in maniera differente? E infine, cosa ti ha trasmesso questa esperienza dal punto di vista personale?

 

Sicuramente, mi ha fatto più che piacere interpretare quella che è -senza ombra di dubbio- la chiave di volta dell’intero cortometraggio. Questo piacere, però, non è collegato unicamente all’importanza in sé del personaggio, quanto piuttosto al significato simbolico di cui è intriso. La dolce ragazza si discosta completamente dalla massa; non deride la Differenza, non insulta o sminuisce il comportamento di Fabio, così introspettivo, così complesso. Piuttosto è incuriosita dalla sua complessità; osserva, assapora i suoi impercettibili comportamenti e riveste l’aereoplanino della giusta importanza, al contrario di ogni altro personaggio. Così – grazie a quel minuto particolare- riesce a mettersi in contatto con il grande, invisibile mondo di Fabio. La via giusta d’accesso nei territori che non comprendiamo, spesso, è la delicatezza e l’attenzione nei dettagli.
Se avrei agito nel medesimo modo? È difficile rispondere a questa domanda, poiché la vita non è così chiara quanto un copione, ma sicuramente avrei osservato a lungo Fabio, avrei tentato di comprende il materiale della sua personalità che risiede dentro la difficile e pesante “armatura” dell’autismo.
Anche questo fa parte di una simile esperienza: la riflessione su se stessi, sugli altri e sulle problematicità lontane da noi, ma di cui possiamo interessarci.
Sono fiera del nostro lavoro, fiera dei miei compagni che si sono sempre messi in gioco, anche e soprattutto attraverso scontri di opinione. Credo che sarà un bel, dolce, sottile ricordo per tutti noi!”

 

Che altro aggiungere? Penso che abbiamo già detto tutto. Vogliamo ringraziare tutti coloro che hanno visto il cortometraggio, che ci hanno fatto i complimenti, che hanno sprecato un sorriso o una lacrima per il finale… vuole dire che il messaggio è arrivato a destinazione.

Gabriele Ruggieri
Viviana Rotolo
Evelina Caterina Mattia
Sabrina Guaragno
Nicola Losito
Marica Lorusso
Roberta Giusto
Antonella Intini

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Autori Freelance

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