I Guardiani della galassia e la diversabilità

Guardi uno dei tuoi film tratti dai fumetti Marvel preferiti, pieno di colori, rimandi storici a mode, musica e costumi passati nonostante tratti di un tempo indefinito futuristico, in cui tutto si svolge nell’universo, relegando la Terra in un luogo trascurato, lei che non è poi tanto abituata a questo trattamento. E ti viene da chiederti come mai ci trovi tanto di ciò che ti circonda, in un contesto così estraniato, fumettistico, pittoresco, in cui alieni dalle fattezze umanoidi fanno battute sarcastiche inopportune, per ritrovarsi un momento dopo a guidare un’astronave inseguiti da temibili nemici, portando con sé una gemma dell’infinito, un oggetto potentissimo che potrebbe radere al suolo pianeti e che, unita con le sue gemelle, potrebbe distruggere o sottomettere ad una dittatura eterna l’intero universo e le incredibili creature che lo popolano.

Poi capisci che la situazione non è tanto diversa dal reale, e che gli alieni dalla pelle di colori variabili, orecchie a punta, occhi psichedelici, sono solo da ricondurre alle tante diversità che popolano il nostro mondo, e che a volte, nel quotidiano, sembrano quasi più insormontabili di quanto appaiano in un’ottica aliena e universale come in questo film.

Partendo dal presupposto che il nostro mondo è caratterizzato da infinite sfumature, dove ognuno di noi può essere alieno a se stesso e agli altri in mille modi diversi senza bisogno di appartenere ad un altro pianeta e che tali differenze, spesso sopravvalutate, tendono a dividere invece che a creare un ambiente di interesse e curiosità reciproca, l’attenzione è posta in particolare su due personaggi, protagonisti e appartenenti alla “cricca” ben assortita dei “Guardiani della galassia”, che per l’appunto dà il nome al film e alla serie di fumetti da cui è tratta: Groot e Rocket Racoon. I due personaggi meno simil-umani del quintetto: uno ha l’aspetto di un albero con braccia e gambe formati da nodosi rami e il volto innocuo (nonostante sia modellato su quello di Vin Diesel); l’altro è un procione che sì, parla, e dice anche un sacco di parolacce. Ma cosa hanno in comune questi due personaggi?
Nulla, si direbbe. Eppure sono complementari, perché in comune hanno la loro diversità.
Groot non parla, se non per affermare il suo nome, in una continua definizione di quello che è. Ma capisce, capisce quasi tutto quello che gli si dice, con il suo sguardo ingenuo, i modi buffi che lo fanno sembrare un pesce fuor d’acqua, e in qualche modo ispirano affetto, nonostante sia un essere che può fare paura per la sua altezza e per la sua forza e la capacità di far crescere i suoi arbusti fino a lambire chiunque e forse, fino ad essere capace di uccidere.
Rocket Racoon ha l’aspetto innocuo, ma la lingua tagliente, un’intelligenza straordinaria indotta dai numerosi esperimenti perpetuati sul suo corpicino, e quando qualcuno lo guarda sprezzante, lui ribatte “che non è stato lui a chiedere di essere un mostro”. Come fare a non adorarlo?
I due si completano, si capiscono. Groot manca in perspicacia e intelligenza, ma ha dalla sua la forza. Rocket Racoon ha un corpo che lo limita, ma una intelligenza fuori dal comune. Insieme, sono inarrestabili.
Nessuno si permette di chiamarli disabili. Eppure di persone come Groot o come Rocket Racoon ce ne sono tante, e non c’è bisogno di andare su un pianeta diverso o di controllare tra le cavie di uno scienziato pazzo per incontrarne una.
Persone capaci di tanto, ma che per un loro limite vengono emarginate, ferite dall’enfatizzazione di ciò che non possono fare a fronte dell’infinito che invece potrebbero fare; neutralizzate dalle parole accomodanti, dai modi troppo delicati, dagli sguardi impietositi e dalla non richiesta compassione.
Groot e Rocket Racoon mi fanno tornare in mente un film che ho visto tanto tempo fa, “Basta guardare il cielo”, dove un bambino grande e grosso ma con qualche problema relazionale diventa la spalla, l’amico complementare di un ragazzino che non può camminare, ma la cui intelligenza è sconfinata. Lo porta sulle spalle, facendogli vedere il mondo da una nuova prospettiva. Perché è questo che permette, la diversità: di esplorare nuovi orizzonti, di vedere le cose in un modo che non avresti mai pensato, forse unico.
Perché anche chi non può vedere, ha tanto da mostrare del suo modo di essere, e chi non può sentire, può raccontare il mondo in diversi toni di colore. Perché la diversità, diventa disabilità solo quando non c’è qualcuno in grado di ascoltare e di accettare chi ha di fronte. Perché sono gli altri a non accettare che la persona diversa non sappia fare certe cose. Perché sono gli altri, ad enfatizzare una mancanza, invece che una presenza: a svalutare la persona in relazione a una performance, che è un po’ come dire che una persona con pochi soldi è disabile, perché non può fare delle cose, come comprarsi una Ferrari.
O siamo tutti disabili, o siamo tutti diversi, ed è nella diversità che nasce la nostra umanità.
Sono giunta alla conclusione che quel film mi piace tanto perché in un gruppo di “individui” si uniscono personalità diverse, ma anche fisicità diverse, includendo questo duetto strano e inseparabile, ma forse più speciale di tutti, perché nella loro mancanza, creano la forza. E chi li ferma più?
I Guardiani della galassia litigano, si picchiano, si prendono a male parole per un sacco di tempo prima di andare d’accordo, perché la differenza produce anche conflitto, che non è per forza una cosa negativa, ma anzi, una opportunità di crescita e di miglioramento. Alla fine formano un gruppo eterogeneo e vario, in cui ognuno ha un ruolo definito in base alle proprie capacità. A ciò che sanno fare, non a ciò che gli manca.
Ed è proprio Groot, forse il meno capace del gruppo, il meno indipendente, il meno intelligente, che salva tutti gli altri da una morte certa. E per una volta, invece di dire “io”, dice “noi siamo Groot”, dando se stesso per gli altri, come ad indicare che ciò che non può fare, non è poi così tanto importante a fronte di ciò di cui è invece capace. E questo è possibile grazie anche alla fiducia che il suo nuovo gruppo di amici ha inculcato in lui.

Sabrina Guaragno

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Sabrina Guaragno

Sabrina Guaragno

Dottoressa in scienze e tecniche psicologiche, editor e book-blogger a tempo perso. Amante dei libri, della scrittura e divoratrice di fumetti e serie tv. Eterna sognatrice sensibile agli animi afflitti.