Il talento sta nelle scelte

Siamo abituati ad essere coscienti di ogni cosa e decisione che prendiamo, a pensare razionalmente in ogni situazione in modo tale da non fare scelte sbagliate o, ancora peggio, lasciare che altri scelgano al posto nostro. La maggior parte delle volte siamo certi che il nostro pensiero sia controllabile, evidente e chiaro, soprattutto in quelle situazioni che richiedono la sola riflessione cognitiva, ad esempio il problem solving di compiti razionali.
Siamo quasi abituati a tutto questo, convinti che “prendere le decisioni di petto”, sia sbagliato.
Il punto di partenza è l’esistenza di due sistemi, uno veloce, automatico e a basso sforzo, l’altro lento, controllato e a capacità limitate, da cui deriva il nostro modo di pensare e prendere decisioni. Tutti gli studi tradizionali, partendo dalla teoria dei sistemi duali, hanno attribuito gli errori cognitivi ad un fallimento del sistema 1, a causa della sua rapidità nel processare le varie informazioni e dell’automaticità di tale processo. Da ciò deriva la nostra tendenza a pensare che sia necessario riuscire a risolvere ogni situazione in ottica razionale, tarpando le ali a tutte le nostre intuizioni. Una delle critiche maggiori è stata mossa proprio al ruolo dell’intuizione, spesso vista come fonte di errore nella soluzione di problemi. Si pensa sia meglio evitarla e tenerla a bada. Al contrario, essa non solo ricopre una ruolo importante della nostra capacità di problem solving ma, addirittura, in quanto uomini, tendiamo a ragionare in modo molto meno “controllato” e razionale del previsto. Il più delle volte, il ragionamento matematico e corretto dal punto di vista formale, rimane solo a livello teorico. L’intuizione dunque, rappresenta una vera e propria risorsa utilizzata per ottenere risposte veloci e plausibili. Uno dei principali meccanismi messi in atto, è quello di “mettersi nei panni dell’altro”: ogni qual volta viene posto un problema, si tende a leggere le cose con gli occhi altrui….a primo acchito. Spesso però, il “modo” in cui viene presentato influenza la sua risoluzione. Pensiamo alle banali discussioni tra pari: il più delle volte il non capirsi dipende dal modo in cui le cose vengono dette e dalle intenzioni, quasi sempre inferite dalle varie parti, quasi sempre in modo sbagliato: non consideriamo le premesse per valutare le conclusioni, ma ci facciamo condizionare da come le cose “vengono espresse”, e tendiamo a trarre conclusioni del tutto fuorvianti rispetto al discorso di partenza. Pensare è visto come un insieme di meccanismi consci e inconsci, lenti e rapidi, che sono da considerare sotto la supervisione di un terzo processo, necessario, che tende a controllare i meccanismi di ragionamento in toto. Quindi, la vittoria non sta nel combattere il pensiero intuitivo, volendolo sopprimere o eliminare, ma nel vederlo come “un alleato”, fonte di soluzioni creative, originali e nuove, attraverso cui si può giungere a decisioni adeguate e spesso inattaccabili.

Antonella Vilardi

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Antonella Vilardi

Dottoressa in scienze e tecniche psicologiche, studentessa in psicologia dei processi sociali, decisionali e comportamenti economici, cantante per passione, affascinata dalle parole, viaggiatrice accanita, con una forte propensione per le sfide difficili.