In questo mondo ognuno ha ciò che si merita

Le reazioni del web al suicidio di Tiziana Cantone sembrerebbero confermare l’ipotesi del “Mondo Giusto” formulata dallo psicologo sociale Melvin J. Lerner nel 1980.

Cerchiamo insieme di capire perché:

“In un mondo in cui tanti innocenti soffrono, come possono le persone continuare le loro vite e avere fiducia nel futuro?”

Lerner (1980) cerca di risolvere tale apparente paradosso con la teoria del “Belief in a Just World”: secondo le ipotesi dello psicologo gli individui hanno bisogno di vedere il mondo come un posto giusto e prevedibile dove ciascuno ha quello che si merita; dinanzi ad eventi drammatici esterni, ciascuno rafforza la propria percezione di invulnerabilità vivendo così la propria quotidianità con un senso di fiducia, di speranza e di sicurezza nel futuro.

Quando ci si trova di fronte ad una vittima (di un assalto mediatico ad esempio) l’importanza di credere che il proprio ambiente sociale sia prevedibile e controllabile rende gli individui dubbiosi dell’innocenza della vittima; in fondo se davvero fosse innocente, il mondo non sarebbe poi così giusto come pensiamo!

Secondo alcuni autori (Whateley, 1996) la credenza nel “mondo giusto” spiegherebbe il comportamento noto come “colpevolizzazione della vittima” o blaming of victims. In sostanza la colpa di un’aggressione (verbale, fisica e mediatica) è attribuita alla vittima piuttosto che a chi perpetua le violenze.

Da una discussione Facebook in merito al suicidio della Cantone:

“Bho a me non dispiace e non sorprende quello che è successo.
Vittima di se stessa non degli eventi o degli scherzi on line”

Questo avviene perché attribuire le colpe di un’aggressione alla vittima, permette alle persone di vivere con un senso di controllo e ordine (Grubb & Harrower 2008) e di credere che nel mondo vi sia una sorta di giustizia per la quale eventi così drammatici non ci toccheranno in maniera diretta.
Alcuni studi hanno esaminato ad esempio la tendenza a pensare che le donne, che trasgrediscono tradizionali regole di comportamento, siano responsabili delle violenze verbali e fisiche subite da terzi (Yamawaki & Tschanz, 2005).

Recenti ricerche si sono focalizzate sulle caratteristiche delle vittime femminili che rendono gli osservatori più propensi a colpevolizzarle. Donne attraenti, con uno status professionale non elevato e poco rispettabili vengono ritenute responsabili delle violenze subite (Van der Bruggen & Grubb, 2014).

Alla luce di tali evidenze, la ricerca psicologica ci aiuta a comprendere perché dinanzi alle aggressioni verbali perpetrate nei confronti di una ragazza qualsiasi, tutti riescano a dormire sereni nel proprio letto, cullati dalla rassicurante credenza che in questo mondo “ognuno ha ciò che si merita”.

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Per saperne di più!

Grubb, A., & Harrower, J. (2008). Attribution of blame in cases of rape: An analysis of participant gender, type of rape and perceived similarity to the victim. Aggression and Violent Behavior, 13(5), 396-405.

Lerner, M. J. (1980). The belief in a just world. In The Belief in a just World (pp. 9-30). Springer US.

Van der Bruggen, M., & Grubb, A. (2014). A review of the literature relating to rape victim blaming: An analysis of the impact of observer and victim characteristics on attribution of blame in rape cases. Aggression and violent behavior, 19(5), 523-531.

Whatley, M. A. (1996). Victim characteristics influencing attributions of responsibility to rape victims: A meta-analysis. Aggression and Violent Behavior, 1(2), 81-95.

Yamawaki, N., & Tschanz, B. T. (2005). Rape perception differences between Japanese and American college students: On the mediating influence of gender role traditionality. Sex Roles, 52(5-6), 379-392.

Francesca Amenduni

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Francesca Amenduni

Francesca Amenduni

Classe 92, laureanda in "Formazione e Gestione delle Risorse Umane". Gli ambiti di interesse professionale e di ricerca riguardano: identità, gruppo e comunità; informal learning; uso delle nuove tecnologie per la Gestione delle Risorse Umane. La scrittura online è lo strumento che utilizza per diffondere conoscenza specialistica e destrutturare lo stereotipo della psicologia da talk show.