Innamorarsi: come si cade nell’amore?

Ho sempre trovato affascinante il termine inglese per indicare l’innamorarsi: to fall in love. Letteralmente significa “cadere nell’amore”, come a sottolineare qualcosa di estremamente coinvolgente e sconvolgente, quasi totalizzante, che ci rapisce da tutto il resto, un senso di completo abbandono.

 

L’innamoramento può suscitare sentimenti spesso contrastanti: le famose “farfalle nello stomaco” possono dare un senso di smarrimento, l’attrazione può convivere con la paura di lasciarsi andare, la voglia di condivisione può essere accompagnata dalla paura di perdersi. Per potersi innamorare ogni persona ha bisogno di sentire di potersi affidare e questa fiducia riguarda diversi piani: quello del sé, quello dell’altro e quello della reciprocità.

 

Quando avviene un incontro c’è qualcosa nell’altro da cui si viene colpiti ancora prima di parlarsi, qualcosa da cui ci si sente attratti e che non è riconducibile all’aspetto estetico ma ad un qualcosa di impalpabile e difficilmente definibile. Spesso in terapia di coppia si chiede ai partner da cosa sono stati colpiti dell’altro quando si sono conosciuti.

 

Può sembrare una domanda banale ma la risposta è tutt’altro che scontata e rivela molto di come due vite abbiano finito per legarsi e di cosa ha fatto sì che quell’incontro diventasse un legame. É lì che viene definito il cosiddetto “incastro di coppia”. Nel corteggiamento c’è infatti una parte esplicita, che consiste in ciò che si vuole mostrare, e una parte implicita, ovvero le motivazioni profonde su cui si basa quell’incastro.

 

Nell’innamoramento c’è una fase illusoria in cui è il cuore a prevalere e ciò porta a perdere il senso di realtà, a non vedere i limiti dell’altro. Si idealizza il partner e si perdono i confini rispetto ad esso, si tende a considerare molto le somiglianze reciproche, trascurando le differenze. Si è alla ricerca di una persona che corrisponda ad un proprio ideale, ideale che deriva dai propri modelli familiari. La coppia rappresenta infatti un crocevia di due storie familiari che a loro volta sono il crocevia di altre storie familiari. Nell’attrazione che accompagna questa fase usiamo modelli, spesso inconsapevoli in quanto interiorizzati, di come si fa coppia e di come si sta in coppia.

 

Innamorarsi come si cade amore

(Benjamin Lacombe)

 

Questo fare e stare in coppia si può attuare essenzialmente in tre modi rispetto a quelli che sono i propri modelli di relazione coniugale e genitoriale che derivano dalle proprie famiglie di origine:

  • per somiglianza
  • per opposizione
  • per differenziazione

 

La via della somiglianza si percorre quando si ha un’idea positiva del modello che si è ricevuto dalla propria famiglia e per questo lo si vorrebbe riproporre. Questo però potrebbe portare al rischio di un’idealizzazione eccessiva per cui nessun altro rapporto di coppia reggerebbe il confronto. La via dell’opposizione si percorre invece quando si ha una considerazione negativa di quelli che sono stati i propri modelli, per cui la volontà è quella di distaccarvisi il più possibile e di non volersi portare via nulla, assumendo una posizione annullante.

 

La terza via, quella della differenziazione, consiste invece nel poter riconoscere delle parti “buone” del proprio modello e da esso crearne uno di proprio ed unico. Questa posizione rappresenta quella più evolutiva in quanto non si rischia né di omologarsi ad un ideale irrealizzabile né di azzerare totalmente quella che è la propria storia e il proprio modello.

 

L’innamoramento quindi, pur nella sua apparente irrazionalità, racchiude in sé l’incontro tra due storie in un incastro dettato da ciò che siamo e da quei modelli di cui siamo portatori spesso inconsapevoli.

 

Innamorarsi come si cade amore

 

E se nella fase iniziale dell’innamoramento il cuore ha potuto aprirsi grazie all’eliminazione del controllo da parte della testa, con l’amore abbiamo l’opportunità di mantenere il cuore aperto nonostante la testa abbia ripreso a funzionare”.

 

Bibliografia:

  • Vetere M. (2010). Il lavoro clinico con le coppie ricostituite. Storie e geografie familiari, n.4-5/2010.
  • Angelo, C. (1999). La scelta del partner. Andolfi M.(a cura di), La crisi della coppia. Una prospettiva sistemico-relazionale, Raffaello Cortina, Milano.
  • Menghi, P. (1999). La coppia utile. Andolfi M.(a cura di), La crisi della coppia. Una prospettiva sistemico-relazionale, Raffaello Cortina, Milano.
  • Cigoli, V. (2006). L’albero della discendenza. Clinica dei corpi familiari (Vol. 30). FrancoAngeli.

 

Dott.ssa Anna Galtarossa

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Anna Galtarossa

Anna Galtarossa

Psicologa clinica e psicoterapeuta sistemica in formazione. Alla continua ricerca di novità, di occasioni di condivisione e di confronto. Motivata dalla passione per la propria professione, dalla voglia di mettersi in gioco, dalla curiosità e dall’entusiasmo. Le passioni sono tante: lettura, scrittura, fotografia, viaggi, sport e non ultima quella per gli animali.