Inside out: emozioni fuori di mente

“Piangere mi aiuta a stare calma ed a non essere ossessionata dal peso dei problemi della vita..”

Inside out, ultimo e fenomenale film Pixar, uscito nelle sale lo scorso 16 settembre.
Pete Docter alla regia, descrive i passi compiuti da una bambina americana, Riley, che per crescere deve affrontare mille peripezie…. interiori. Per la prima volta un cartone animato pone al centro la psicologia, in modo estremamente nuovo.

La vera e propria rivoluzione è l’espediente narrativo utilizzato: 5 emozioni vengono personificate. Le azioni principali ed essenziali del film ruotano intorno a ciò che avviene nella testa di questa bambina e, in ogni momento, si coglie l’importanza che il “dentro ricopre per il fuori”.
5 emozioni: Gioia, Tristezza, Disgusto, Paura, Rabbia. 5 colori, 5 modi di pensare, 5 punti di partenza (e arrivo). Un team che gestisce i ricordi, guida le scelte e le azioni di tutti i personaggi del
film (animali compresi), se pur con sfaccettature diverse.

Ogni team ha un leader che gestisce il da farsi, ogni testa pensa in maniera diversa. Il ruolo del leader è ricoperto dall’emozione che sin da subito ha preso piede nella vita della persona in questione e che è riuscita a farsi strada nei ricordi di quest’ultima, creando un vero e proprio schema di personalità. Ogni personaggio è descritto in maniera precisa, i riferimenti sono molti e non sempre facili da cogliere.
Risulta facile intuire che gli autori si sono basati sugli studi portati avanti da Paul Ekman, psicologo statunitense, che pone al centro della sua teoria, le emozioni, innate e comuni a tutti gli esseri umani. Ognuna di esse trae origine dalla combinazione di sei emozioni di base, definite primarie:
1. Felicità
2. Paura
3. Disgusto
4. Rabbia
5. Tristezza
6. Sorpresa
Nel film la felicità e la sorpresa sono unite in Gioia, emozione predominante nella testa della piccola Riley, sempre entusiasta e, talvolta, poco riflessiva.
Tristezza è estremamente musona e un po’ troppo spesso giù di morale, facilmente condizionabile dal mondo esterno e dai suoi umori.
Paura, terrorizzato di qualsiasi cosa, talmente prudente e spaventato da non riuscire ad evitare di farsi male da solo.
Rabbia ha sopracciglia corrugate, sempre contrariato e con la luna storta.
Disgusto, snob per eccellenza e svogliata nel fare qualsiasi cosa.
Altro tratto rilevante è rappresentato dall’importanza data alle espressioni facciali di ogni singolo personaggio del film.
Secondo la teoria di Izard, le emozioni sono differenziate sin dalla prima infanzia.
Charls Darwin per primo ha ipotizzato l’universalità delle espressioni, basandosi sull’osservazione del volto dei primati. Egli sostenne la teoria secondo la quale la differenza tra uomo e animale non è di tipo quantitativo ma qualitativo, in quanto gli animali si attivano emozionalmente come gli uomini, con l’unica differenza che questi hanno una maggiore abilità per quanto concerne il controllo delle espressioni facciali, principale metodo di comunicazione emozionale.
Nel film ognuno comunica tramite il volto, che assume tratti diversi e caratterizzanti per ogni personaggio.
Ogni emozione risulta prettamente diversa e distinta dalle altre.
A non cambiare per nessuno è l’obiettivo principale, la felicità di Riley.
Nel film si coglie l’importanza di ogni singolo personaggio per la realizzazione di quest’ultimo: l’unione fa la forza e nessuno può essere considerato al di sopra degli altri.
L’equilibrio di Riley viene messo in crisi proprio quando un’emozione tende a voler prevaricare sulle altre, anche se in buona fede. E qui il caos.
Tutto viene messo in crisi, la sua personalità inizia a sgretolarsi, i ricordi a perdersi, la gioia a spegnersi.
Il film è un elogio al guardarsi dentro: solo in questo modo è possibile interpretare (limitando gli errori) le nostre esperienze e azioni.
Siamo convinti di fare ciò che scegliamo, senza capire che questo può essere vero nel momento in cui riusciamo ad entrare nella nostra interiorità e cogliere con occhi nuovi ciò che siamo.
Ed ecco la crescita.
Inside out è un cartone animato pensato per i grandi, un modo per mostrare ad occhi troppo spesso abituati a guardare gli altri, l’importanza di focalizzarsi su se stessi.
Attenzione però a non commettere l’errore opposto: guardarsi dentro, cogliere le proprie debolezze non significa legittimare il fermarsi e vedersi arrivati.
Crescendo ho imparato questo: ciò che sono oggi è diverso da ciò che sarò domani e ciò che ero ieri. Può sembrare una frase banale, ma fidatevi non lo è. Quanti di noi sono disposti a mettersi in gioco? A guardare dentro e fuori di sé senza farsi condizionare da idee predefinite? Quanti riescono a chiedersi i motivi di disagio emotivo? Quanti desiderano lottare per scoprire chi sono?
Conoscersi vuol dire mettersi in cammino ogni giorno, senza stancarsi mai di rialzarsi dopo qualche caduta, e senza la presunzione di aver capito tutto una volta raggiunto un obiettivo. E questo vale per tutti e non solo per noi aspiranti psicologi.
Non trascurate questa disciplina: interessatevi, leggete, imparate e non precludetevi la possibilità di chiedere aiuto a un esperto, perchè se è vero che i condizionamenti esistono, che totalmente liberi non si riesce mai ad essere, è pur vero che di fronte agli ostacoli le risposte possono cambiare. Vietato essere chiusi in se stessi e pensare di essere arrivati. Correte al cinema e lasciatevi contagiare da questo film che può essere un passo fatto nei confronti di se stessi, per una buona volta.

Antonella Vilardi

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Antonella Vilardi

Dottoressa in scienze e tecniche psicologiche, studentessa in psicologia dei processi sociali, decisionali e comportamenti economici, cantante per passione, affascinata dalle parole, viaggiatrice accanita, con una forte propensione per le sfide difficili.