Iron Man, eroe vittima dei suoi demoni

New York, Stark Tower. Loki, fratello di Thor, ha intenzione di portare a compimento il malvagio piano di guerra in modo plateale, proprio dinanzi al pubblico della città. Loki desidera creare un ponte spaziale e la torre costruita da Tony Stark è il luogo più alto e adatto di New York.
La battaglia è combattuta dai cosiddetti Vendicatori (The Avengers), la squadra formata da Iron Man, Capitan America, Hulk, Thor, Vedova Nera e Occhio di Falco, combattono e riescono a mettere in fuga un esercito di Chitauri condotti da Loki.
Per qualcuno dei vendicatori le sorti non sono così rosee. Infatti, Tony Stark, meglio conosciuto come Iron Man, presenta alcuni dei sintomi tipici di un Disturbo Post Traumatico da Stress. Il mondo della Marvel, di per sè affascinante e particolarmente legato alla creazione di personaggi con personalità complesse e per nulla banali, diviene così teatro di temi psicologici complessi e articolati come, appunto, traumi e disturbi psichici.
Il disturbo può insorgere in seguito a un evento traumatico scatenante: storicamente viene, infatti, studiato sui soldati reduci di guerra, di cui la stessa cinematografia non ha risparmiato esempi al pubblico (ad esempio “American Sniper”). Per Tony l’evento critico è simboleggiato da un momento particolare della battaglia di New York che, pur avendo portato alla vittoria, rappresenta un grosso stress psicofisico per l’eroe, messo a dura prova da numerosi pericoli e uccisioni.
Iron Man entra nel portale aperto da Loki nel cielo, portando la bomba nucleare che per un pelo non esplode sulla Terra. Questo gesto rappresenta un vero atto di sacrificio al quale l’eroe riesce a sopravvivere. Proprio in Iron Man 3, Tony Stark, disegnato come un uomo brillante, sicuro di sè, determinato e spavaldo, mostra il lato più fragile di sè.
La premessa teorica è necessaria affinchè le scene di Iron Man 3 possano essere più chiare.
Dal punto di vista del significato, il disturbo rappresenta l’incapacità di poter integrare l’esperienza traumatica con la visione integrata di sè e del mondo. Chi è affetto dal disturbo non riesce a non vivere nel ricordo negativo e stressante rappresentato dall’evento, conducendo un presente angosciante e ansiogeno. In seguito alla nuova edizione del DSM V, il PTSD rientra nella categoria dei disturbi correlati a eventi traumatici e stressanti. La descrizione del disturbo presenta delle novità rispetto a quelle dell’edizione precedente, di cui parleremo più tardi.
Dal punto di vista della classificazione diagnostica, i pazienti con PTSD vengono abitualmente classificati in tre categorie, caratterizzate dal tipo di coinvolgimento nell’evento critico che ha originato il disturbo:

1. primari: le vittime dirette che hanno subito personalmente l’evento traumatico;
2. secondari: i testimoni diretti dell’evento o i parenti delle vittime primarie (come nel caso di un lutto);
3. terziari: il personale di soccorso (volontario o professionale) che si trova a operare con le vittime primarie o secondarie.

L’attuale classificazione si basa su un criterio di stressor (Criterio A) più esplicito per quanto riguarda il vissuto degli eventi “traumatici”. Infatti, è necessario essere espliciti sul fatto qualificante l’evento traumatico vissuto direttamente, assistito o vissuto indirettamente. I gruppi di sintomi sono quattro e includono anche una divisione ulteriore in evitamento e alterazioni negative persistenti nella cognizione e nell’umore; vi sono alterazioni nell’arousal e nella reattività che conservano la maggior parte dei sintomi elencati nel DSM-IV.
La nuova diagnosi comprende, inoltre, un comportamento irritabile o aggressivo, e un comportamento imprudente o autodistruttivo. Il Disturbo Post-Traumatico da Stress è ora sensibile al fattore evolutivo, in quanto le soglie diagnostiche sono state abbassate per i bambini e gli adolescenti.

Ma cosa ci fa pensare che Tony Stark ne sia affetto?
In seguito a una discussione con l’amata Pepper, Tony afferma: “Sono parecchio incasinato. Va avanti da un po’. Non ho detto niente. Tutto è cambiato dopo New York. Vivi esperienze al limite e poi tutto finisce senza una spiegazione. […] alieni, dei, altre dimensioni. Io sono solo un uomo di latta. L’unico motivo per cui non ho avuto un crollo è perchè ti sei trasferita da me. […] Non riesco più a dormire […]”.
Le notti di Tony Stark sono, infatti, caratterizzate da incubi persistenti sulla battaglia di New York, tanto da lamentarsi nel sonno, sudare freddo e temere costantemente che ci sia un pericolo in agguato dietro l’angolo. Questo è uno dei fenomeni persistenti del disturbo. È denominato “riesperienza intrusiva” e consiste nel fatto che i ricordi dell’evento traumatico possono essere altamente intrusivi, ripetitivi, sempre uguali e possono esprimersi in forma di flashback, incubi, riattualizzazioni interpersonali, sensazioni somatiche, stati affettivi e/o temi di vita pervasivi (van der Kolk et al., 2004).
La “riesperienza“ non avviene sempre in uno stato di piena conoscenza, ma può manifestarsi a vari livelli di coscienza:
a) in condizioni di totale mancanza di conoscenza;
b) in stati di fuga, quando i rivissuti avvengono in uno stato di coscienza alterata;
c) essere sotto forma di frammenti di percezione monolitici e separati che irrompono nella coscienza (van der Kolk, 2004);
d) in fenomeni di transfert in cui l’eredità traumatica viene rivissuta come destino ineluttabile;
e) nell’espressione parziale ed esitante dell’esperienza come narrazione insopportabile (van der Kolk et al. , 2004).

Ma questo non è l’unico campanello d’allarme nella storia. Successivamente, Tony vive la sensazione di un nuovo attacco di panico al solo sentir pronunciare le parole “New York”, angosciato dal momento complesso che sta attraversando. Tony è vittima di reazioni emotive intense.
I soggetti traumatizzati perdono la capacità di regolare gli affetti. La risposta affettiva è immediata, senza che il soggetto possa comprendere la cosa che lo turba. I soggetti provano intense sensazioni di paura, ansia, rabbia e panico, anche di fronte a stimoli di lieve entità. Il paziente, di conseguenza, ha una reazione eccessiva oppure, per evitare ciò, si chiude completamente e/o si isola. Sia bambini che adulti che soffrono di questa iperreattività facilmente sviluppano un disturbo del sonno e/o difficoltà di concentrazione.

Ovviamente, non è funzionale alla nostra analisi menzionare il tipo di trattamento psicoterapico utile in questi casi. Abbiamo pur sempre a che fare con un eroe. E non un eroe qualsiasi. Stark si riprende (forse) grazie alla vicinanza degli affetti. Proprio la tenacia di Stark porterà lo stesso protagonista a ritrovare la forza in se stesso, motivazione e senso di autoefficacia per ritrovare l’originario empowerment che l’ha reso Iron Man. È un uomo che non si arrende e sente di poter far valere ancora il nome che le armature gli donano.
Proprio sul finale, Tony ammette, infatti, di poter rinunciare a quegli oggetti futili come la sua auto o i suoi giocattoli; ma c’è una cosa a cui non rinuncerà mai. “Io sono Iron Man” afferma brillantemente Stark.

Ma non sarà proprio la seduta di psicoterapia che Banner (Hulk, per gli amici) dedica a Tony a facilitare la “guarigione”? Buona visione, se mai non vi siate accorti della scena post credits in stile targato Marvel!

Stefania De Fiore

https://www.youtube.com/watch?v=bYTTwN5Ga1k%20

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Stefania De Fiore

Dottoressa in Scienze e Tecniche Psicologiche, studentessa di Psicologia Clinica. Continua voglia di scoprire ed imparare, costantemente alla ricerca di confronti con le persone, grande fonte di ispirazione.