La gravosità della scelta

In un’affannata e appannata giornata carica di impegni e pregna di umidità, riflettevo su una questione abbastanza semplice, ovvero quella delle scelte, in quanto sono giorni che mi sta martellando in testa un pensiero… una domanda che non ammette sotterfugi o escamotages per rispondervi, ma semplicemente un scelta tra due modi di pensare e quindi di agire dicotomicamente opposti.

Spesso, anche se non lo vogliamo o non ne siamo coscienti, affrontiamo scelte che possono apparirci più o meno gravose o impegnative. Ma cos’è veramente una scelta?

Viviamo nell’epoca delle nostre infinite possibilità, quella che il filosofo danese Soren Kierkegaard avrebbe definito l’epoca dell’aut-aut. A detta del filosofo danese e anche di un certo filone della psicologia comportamentista, siamo ciò che scegliamo di fare, ma il problema sta proprio qui: cosa scegliere in un’epoca in cui abbiamo un ventaglio di possibilità numericamente infinite?
Sorge l’angoscia. Un’angoscia generalizzata e generalizzante, che ci porta a vivere con un peso ed una fatica eccessiva anche scelte che apparirebbero normali agli occhi di qualsiasi persona da noi ritenuta lucida e con un criterio di giudizio accettabile.
Cosa sarebbe successo se? Ma ho scelto bene o male?
Non è semplice rispondere a queste domande, ma procediamo con calma.Mi voglio ricollegare ad un filosofo e sociologo tedesco che ha dato il via al filone della cosiddetta sociologia individualista: Max Weber.Il suddetto parlava di azione sociale come un agire “riferito – secondo il suo senso, intenzionato dall’agente o dagli agenti – all’atteggiamento di altri individui, e orientato nel suo corso in base a questo”.Ma non basta.
Weber definiva l’azione sociale in base ad alcuni altri standard ovvero:
1) L’azione deve essere dotata di senso personale, ovvero motivata dall’individuo che si deve muovere per interessi o materiali o ideali.
2) Per essere definita sociale, un’azione deve tener conto delle ripercussioni materiali e non materiali sull’agire altrui. Quindi il soggetto agente deve aver sviluppato la capacità di mentalizzare.
3) Il terzo punto è quello più particolare. La condotta oggettivamente osservabile. Mettendo in atto un determinato agire, sia il soggetto agente che il mondo esterno sono influenzati da questa stessa. O meglio, la percezione che i soggetti hanno dell’agire è influenzata dall’agire stesso.
In seguito, definisce poi 4 categorie di tipi di agire, che decrescono in base al loro grado di razionalità :
1)Agire razionale rispetto allo scopo
2)Agire razionale rispetto al valore
3)Agire affettivo
4)Agire tradizionale
Premesso questo, purtroppo abbiamo troppe scelte da fare quotidianamente.
E utilizzo il verbo fare, perché sono atti e manipolazioni quelle che compiamo, che portano a un processo di valutazione razionale o, nel peggiore dei casi, automatico.
A partire dalle più banali (cosa mangiare a pranzo) per arrivare alle scelte più gravose (vale la pena vivere questa vita?).
E non pensate di non scegliere, sarebbe inutile, in quanto anche quella è una scelta, forse la peggiore, in quanto probabilmente qualcun altro o forse la stessa società sceglierà per conto vostro.Il discorso purtroppo cade inevitabilmente su questo punto: spesso e volentieri dobbiamo decidere in fretta. E il vero tempo che abbiamo avuto per scegliere è quello dell’adolescenza, o per meglio dire, quello passato (ahimè).
Voglio solo dirvi una cosa. Non abbiate paura di scegliere qualcosa che non sia popolare o ben accetto (la rottura dei canoni e la creazione del nuovo passa proprio da queste scelte), non abbiate paura di scegliere di andare via (tornerete con più esperienze, o al massimo se non tornerete avrete attuato un cambiamento), non abbiate paura di scegliere il nulla al posto di qualcosa (non è sempre detto che ciò che avete vi faccia bene, anzi…).
Prendete questo come un invito a informarvi su chi fosse Max Weber e sul suo pensiero.
Prendete questo come un invito a provare ad inquadrare cosa sono le scelte.
Prendete questo come un invito a scegliere se seguirci su questo blog.
Fate una scelta.

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Michele DI Stasi

Michele DI Stasi

Classe 1993. Laureato in Scienze e Tecniche Psicologiche, attualmente studia Scienze Sociali Applicate presso l'università "La Sapienza" a Roma. Appassionato di musica, media, cultura pop, visual e virtual cultures, immaginario collettivo e individuale. I suoi interessi disciplinari comunicano continuamente tra di loro: sociologia dell'immaginario, mediologia, semiotica, sociosemiotica e studi sulle culture urbane sono i suoi campi d'interesse.