La paura della scelta e il “Decision Making”

La preoccupazione è definita come: “Un pensiero che occupa la mente, provocando uno stato di inquietudine”. Essa è comune a tutti noi esseri umani e questo non è opinabile. Ma, se analizzassimo tutte le preoccupazioni giungendo fino alla radice, troveremmo un minimo comune denominatore: la paura di scegliere. D’altronde, anche il filosofo Kierkeegard affermò che la libertà di scelta dell’uomo e quindi le sue infinite possibilità, se da un lato costituiscono un bene, dall’altro sono fonte di angoscia e disperazione. La presa di decisione è un processo molto complesso, che richiede uno sforzo cognitivo non indifferente perché necessita di una vera e propria analisi di vantaggi e svantaggi e rappresenta un “costo psicologico” più di quanto si possa immaginare. Un esempio è il fenomeno che in psicologia prende il nome di DISSONANZA COGNITIVA. Il soggetto può avvertire uno stato di tensione e incoerenza tra i propri stessi pensieri e/o comportamenti. Il decision making è un processo fondamentale specialmente in ambito organizzativo e tiene conto innanzitutto della rilevanza che la decisione ormai presa potrà avere per tutta l’organizzazione; della temporalità, in quanto una decisione può avere effetti immediati o lontani nel tempo ed, infine, del contesto poichè le condizioni ambientali in cui la decisione viene presa possono essere determinanti. La psicologia delle organizzazioni propone dei veri e propri modelli di decision making tra cui è possibile orientarsi per comprendere il concetto di “scelta”. In questo contesto è interessante citare quelli che si riferiscono esplicitamente alla razionalità, ovvero:
– il modello razionale: assume che l’uomo sia perfettamente razionale e che sia possibile trovare la soluzione migliore (ovvero quella che porti alla massimizzazione dei risultati) seguendo 8 fasi. E’ irrilevante lo stato emotivo.
– Il modello della razionalità limitata (Simon): assume che il decisore disponga di una razionalità non assoluta a causa di costrizioni interne ed esterne. Una situazione particolare può consistere nelle scelte personali, riguardo la propria vita. In questo caso il decisore non si può affidare ad un processo del tutto razionale e analitico. La scelta diventa molto più complessa nel caso in cui non si presenta una corrispondenza tra le motivazioni razionali e le emozioni. Qual è il più comune errore che commettiamo quando vi è una dissonanza cognitiva di questo tipo? C’è un film che, a mio parere, risponde a questa domanda e apre certamente più spunti di riflessione a riguardo delle scelte. Si tratta di “Mr. Nobody” , scritto e diretto da Jaco Van Dormael nel 2009. “Finchè non scegli, tutto rimane possibile”, afferma Nemo Nobody, il protagonista del film, interpretato da Jared Leto. Egli cerca di vivere una vita senza scelte, per evitare che esse siano sbagliate o meno. Il suo comportamento è tipico di ogni bivio che incontra nella sua vita: da bambino, la scelta del genitore con cui vivere (dopo la separazione); da adulto, quello sul percorso lavorativo e quello relativo all’amore. Dunque, per paura di fallire, di soffrire e di pentirsi, l’essere umano tende a procrastinare. La procrastinazione è un rifugio fittizio che, come ben sappiamo, conduce molto presto a fare i conti con la realtà. Rimandare la scelta credendo di non scegliere è un’illusione, perché, in fondo, “anche la non scelta implica una scelta”. Arrivato a 118 anni, il signor Nobody afferma che non importa ciò che scegliamo perché ogni scelta, una volta compiuta, ha lo stesso significato di qualsiasi altra. Sebbene sia difficile nella presa di decisione dare il giusto peso alla componente razionale e a quella emotiva, una delle soluzioni più convenienti è concentrarsi in maniera non ossessiva su quello che un’alternativa può dare rispetto ad un’altra ed essere pronti alle rinunce. L’importante è dunque non procrastinare ma agire, evitando il paradosso dell’asino di Buridano, il quale non riuscendo a scegliere tra due mucchi di fieno trovati per caso sulla sua strada, dopo ore e giorni di indecisione, morì di fame.

Ezia Quarto

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Ezia Quarto

Ezia Quarto

Dottoressa in Scienze e Tecniche Psicologiche. Psicologia, sport, libri, musica, amicizia e viaggi (a volte solo mentali) sono bisogni primari. In un'eterna lotta tra istinto e razionalità.