La teoria della riduzione dell’incertezza alla base del totalitarismo

Tutti i gruppi condividono una caratteristica fondamentale: forniscono ai loro membri un senso su chi sono, prescrizioni sui comportamenti da adottare nell’interazione con gli altri e sulla cognizione. In sintesi, un’ identità sociale.
Secondo la teoria della riduzione dell’incertezza di Hogg, le persone sono motivate a ridurre i sentimenti di incertezza relativi al loro sé, e lo fanno indentificandosi con un gruppo, i cui attributi sono internalizzati cognitivamente sottoforma di prototipo.
Tra questi gruppi, quelli altamente entitativi, essendo distintivi e chiaramente definiti, sono maggiormente efficaci. L’entitatività è quella proprietà di un gruppo caratterizzata da chiari legami, omogeneità interna, struttura interna ben definita, obiettivi e destino comune. Un gruppo non ben strutturato, con bassa entitatività, legami indistinti, criteri di appartenenza al gruppo ambigui e obiettivi condivisi limitati non sarà altrettanto efficace nella riduzione dell’incertezza.
Se un contesto particolare induce l’incertezza a durare, nel caso, per esempio, di una crisi economica, anche i tentativi di ridurla si rileveranno altrettanto duraturi. Nonostante ci siano delle differenze individuali nel modo in cui viene fronteggiata l’incertezza, l’identificazione di gruppo è uno dei più potenti processi di categorizzazione del sé per ridurla.
I gruppi umani sono categorie sociali che noi rappresentiamo cognitivamente come prototipi, set di attributi che definiscono la categoria e la distinguono dalle altre in uno specifico contesto. Quando categorizziamo qualcuno come un membro di uno specifico gruppo, assegnamo le caratteristiche prototipiche del gruppo a quella persona (depersonalizzazione).
L’identificazione di gruppo ci fornisce anche una validazione consensuale sulla nostra visione del mondo e sull’idea che ci facciamo di noi stessi. La scoperta che i membri del nostro gruppo non hanno la nostra stessa visione del mondo può essere una fonte di profonda incertezza: più le persone sono incerte e più sono disposte a identificarsi, in modo intenso, con una categoria sociale che includa il sé. Sotto incertezza, inoltre, le persone manifestano un maggiore favoritismo verso l’ingroup e discriminazione verso l’outgroup.
All’interno di un gruppo, i membri prototipici sono più influenti rispetto a quelli non prototipici, e le persone prestano più attenzione ai primi. Essi tendono a occupare posizioni di leadership e, in particolar modo nel caso dei prototipici, risultano essere preferibili.
Il filosofo pragmatico americano John Dewey affermò che “in assenza di certezza attuale e nel bel mezzo di un mondo precario e pericoloso, gli uomini coltivano tutto ciò che possa dar loro una sensazione di certezza.” In queste circostanze, le persone tenderanno a mostrare più attenzione verso i loro leader e a fidarsi di loro.
I leader intelligenti userebbero strategicamente l’incertezza come una risorsa. La certezza, in quanto forma di potere, può generare incertezza in coloro che non ne hanno e predisporli a un controllo radicale da parte di una leadership estremista o autocratica.
I gruppi estremisti hanno legami chiusi e rigidi, attitudini uniformi, sono gerarchicamente strutturati con catene di influenza legittima e intolleranza verso quelli che dissentono internamente al gruppo, i devianti. Questi gruppi sono spesso etnocentrici e sospettosi, si impegnano in azioni asociali e assertive che ricordano il narcisismo collettivo, i cui tratti salienti sono la grandiosità, l’arroganza, la carenza di empatia, l’eccessiva ammirazione per se stessi, il gruppo-centrismo e le fantasie di successo illimitato. In tali gruppi, c’è una forte aspettativa di omogeneità e consenso che fornisce una potente validazione sociale, ma le critiche sono soppresse. C’è un unico standard assoluto di verità. I membri dell’outgroup vengono deumanizzati.
Si pensa che sia la libertà di scelta individuale a portare con sè l’incertezza su come agire. In questi casi, la religione può fungere da potente meccanismo di risoluzione dell’incertezza, in quanto si affida la propria vita, e l’incertezza sulla precaria condizione umana e sul futuro, a una entità che protegge l’uomo, rassicurandolo e decrementandone conseguentemente l’incertezza.
Inoltre, i leader possono diventare facilmente despoti autocratici (come Hitler o Saddam Hussein).
Jung, nelle sue opere sul nazionalsocialismo, cominciò a chiedersi le ragioni del successo di Hitler nel mondo e concluse che uno dei principali motivi per cui i tedeschi accettarono totalmente il nazismo fu la disperata ricerca di una unità nazionale, di un governo forte e centralizzato. Ciò che contraddistingue Hitler dagli altri dittatori è che il suo potere apparirebbe magico più che politico, un potere proveniente “dall’alto”, in cui egli comunicherebbe al popolo tedesco ciò che lo stesso avrebbe sempre provato nel proprio inconscio circa il destino della Germania. Il tutto al fine di depotenziare il complesso di inferiorità che ha caratterizzato il popolo germanico, a seguito della sconfitta durante la guerra mondiale. Quindi, è come se il popolo tedesco si identificasse con Hitler, proiettando su di lui il proprio inconscio. Questo spiegherebbe parzialmente l’adesione convinta e concreta a un regime così estremo e totalitario, ma in grado di ridurre una forte incertezza.

Saba Di Vittorio

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