La Teoria dell’Attaccamento incontra la Psicosomatica

La teoria dell’attaccamento (Bowlby, 1969) ha riscosso negli ultimi anni un sempre crescente interesse nell’ambito della psicosomatica, poiché, nei contesti clinici e di ricerca, si è cominciato a considerare la capacità dell’attaccamento di esercitare importanti influenze anche sulla salute delle persone durante tutta la durata della vita. Non solo la presenza di un legame di attaccamento, ma anche e soprattutto i diversi stili dell’attaccamento strutturatisi durante il primo anno di vita sono importanti per una valutazione di questo tipo: diverse ricerche, infatti, documentano stretti legami tra il pattern di attaccamento dell’individuo, alcune funzioni biologiche importanti e la salute. L’attaccamento pertanto, come misura specifica del legame affettivo, è un fattore che influenza un ampio spettro di fenomeni biopsicosociali e non solo relazionali.
Lo stile di attaccamento rappresenta un modello del modo in cui un individuo si pone in rapporto con gli altri significativi nelle relazioni intime. Un attaccamento di tipo ansioso prevede il configurarsi nell’individuo di un modello positivo degli altri e negativo di sè; un attaccamento di tipo evitante, viceversa, è caratterizzato dal consolidamento di un modello positivo di sé e negativo degli altri; un individuo con attaccamento sicuro, presenta un modello positivo di sé e degli altri, un attaccamento di tipo timoroso, invece, poggia sulla percezione di negatività, tanto di se stessi, quanto degli altri-da- sé. La sicurezza dell’attaccamento permette agli adulti di avere una base sicura, requisito fondamentale per l’instaurarsi di relazioni familiari di qualità. Relazioni armoniose in famiglia, a loro volta, costituiscono il presupposto per il normale sviluppo del bambino.
Sulla base di queste premesse, assume senso la ricerca di un’eventuale relazione tra il tipo di attaccamento materno e la presenza di un quadro clinico di disturbo psicosomatico, in particolare, di disturbi funzionali gastrointestinali (FGID) nel bambino. In presenza di un disturbo cronico, infatti, si riscontra un aumento dei bisogni emotivi del bambino e una maggiore rilevanza della risposta emotivo-comportamentale della madre.

L’indagine di tale relazione implica, tuttavia, una preliminare attenzione alle modalità con cui lo stile di attaccamento genitoriale, prevalentemente materno, interagisce con il generale buon funzionamento dell’interazione diadica madre-bambino, conditio sine qua non per il benessere psicofisico del bambino. In questo contesto, i modelli operativi interni (MOI) della madre relativi alla relazione di attaccamento sono fondamentali per la nuova relazione diadica, in quanto sono alla base delle sue percezioni e delle sue interpretazioni dei segnali interattivi del bambino (Fonagy, Gergely, Jurist, e Target, 2002; Stern, 1995).
Anche la depressione materna rappresenta un rischio per il sano sviluppo del bambino (Beck, 1998, 2006) e i suoi effetti nocivi sono spesso mediati dai problemi dell’interazione madre-bambino. I risultati di una ricerca di Flykt e colleghi hanno confermato l’ipotesi: madri con stile di attaccamento sicuro-autonomo sono in grado di instaurare relazioni diadiche con i propri figli dotate di alti livelli di sensibilità e cooperazione, nonostante la sintomatologia depressiva. Inoltre, lo stile di attaccamento materno sicuro emerge come potente fattore protettivo, anche quando i sintomi depressivi post-partum persistono per un lungo periodo (McMahon e colleghi, 2006).
Per quanto riguarda i due stili di attaccamento insicuro, i risultati illustrano una situazione diametralmente opposta. La genitorialità delle madri con pattern di attaccamento preoccupato infatti era sensibilmente più “vulnerabile” ad eventi stressanti e a sintomi depressivi, anche a causa di una competenza regolatoria emotivo-comportamentale già gravemente compromessa.
Sebbene le implicazioni di un quadro sintomatologico materno depressivo non sia di primario interesse rispetto all’ipotesi di partenza, questi risultati assumono grande importanza nel contesto dell’indagine eziologica dei disturbi gastrointestinali infantili, se vengono letti all’interno di una letteratura più ampia: si sono riscontrati, infatti, punteggi elevati di depressione post-partum e stili di attaccamento materno insicuro in situazioni familiari con bambini che presentavano coliche (Akman e colleghi, 2006) in misura significativamente maggiore rispetto a situazioni con bambini privi di fenomeni di coliche. Questo ci pone nella condizione di poter confermare l’importanza del fattore attaccamento materno come variabile rilevante in grado di modulare, in interazione con altri fattori ambientali, la qualità della risposta materna e, di conseguenza, il benessere psico-fisico del bambino nei suoi primi mesi di vita.
Alla luce dei dati riportati ed argomentati, è possibile concludere affermando che, da una parte, i genitori di bambini che presentano disturbi funzionali gastrointestinali possono avvertire sentimenti di stanchezza e inadeguatezza che minacciano la comunicazione interna, l’equilibrio e la funzionalità del sistema familiare nella sua globalità, dall’altra, tuttavia, gli stessi disturbi funzionali gastrointestinali, tra cui le coliche in primis, possono aver avvio in un ambiente psicosociale instabile ed inadeguato (Yalcin e colleghi, 2010).
Ne deriva che il pattern di attaccamento del caregiver, solitamente la madre, così come dimostrato dalle evidenze empiriche sopra riportate, costituisce un fattore di influenza diretta e di protezione/rischio, in combinazione con situazioni più o meno problematiche, che minano gravemente la relazione diadica, il funzionamento dell’intera famiglia e soprattutto, il benessere fisico e psicologico del bambino.

Antonella Spinelli

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Antonella Spinelli

Antonella Spinelli

Studentessa magistrale in Psicologia Clinica. La formazione classica mi orienta verso l'espressione artistica e mi anima di un forte interesse per la ricerca scientifica. La curiosità, è lei a motivare i miei studi, prim'ancora dell' indiscusso orientamento al caregiving e alla promozione del benessere.