L’Altro: autismo e ABA

C’era una volta. C’era una volta perché è cosi che iniziano le fiabe. Si comincia con queste a parlare ai bimbi, a comunicare, per insegnare loro come creare un asse tra il Sé il l’Altro. L’arte del comunicare concede all’essere umano la possibilità di relazionarsi al prossimo. Una capacità innata, a volte ostacolata.
Si presenta cosi, con la difficoltà a comunicare, uno dei più discussi disturbi presenti nel DSM-IV: l’autismo, un disturbo dello sviluppo i cui sintomi si manifestano nei primi tre anni di vita.Fin dalle prime ore di vita il bimbo mostra una certa attenzione per i suoni, ma soprattutto sorride. Si chiama sorriso biologico, perché nel primo mese, il sorriso, è un semplice arco riflesso.
Nel secondo mese il sorriso biologico diventa sociale: un’espressione di condivisione emozionale. Lo sviluppo del piccolo umano è rapido, a quindici mesi, infatti, familiarizza con i pronomi personali. Quando questi iniziano ad essere usati come fossero nomi, per un periodo che va oltre la durata della fase, solitamente si inizia a sospettare la presenza di una sintomatologia connessa allo spettro autistico.Il deficit nel linguaggio e nell’interazione sociale, sono solo alcuni dei segni distintivi di questa patologia.La complessità dei disturbi correlati allo spettro autistico ha favorito il susseguirsi di numerose teorie.Ad oggi le cause sono ancora poco definite, i molteplici modelli non hanno ancora, purtroppo, definito un punto d’accordo. Una delle prime teorizzazioni fu quella di Bettelheim: le “madri frigorifero”. Queste madri con il loro atteggiamento freddo e insensibile costringevano metaforicamente i piccoli a rifugiarsi in, diremmo noi, campane di vetro. La teoria di Bettelheim fu “presto” smentita (e per fortuna!). Nel corso degli anni, per merito dei progressi nell’ambito della ricerca e di nuove scoperte scientifiche sono state avanzate nuove e valide ipotesi: la teoria della mente (Baron-cohen) e la teoria delle funzioni esecutive (ma non solo!!). La teoria più interessante e che (mi) appassiona particolarmente è la seconda: un deficit nei lobi frontali non consentirebbe un buon funzionamento delle funzioni esecutive, tra cui pianificazione degli obiettivi, inibizione e controllo degli impulsi e flessibilità cognitiva.“Anche se non posso parlare non significa che non ho niente da dire”- la frase slogan che circolava sul web lo scorso 2 Aprile, giornata mondiale dedicata all’autismo. L’ABA (analisi comportamentale applicata) promuove comportamenti socialmente significativi consentendo ai pazienti l’acquisizione di una buona capacità di comunicazione e un miglioramento della propria qualità di vita. L’analisi comportamentale applicata può essere adoperata in svariati ambiti di intervento : l’autismo ne è un esempio. Il metodo, di matrice comportamentista, si basa sulle leggi tipiche dell’apprendimento. L’operatore valuterà i bisogni e le potenzialità individuali di ogni bimbo, procedendo successivamente alla definizione degli obbiettivi della terapia. Non conoscere le cause non vuol dire non poter far nulla. L’incontro con l’Altro è fonte di ricchezza, ci consente l’acquisizione di strategie trasversali per affrontare al meglio la nostra esistenza, tanto più se incontrare l’Altro significa poter aiutarlo ad esprimere al meglio le sue potenzialità e insegnargli a comunicare in modo efficace, arginando la miscomunication.
C’era una volta perché è cosi che iniziano le fiabe, si comincia con queste a comunicare ai bambini, con vari ostacoli e a volte con metodi alternativi, ma sarà il finale quello che ci riempirà il cuore.
 
Elisabetta Ricciardi

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Elisabetta Ricciardi

Studentessa in psicologia clinica presso l'università degli studi di Bari, neo-laureata in Scienze e tecniche psicologiche. Interessata al teatro e alle poesie.