Dicotomenica#2 -L’amore ai tempi dell’ebola

Scusate per il titolo ma era l’unica cosa che mi veniva in testa parafrasando e ricomponendo scherzosamente il titolo dell’opera di Garcia Marquez “L’amore ai tempi del colera”. Ovviamente mi distacco dalla tematica del compianto letterato colombiano scomparso l’anno passato, non completamente a dirla tutta, per parlare un po’ insieme a voi di amore, e lo facciamo parlandone nelle varie declinazioni attuali, nei tempi dell’ebola.

Ok. Magari non sono partito col piede giusto, anche perchè in fondo non sono nessuno per parlare di amore e sentimenti e sessualità di domenica, giorno in cui la maggior parte di voi avrà ingurgitato quei tre quintali di lipidi e carboidrati che difficilmente azzeccano con ciò di cui parleremo.
Pochi anni fa, mi è capitato tra le mani un saggio del sociologo italiano Francesco Alberoni “Ti Amo”. A dispetto del titolo che a molti potrebbe riattivare all’interno della propria rete di connessioni neurali e mnemoniche
titoli pessimi come “Scusa ma ti chiamo amore” o “Tre metri sopra il cielo”, in quest’ opera il suddetto prova ad analizzare l’amore in tutte le sue forme e declinazioni, partendo dalla classica visione coniugale della coppia per arrivare a disquisire di tutte quelle sfumature relazionali che possono (e secondo me devono) esistere nel ventaglio di possibilita’ che i nostri sentimenti ci e le nostre posizioni ci offrono.
Quest’opera mi ha lasciato un po’ spiazzato, sia perchè è arrivata in un momento abbastanza traumatico della mia vita esperenziale sia perchè prova a farci conoscere tutto ciò che magari pensavamo così distante da noi, ma invece è così vicino a noi, se non addirittura al nostro interno, e che quindi dobbiamo imparare a scoprire.
Purtroppo viviamo in un’epoca in cui molti convivono con il falso mito del matrimonio come realizzazione amorosa (un po’ un lascito dell’educazione dei nostri genitori) e la variegata e alquanto bizzarra (ma a mio avviso interessante in quanto tutta da scoprire) sfera di nuovi modi (o forse vecchi) di vivere il rapporto sentimentale con “l’altro da Sè”.
Vi voglio un po’ sorprendere e magari farvi curiosare in quella che è un po’ la mia esperienza a livello di relazioni sentimentali e soprattutto farvi capire come si può  pensare la relazione in maniera del tutto diversa.
Penso che un po’ tutti abbiano vissuto o vivono tutt’ora l’amore della propria vita (penso si possa definire ancora cosi’), quello che ci fa perdere la testa, quello che ci fa dire “No, io amo solo lei e faccio l’amore solo con lei”.
Alcuni sono arrivati a definire questo tipo di relazioni come dei lievi disturbi ossessivo-compulsivi, in cui il soggetto oscilla tra una definizione della propria identità  come un noi (cosa alquanto sospetta per i più attenti terapeuti psicodinamici) e un’idealizzazione del proprio partner o della propria partner che sfiora i limiti del disturbo borderline.
C’è invece chi vive la propria visione dell’amore come un’amicizia (che alcuni definiscono barbaramente compagnia) che sfocia spesso e volentieri in rapporti sessuali, che alcuni attenti analisti delle relazioni potrebbero spiegare definendo lo stile di attaccamento degli individui come evitanti, ambivalenti o come direbbero invece i meno preparati paurosi del legame.
Questo tipo di visione ad esempio è riscontrabile in molte di quelle coppie che si sono formate sulle ceneri di relazioni intense e durature che per qualche motivo si sono sciolte, con o senza problemi di sorta.
C’è anche chi si tuffa nelle relazioni aperte, dove la fiducia e la curiosità di entrambi i partners sfiora i limiti della perfezione o quelli della falsità piu’ totale, dove il piacere sessuale viene scisso da quello amoroso e che quindi permette ad entrambi di completarsi come meglio pare nelle dinamiche intime e con tutto ciò che è “altro da Sè” della coppia.
Questo tipo di coppie viene spesso visto come un vortice che attrae tutto e tutti in quanto sfiora i limiti della maniacalita’ e dei disturbi bipolari o anche come un problema in quanto distruttore di quelle relazioni di cui abbiamo sopra parlato.
E’ l’epoca delle “scopamicizie”, le oramai famose non-relazioni amorose in cui i partners si contattano esclusivamente per soddisfare i propri impulsi dell’Es e magari farsi una chiacchiera di fronte a un buon bicchiere di vino.
Insomma, aprite un po’ gli occhi e soprattutto aprite il vostro cuore e le vostre menti, provate a conoscere ciò che non avete mai saputo di essere, sperimentate e scoprite voi stessi e gli altri, perchè fidatevi, il mondo è vario e ricco di amori diversi e allo stesso tempo uguali, che sono lì a due passi, e non mentite a voi stessi e agli altri. Siate liberi di vivere i vostri sentimenti e la vostra sessualità nel pieno delle possibilità che ci sono concesse.

P.S. Un paio di consigli per i miei lettori “maschi”.

Ho avuto modo col tempo di studiare a capire un po’ come funzionano e lavorano le nostre testoline. E mi sento libero dal potervi dare alcuni consigli.
1) Il tradimento non esiste. O meglio, non esiste nel momento in cui c’è pieno rispetto e sincerità nei confronti di chi ci sta affianco, quindi siate liberi e aperti nel discutere dei nostri desideri sessuali o amorosi. Viviamo in un’epoca in cui stiamo finalmente sdoganando le nostre libertà.
Ho odiato e continuo ad odiare l’idea delle oramai stereotipiche coppie che venivano ridicolizzate nei film trash italiani. Si avete capito bene, quelle in cui lui aveva quattrocento amanti e lei stava a casa ad aspettare il “maritino”.
2) L’amore (non) e’ un compromesso. Bisogna imparare ad ascoltare se stessi e chi amiamo. Dobbiamo imparare a valutare se cedere per arrivare ad una scelta condivisa o non rinunciare alle nostre libertà per far conoscere a chi ci sta vicino chi siamo veramente. Quindi se avete voglia di andarvi a spaccare ad un concerto dei Nine Inch Nails e questa scelta non viene condivisa, beh io sinceramente non ci penserei due volte. NIN tutta la vita.
3) La virilità è un concetto mooooolto relativo. Penso che in un’epoca in cui l’estetica e la comunicazione massmediatica ci impongono dei modelli di bellezza patinati e alquanto “machi”, dobbiamo imparare a far leva su cosa siamo veramente. Ben venga la cura del proprio corpo, ma che non sia un ossessione. Ricominciamo a puntare su cosa siamo veramente, lasciamo stare un attimo i telefonini e i social e ricominciamo ad uscire e parlare, esporci e si, anche se un po’ banalmente, pavoneggiarci. Non c’è miglior modo di affascinare dell’avere argomenti da esporre e da dibattere.
4) Rimanere soli o vivere in una coppia non sono obblighi o costrizioni. E soprattutto entrambe queste situazioni non hanno delle regole predefinite, ma la realtà va costruita o co-costruita. Ricordate che le nostre vite non sono scritte, e che l’unica cosa che dobbiamo fare è realizzarci, nel senso che dobbiamo imparare a vivere ogni giorno scoprendo noi stessi e portando all’esterno ciò che siamo.
5) Imparate ad usare il cervello. Una delle cose che spesso e volentieri mi sento dire dalle mie amiche o dalle mie colleghe è che gli appartenenti al genere maschile sono troppo ormonali e fisici. Io penso sempre ad una cosa, provo a pensare a cosa deve significare essere dall’altra parte, provo a pensare cosa c’è nella testa di chi mi sta di fronte. Ci sono persone che vogliono la fisicità, altre che amano l’attesa, altre ancora che amano il dettaglio, altre ancora che amano comunicare verbalmente. Quindi imparate ad immedesimarvi e a non usare solo il vostro organo riproduttivo.
6) Infine un’ultima, ma non meno importante postilla. Non vi vergognate di chiedere o di provare qualcosa che non rientra nei cosiddetti canoni dell’amore o del sesso. In particolare quest’ultimo deve essere libertà più totale, non esistono perversioni, o meglio esistono solo se sono deleterie e nocive per la persona. Odio profondamente chi critica coloro che non praticano solo il sesso, come mi diverto a chiamarlo, “a stantuffo”. Attorno all’atto penetrativo ci sono altre infinite pratiche che possono piacere o divertirvi. Quindi, almeno a letto, BE FREE.

Infine 4 brani. Una playlist di hip-hop italiano, perchè parlano d’amore, con delle sfumature lontane dalla forma canzone della musica leggera italiana.

Tre artisti diversi:

Michele Di Stasi

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Michele DI Stasi

Michele DI Stasi

Classe 1993. Laureato in Scienze e Tecniche Psicologiche, attualmente studia Scienze Sociali Applicate presso l'università "La Sapienza" a Roma. Appassionato di musica, media, cultura pop, visual e virtual cultures, immaginario collettivo e individuale. I suoi interessi disciplinari comunicano continuamente tra di loro: sociologia dell'immaginario, mediologia, semiotica, sociosemiotica e studi sulle culture urbane sono i suoi campi d'interesse.