Che significa lavorare con i malati di cancro?

Invertiamo le parti guardando alla malattia del cancro da un’altra prospettiva. Com’è lavorare a stretto contatto con dei malati di cancro? Quali sono le difficoltà degli operatori sanitari? Il cancro è una patologia complessa da vivere sia per il malato che per i medici, psicologi e infermieri.

 

La patologia del cancro colpisce direttamente il malato, ma indirettamente anche tutto il personale. Cercheremo di introdurre brevemente la questione ponendoci tre domande: cosa rende difficile lavorare in questa area? Quali sono i rischi a cui si va in contro? Cosa possono fare concretamente gli operatori per fronteggiare tali vissuti?

 

Cosa rende particolarmente difficile lavorare in quest’area?

 

La risposta è complessa. Proviamo, quindi, a sintetizzare alcuni aspetti centrali:

 

  1. Innanzitutto, i luoghi comuni relativi all’inguaribilità della malattia, che sono ancora insediati nelle menti dei curanti e rendono particolarmente frustrante l’interazione con i pazienti;
  2. La difficoltà nell’assistere a una modificazione, sia corporea che di personalità, del malato: infatti, il corpo del malato subisce un degrado e la sua personalità covaria insieme, o in maniera indipendente, a tali modificazioni;
  3. I forti effetti collaterali delle terapie curanti;
  4. La posizione di marcata dipendenza in cui si trova il paziente oncologico;
  5. La rievocazione di vissuti personali che la malattia può suscitare negli operatori;
  6. Il costante confronto emotivo tra operatori e pazienti;
  7. Le risposte psicologiche del paziente relative alla diagnosi e all’iter della malattia.

 

 

 

Quali sono i rischi a cui si va in contro?

 

Uno dei più diffusi è quello del burn out: il burn out è la conseguenza diretta di uno stress da lavoro cronico. Tale sindrome rappresenta la fase ultima di un processo difensivo e reattivo rispetto a delle condizioni di lavoro impegnative dal punto di vista emozionale. Una maggiore esposizione a tale rischio dipende dall’elevato investimento psichico che si ha sul lavoro.

 

Un secondo rischio possibile è quello del blocco del pensiero, sia del singolo individuo curante che dell’intera istituzione. Pensare alla malattia, alla morte e al dolore è un compito difficile, specialmente se accompagnato dalla necessità di agire, pensare e lavorare mantenendosi emotivamente stabili. Si deve essere in grado di accogliere l’altro dentro di sé, nonostante tutta la sua complessità, ma questo non è sempre facile.

 

Può accadere, infatti, che si scinda il soggetto in due parti: il dolore (la mente) e la malattia (il corpo), perdendo la possibilità di essere una guida per i pazienti e di creare una relazione con essi che permetta di aumentare il proprio senso di autoefficacia. Il personale medico e infermieristico rischia di lasciare la parte della mente e del vissuto doloroso del paziente in un angolo, focalizzando la propria attenzione unicamente sugli aspetti corporei.

 

La parte della mens sarebbe poi lasciata agli specialisti di settore, ma tale affermazione non implica che il personale medico debba saper fornire un aiuto psicologico, bensì che l’eliminazione della possibilità di sperimentare una relazione con i pazienti può causare conseguenze negative per entrambe le parti. Tuttavia la relazione con il paziente può essere molto complessa e difficile da vivere. L’operatore può incorrere in una forte ansia da prestazione relativa alla difficoltà nell’interazione con i pazienti, o relativa alla capacità di trovare i giusti modi per comunicare l’andamento delle terapie o della malattia.

 

Come fronteggiare questi vissuti?

 

La complessità della malattia stessa può portare a investire sulla propria formazione cercando di contribuire attivamente alla guarigione dei pazienti. Questo tipo di investimento è garante della qualità delle cure mediche ricevute, ma non rappresenta l’unico impegno possibile per fronteggiare tale condizione di stress. È possibile, come dicevamo, investire nella relazione: un impegno che rappresenta un aiuto concreto e di non poca importanza. In essa, “il sintomo rappresenta un punto per accedere alla complessità della persona” (A. Caruso et al, 2011, p.259).

 

Lo stare nella relazione e l’accompagnare il paziente durante il percorso della malattia rappresenta un ruolo fondamentale da cui non si può prescindere. L’essere empatici, le abilità comunicative, la capacità di ascolto, l’accettazione dell’altro, la sospensione del giudizio e la valorizzazione delle sue risorse, sono tutte abilità che il personale medico e assistenziale può impegnarsi a sviluppare.

 

L’esercizio di questa relazione ha un duplice effetto benefico: l’operatore sanitario aiuta concretamente il paziente alleviando il suo senso di impotenza e stress, e il paziente è coinvolto in una relazione che lo aiuta ad affrontare quanto sta vivendo.

 

Ultima, ma non meno importante, è sicuramente la possibilità di ricevere un adeguato supporto psicologico o psicoterapeutico: ciò permetterebbe al personale di affrontare i propri vissuti rispetto alla malattia e di elaborare le difficoltà sperimentate durante la propria professione.

 

Bibliografia

  • P. Colavero, L. Valera, L. Palma e A. Tornesello, saper sentire, poter pensare. Dover agire in oncologia, Psicopuglia Dicembre 2016 n.18, pp 141 a 145
  • A. Caruso, A. Tramontana e V. Bigazzi, burnout e formazione psicologica degli operatori sanitari in oncologia, Noòs Aggiornamenti in Psichiatria, Vol. 17 n.3 settembre-dicembre 2011, pp 253 a 265

 

Liliana Dassisti ©

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Liliana Dassisti

Dottoressa in Scienze e Tecniche Psicologiche, futura studentessa in Psicologia Clinica. Appassionata dei sistemi formati da individui e della complessità che ogni persona rappresenta; forte sostenitrice dei diritti di tutti, con un grande senso di giustizia. Sogno un giorno di poter analizzare i contesti lavorativi per prevenire i comportamenti violenti, infatti, questo è stato il tema della mia Tesi di Laurea. Desidero diventare una Psicoterapeuta a tempo pieno, la scuola di pensiero per cui sono attualmente interessata è la Terapia Sistemico-Relazionale. Sono un'appassionata di libri, anche se con i ritmi universitari il tempo a disposizione per dedicarmi alla lettura è notevolmente diminuito. Tra i miei autori preferiti c'è Coelho. Tra i miei libri preferiti c'è Memorie di una Geisha di Arthur Golden. Pratico sci alpino da circa dieci anni, ho praticato danza classica e moderna durante l'infanzia e l'adolescenza.