Le donne sono più multitasking degli uomini: ma è proprio vero?

Nel mondo esiste un forte stereotipo di genere secondo cui le donne sono più multitasking degli uomini. Che cosa succede, però, se si analizzano dal punto di vista neuroanatomico le abilità nel multitasking, sia in soggetti maschi che in soggetti femmine? Il cervello riconosce questa differenza di genere oppure no? Mettete alla prova le vostre convinzioni e opinioni leggendo questo articolo.

 

Se vi chiedessero quante volte nella vita avete chiesto informazioni e consigli a vostra madre riguardo a un problema, a una situazione scomoda o a una decisione difficile, cosa rispondereste? E se poi vi chiedessero quante volte, invece, avete posto le stesse domande a vostro padre? La frequenza diminuirebbe o, ironicamente, rispondereste che l’unica domanda che avete mai fatto a vostro padre è stata: “dov’è la mamma?”.

 

Credo che la maggior parte di voi possa affermare con assoluta certezza di essersi rivolto alla propria madre nei momenti di crisi. Perchè? Perchè regna l’idea che le donne sappiano fronteggiare più problemi contemporaneamente? Perchè si pensa che possano fare più di una cosa per volta, fino ad arrivare a farne molte in contemporanea? Insomma, è vero che le donne sono multitasking e gli uomini no, o è solo uno stereotipo entrato nel pensiero collettivo?

 

Innanzitutto, bisogna specificare che il termine multitasking si riferisce allo svolgimento contemporaneo di almeno due compiti. La parola si può riferire, inoltre, all’abilità di passare rapidamente dallo svolgere un’azione allo svolgerne un’altra, anche molto diversa dalla prima (Szameitat et al., 2015).

 

Già nel 2010, Watson e Strayer avevano dimostrato, con uno studio, che non vi sono differenze di genere per quanto riguarda l’abilità di guidare la macchina e, contemporaneamente, parlare al telefono.

 

Nel 2011, Buser e Peter mostrarono come non ci fossero differenze di genere nemmeno quando veniva chiesto a degli individui di compiere un compito di ricerca di parole o di completare un Sudoku.

 

Questi risultati sembrano, dunque, mostrare come non vi siano oggettive differenze di genere nell’abilità e nella velocità con cui si svolgono i compiti.

 

A tale riguardo, Szameitat e colleghi (2015) svolsero una ricerca che coinvolgeva 488 partecipanti provenienti da diverse parti del mondo, e sottoposero loro un questionario auto-valutativo da compilare online, in cui venivano poste delle domande sulla veridicità o meno dello stereotipo secondo cui le donne sono più efficienti e più multitasking degli uomini.

 


Il questionario online venne inviato a 108 persone in Inghilterra, a 42 in America, a 57 in Germania, a 99 in Olanda e a 123 in Turchia.
Le domande del questionario potevano essere suddivise in tre tematiche principali:

  1. Che cosa pensano i partecipanti del loro comportamento multitasking?
  2. I partecipanti pensano che vi siano differenze di genere nelle abilità che richiedono capacità multitasking?
  3. Che cosa significa il termine multitasking?

 

Le donne sono più multitasking degli uomini ma è proprio vero 2

 

I risultati del sondaggio mostrarono come, in tutti gli stati in cui venne fatto svolgere il questionario, più della metà dei partecipanti credeva nelle differenze di genere per quanto riguarda le abilità multitasking. Per quanto concerne, invece, la percezione della propria capacità di essere multitasking, non si riscontrarono differenze nel giudicare le proprie competenze tra maschi e femmine. In pratica, gli stessi soggetti che affermavano esserci notevoli discrepanze tra uomini e donne nell’abilità multitasking, non trovavano alcuna differenza di genere quando veniva loro chiesto di giudicare le proprie capacità multitasking individuali.

 

I dati, dunque, suggeriscono che esiste un forte stereotipo di genere: l’80% dei partecipanti, infatti, ritiene che le donne siano effettivamente più multitasking degli uomini. Questo stereotipo, inoltre, sembra sussistere nonostante l’assenza di dati empirici che giustificherebbero tale credenza.

 

La neuroanatomia, in realtà, conferma l’infondatezza di questo stereotipo di genere nel giudicare le abilità nel multitasking.

 

In uno studio del 2000, Burgess e colleghi analizzarono, infatti, 60 soggetti con lesioni cerebrali circoscritte e 60 soggetti di controllo, sottoponendoli a compiti che richiedevano delle capacità di multitasking, come pianificare e ricordare un’attività o imparare e richiamare alla memoria quanto appreso.

 


I risultati mostrarono come individui affetti da una lesione della regione cingolata anteriore sinistra, cioè l’area del cervello implicata nell’attenzione esecutiva e nella gestione di stimoli nuovi, presentassero difficoltà nello svolgimento di tutti i compiti multitasking, tranne che nel compito della pianificazione.

 


Il fallimento nel passare rapidamente da un’azione all’altra, invece, era associato a danni alle aree di Broadmann mesiali, in particolare alle aree 8, 9, 10, situate nella corteccia frontale e deputate allo svolgimento delle funzioni esecutive.

 

In questo studio si mostrò, inoltre, come ci siano tre principali costrutti che supportano le abilità nel multitasking:

  1. la memoria retrospettiva;
  2. la memoria prospettica;
  3. la pianificazione.

 

Una volta analizzati questi tre costrutti, si scoprì che le regioni cingolate sinistre, sia anteriori che posteriori, giocano un ruolo fondamentale nei compiti che richiedono una buona memoria retrospettiva, mentre le aree 8, 9 e 10 sono implicate in compiti di memoria prospettica e di pianificazione.

 

Una lesione selettiva a una di queste aree, dunque, farebbe perdere le capacità di multitasking agli individui che ne sono affetti, di qualunque sesso essi siano.

 

Nonostante si pensi che le donne siano “più multitasking” degli uomini, la neuroanatomia insegna che nelle questioni cerebrali le differenze di genere non esistono.


Ciò non deve screditare le donne, che continueranno ad avere i loro “superpoteri”, ma dovrebbe essere un’ulteriore prova del fatto che, anche se siamo maschi, o femmine, o apparteniamo a razze svariate e siamo cresciuti in modi e mondi differenti, non siamo poi così diversi, in quanto tutti esseri umani.

 

PER APPROFONDIRE:
Anche tu, consciamente o meno, segui lo stereotipo di genere per cui le donne sono più multitasking degli uomini?
Scoprilo facendo il sondaggio della ricerca di Szameitat e collaboratori (2015) al seguente link: www.surveymonkey.com

 

Marta Frigerio ⓒ

 

Bibliografia:

  • Burgess, P.W., Veitch, E., De Lacy Costello, A., & Shallice, T. (2000). The cognitive and neuroanatomical correlates of multitasking. Neuropsychologia, 38(6): 848-863.
  • Buser, T., & Peter, N. (2011). Multitasking: Productivity Effects and Gender Differences. University of Amsterdam: Technical Report, TI 2011–044/3.
  • Szameitat, A.J., Hamaida, Y., Tulley, R.S., Saylik, R., & Otermans P.C.J. (2015). “Women Are Better Than Men”–Public Beliefs on Gender Differences and Other Aspects in Multitasking. Plos One, 10(10): e0140371.
  • Watson, J.M., & Strayer D.L. (2010). Supertaskers: Profiles in extraordinary multitasking ability. Psychonomic Bulletin & Review, 17(4):479–85.

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Marta Frigerio

Marta Frigerio

Dottoressa in scienze e tecniche psicologiche, attualmente iscritta al corso di laurea magistrale in Scienze del Corpo e della Mente presso l'Università degli Studi di Torino. Appassionata di neuroscienze e neuropsicologia. Affascinata dai disturbi dissociativi della personalità e di personalità multiple nella speranza di trovare una teoria valida per giustificare il suo costante parlarsi da sola e darsi pacche di incoraggiamento sulla spalla. Amante dell'arte, dei film e dei libri, costantemente in cerca di angoli del mondo nascosti e estremamente empatica, talvolta incompresa.