Come l’equitazione può diventare terapia?

La riabilitazione equestre è definita come equitazione a scopo terapeutico, e fa parte delle terapie assistite con gli animali, conosciute anche come Pet Therapy. La sua caratteristica è l’utilizzo degli equidi, ossia del cavallo nell’ippoterapia e dell’asino nell’onoterapia. Il seguente articolo cerca di fare chiarezza riguardo ai differenti  metodi e ai numerosi benefici che questo tipo di  terapia riesce a donare a bambini  con disabilità e non, da più di 30 anni.

 

A differenza di altre terapie che utilizzano animali d’affezione di piccola taglia, l’equitazione prevede una strategia di trattamento che riesce a trasferire integralmente al paziente, le sollecitazioni prodotte dal movimento tridimensionale del cavallo, infatti Il parallelismo tra la tridimensionalità del cammino umano e l’andatura del cavallo dà la possibilità a soggetti che non hanno mai camminato o che camminano con schemi motori scorretti, di trovarsi in una situazione paragonabile ad una deambulazione corretta e fisiologica, sperimentandone quindi gli effetti concatenati a livello del bacino, del tronco, dei cingoli, degli arti superiori e del capo. (R. Lambruschi 2011)

 

L’International Therapeutic Riding Congress  del 1982, ha definito tre diverse metodologie d’intervento terapeutico:

 

–        Ippoterapia propriamente detta: costituisce l’approccio iniziale al cavallo e al suo ambiente, partendo da attività di cura da terra e successivamente in groppa. Il paziente è sempre accompagnato da un istruttore qualificato. Si tratta di un’attività solitamente riservata a persone con disabilità o con una scarsa capacità/incapacità di mantenere una posizione stabile in sella al cavallo o di condurre il cavallo in maniera autonoma.

 

–        Rieducazione equestre: è una tipologia di riabilitazione integrata caratterizzata da un approccio attivo al mondo dell’equitazione. Un’attività utile alla stimolazione della sfera cognitiva, socio-relazionale e psicomotoria, grazie alla conduzione attiva del cavallo sotto il controllo del terapista, delineando obiettivi tecnico-riabilitativi specifici secondo un programma prestabilito ed individualizzato.

 

–        Equitazione sportiva per disabili: è il raggiungimento finale di una notevole autonomia, dove il paziente è in grado di svolgere le attività di scuderia ed equitazione intesa come disciplina sportiva. Con il coinvolgimento della prestazione (anche competitiva), il paziente è totalmente integrato con gli altri cavalieri e con il mondo esterno. E soprattutto con il suo cavallo.

 

La riabilitazione equestre è utile in molteplici casi, in quanto caratterizzata da un alto adattamento alle esigenze del paziente. Un ulteriore punto di forza è l’ambiente in cui vengono svolte queste attività: non in  un ambiente ospedalizzato, bensì in una scuderia.

 

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A livello riabilitativo, mediante l’aiuto del cavallo è possibile sviluppare il tono muscolare e posturale, e migliorare la funzione cardiorespiratoria. Inoltre, anche la coordinazione, equilibrio e ritmo risultano sensibili a tale intervento. e inoltre agisce con miglioramenti evidenti nella sfera psicosociale e nella qualità della vita in generale.

 

Questo straordinario animale possiede tutte le qualità quali calore, morbidezza, odore, movimenti regolari, grandi occhi con sguardo intenso, che sono necessarie a stimolare il processo di attaccamento fondamentale per lo sviluppo dell’essere umano. Esso esprime emozioni proprie come la paura in cui ci si può riconoscere e dove si può assumere un ruolo rassicurante ma allo stesso tempo, montare a cavallo, cioè su un animale grande e potente, offre sensazioni di protezione, di autostima e fiducia in sé stessi.  Si ottiene una stimolazione tattile intensa tramite il contatto con un animale di grandi dimensioni, che aiuta la presa di coscienza e la conoscenza di sé e del proprio corpo stabilendo contatti fisici e l’essere gratificati, sia dall’offrire cure, carezze e massaggi, sia dal ricevere come risposta ai nostri comportamenti manifestazioni di gratificazione da parte dell’animale. (Ministero della Salute Italiano)

 

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Numerosi studi scientifici hanno confermato come l’equitazione terapeutica stimoli il sistema nervoso simpatico, poiché riceve stimoli connessi sia ai movimenti dell’animale in sé, sia allo spostamento cinetico del binomio uomo-cavallo nello spazio con movimenti di orientamento e di adattamento sul dorso dell’animale. Inoltre, molto spesso, il cavaliere deve con il proprio corpo anticipare e determinare specifiche risposte motorie del cavallo. Tutto ciò determina un coinvolgimento del sistema nervoso a vari livelli (neuromotorio, neuropsicologico e corticale superiore)

 

Shurtleff e colleghi nel 2009, hanno condotto uno studio su bambini affetti da paralisi cerebrale, in cui  hanno potuto constatare un miglioramento della stabilità del tronco e della testa sia immediatamente dopo 12 settimane di trattamento di equitazione terapeutica sia durante i mesi successivi.  Allo stesso modo, Silkwood-Sherer and Warmbier (2007) hanno mostrato un significativo miglioramento nell’equilibrio in pazienti con sclerosi multipla dopo appena 7 settimane di intervento. Nello stesso anno, Kakebeeke e colleghi (2007) hanno condotto uno studio su persone affette da lesioni del midollo spinale. I risultati hanno evidenziato una riduzione della spasticità e un miglioramento del benessere. Coinvolgendo numerosi gruppi muscolari sollecitati passivamente dal movimento alle varie andature del cavallo, l’equitazione terapeutica è un ottimo intervento di supporto per condizioni quali ictus, distrofia muscolare, disabilità senili, e così via.

 

Il cavallo è un animale estremamente sensibile al linguaggio del corpo, inteso come gestualità, e altamente recettivo verso tutti qualsiasi tipo di comunicazione. Per questo, il cavallo racchiude dentro sé la possibilità di migliorare la sfera socio-relazionale dei bambini con diagnosi dei disturbi dello spettro autistico, sindrome di down e disturbo da deficit dell’attenzione e iperattività. L’intermediazione con il cavallo, infatti, permette di generare sentimenti ed emozioni intense.

 

Nello studio di Bass et al. (2008), un gruppo di bambini con spettro autistico ha partecipato a un programma di 12 settimane di equitazione terapeutica. Dopo l’intervento, l’integrazione sensoriale e l’attenzione diretta erano nettamente migliorate.

 

Infine, può essere di notevole aiuto per quei bambini con disturbi specifici dell’apprendimento (DSA) quali dislessia, disgrafia e discalculia poiché i partecipanti si trovano a fronteggiare varie difficoltà, porre attenzione, attraverso metodi visivi, auditivi e cinestetici mentre contemporaneamente stanno imparando a guidare un cavallo, e la risposta del cavallo agli stimoli del cavaliere sono un naturale rinforzo positivo che aiuta i partecipanti a sviluppare molteplici abilità.

 

Negli ultimi anni, il mondo scientifico e medico hanno approfondito i vantaggi che l’equitazione terapeutica può apportare al benessere psicofisico e sociale di qualsiasi persona, con o senza una condizione clinica invalidante. Tuttavia, ulteriore lavoro è necessario per approfondire la conoscenza e contribuire alla diffusione di questa pratica.

 

Manuela Modica

Master’s degree student presso l’ European Master in Health & Physical Activity dell’ Università del Foro Italico. Ex nuotatrice, ad oggi lavora come istruttrice di nuoto. Da sempre appassionata del mondo dell’equitazione, sogna di  trasformare la sua passione in un futuro lavoro, utilizzando la ricerca scientifica per contribuire alla diffusione e allo sviluppo dell’ippoterapia per il  benessere di bambini e adulti, sia a sviluppo tipico che atipico.

 

Referenze:

  • Lechner, H. E.,  Kakebeeke, T. H.,  Hegemann, D., & Baumberger, M. (2007). The effect of hippotherapy on spasticity and on mental well-being of persons with spinal cord injury. Archives of Physical Medicine and Rehabilitation.
  • Shurtleff, T. L., Standeven, J. W., & Engsberg, J. R. (2009). Changes in dynamic trunk/head stability and functional reach after hippotherapy. Archives of Physical Medicine and Rehabilitation, 90.
  • Bass, M. M., Duchowny, C. A., & Llabre, M. M. (2009). The effect of therapeutic horseback riding on social functioning in children with autism. Journal of Autism and Developmental Disorders, 39(9).
  • Silkwood-Sherer, D., & Warmbier, H. (2007). Effects of hippotherapy on postural stability, in persons with Multiple Sclerosis: A pilot study. Journal of Neurologic Physical Therapy, 31(2).

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