L’esempio mancante

Fila al gate 12 dell’aeroporto di Girona – Barcellona; termine di un viaggio “all’italiana”, organizzato all’ultimo momento subito prima del volo. Sei in coda, il quinto per l’esattezza e l’aeroporto è deserto. In fila, dietro di te, un centinaio di italiani silenziosi e stanchi, più qualche straniero pronto per fare scalo a Brindisi. Mentre hai in cuffia “O’ cammello ‘nnammurato” di Pino Daniele, due persone di mezza età ti sorpassano, una cosa già vista, non t’importa di fare discussione, le file agli sportelli delle poste ti hanno sfiancato, non reagisci più. Nello stesso momento senti delle voci intorno a te, alzi lo sguardo e l’uomo a cui non avevi prestato attenzione fino ad un secondo prima, apre e chiude la bocca come un pesce, ed è li piantato che gesticola come un tipico italiano. Volgi lo sguardo all’indietro, c’è un uomo con occhiali da sole, neri, rettangolari, T-shirt nera, scarpe in pelle , parla italiano mixato con lo spagnolo, perché in quel momento ti togli le cuffie ed ascolti in modo pacato e tranquillo: “Mira, signore, c’è la fila! La rispetti”.

Passato il turno di parola, ti rimetti nella posizione di partenza ed uno degli uomini risponde all’accusa, sostenendo: “Tanto ci ritroveremo tutti insieme sullo stesso aereo, non importa”. Ed ecco la controbattuta: “Ma lei non rispetta il ragazzo, c’è il chico prima di lei; così non rispetta le regole, voi italiani non le rispettate e non lo fate mai!”. Una freccia pungente e l’italiano non aspetta un secondo di più: “Oh! Qual è il tuo problema?”. Si avvicina, sta per partire all’attacco, ”Eh? Che problema c’è?”, così inveisce allo spagnolo, ma viene bloccato dal figlio e dalla moglie che lo incita alla calma. Ma l’hombre spagnolo conclude con “E’ il turno del chico! Per favore non si arrabbi”. Detto ciò, la coppia ritorna al proprio posto. La situazione venutasi a creare, colma di vergogna per entrambe le parti in causa, accompagnata dall’attesa e dalla stanchezza si fanno sentire, e la voglia di evadere offuscano la mente. Uno sconosciuto si è battuto per te, ed il punto è proprio questo: non per te in quanto Paolo (nome di fantasia), dove l’aspettativa di ricambio per qualcosa di concesso ha un peso scandito dalla relazione in sé, ma quest’azione, semplice, per alcuni inutile, è carica dei significati di un modo di vivere incentrato sul rispetto, sulla comunicazione che in qualche modo irrompe nel tuo mondo. Quante persone in fila alla poste hanno ignorato il tuo turno, piuttosto che aiutarti? Ebbene il mondo italiano, complesso e contraddittorio, ha ricevuto un insegnamento, ed è stato un aiuto esterno che ha lasciato oscillare le corde dell’apatia che quasi non vengono più combattute. Quest’azione, incentrata sull’altro, ha ridato slancio alle posizioni ed ai ruoli all’interno dello spazio, ridefinendo le possibilità di azioni fino a quel momento poco chiare e abilmente sorpassate. L’esempio, qui riportato, ambientato in Spagna, ha caricato di senso un’esperienza, il cui scopo, non è stato l’aver visitato la chiesa o il parco più bello del mondo, ma essersi confrontati in questo caso riguardo la conclusione temporale e non del viaggio stesso, con un modo di fare attento alle
esigenze altrui. Questa occasione (ed anche altre, lo garantisco) ha dimostrato un forte attaccamento al senso civico, al rimprovero costruttivo, per fare in modo che le persone non agiscano senza rispettare le regole, regole fortemente volute dai cittadini stessi e reclamate come principi fondamentali dell’agire quotidiano. Questo è stato il vero senso del viaggio, perchè ciò che conta veramente di un Paese non è il debito pubblico, ma la il rispetto pubblico delle cose, fortemente ancorate ad un’idea di collettività, dove è essenziale il ruolo del singolo caratterizzato da flessibilità ed elasticità mentale. Certamente questo è solo un esempio, ma trovo importante definire che questo è l’esempio della quotidianità, fatto di fatiche, conflitti e comunicazione da cui dovremmo partire nuovamente tutti, smettendola di porre attenzione ai messaggi negativi. Riconoscere che gli eroi esistono nella vita quotidiana sottolinea come l’azione di uno non possa essere isolata ma si collega all’aspettativa di fiducia reciproca, che specialmente nel sud italiano viene meno. Questo è l’esempio da seguire, partendo dai problemi più semplici, in cui s’incontrano i bisogni e gli interessi di tutti. Perché inquadrare gli interessi di una porzione di società non può che “spianare la strada” ad altri. Il modello può alimentare un senso generalizzato di controllo e responsabilità, con cui combattere l’omertà, provocando la parte routinaria dell’agire altrui ed in un certo senso deviata. Tutto ciò è essenziale per costruire il futuro, in cui partendo dal singolo, si può mutare il senso della comunità e della società. I primi eroi possiamo essere noi, ma ciò che conforta è che qualcuno ci ha già preceduto, l’importante però è non essere gli ultimi.

Il Gobbo Di Notre Dame

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