Little miss sunshine e il successo a ogni costo

(Nel seguente articolo si rivelerà parte della trama del film Little miss sunshine)

Una famiglia. Quella che sembra una normale famiglia americana di ceto medio.
Un padre che professa metodi per arrivare al successo senza esserci mai arrivato nemmeno lui, ignorando l’aula vuota durante le sue conferenze; un figlio evitante che si rifiuta di parlare; una bambina persa nel suo mondo; una madre assente e passiva e, infine, il nonno eroinomane che sa fare solo prediche agli altri.
In questa famiglia, i cui rapporti sembrano corde di violino tese al limite, un’ombra di consapevolezza arriva solo quando giunge in casa lo zio depresso, reduce di un tentato suicidio. In uno strano gioco di “scarica barile”, ogni membro della famiglia cerca di attribuire all’altro la colpa per le sue sofferenze e le sue sconfitte, incominciando da subito a pensare che sia proprio lo zio, portatore della “instabilità mentale”, il vero fulcro del loro malessere. Ignorando la responsabilità che ognuno ha delle proprie ansie.
Un’occasione particolare riunirà la famiglia, quasi controvoglia, attorno all’unico membro sano, dalla innocenza ancora intatta: la piccola Olive, che sogna di vincere un concorso di bellezza per aspiranti Miss America.
Nell’America individualista e tesa al successo personale, l’obiettivo della piccola sembra giustificato, e viene incoraggiato senza alcun riserbo, mentre nessuno si dà la pena di chiedersi se il nonno sia davvero adatto al ruolo di manager e sceneggiatore dell’esibizione che la piccola dovrà presentare al concorso.
Il viaggio verso il luogo dove si terrà il concorso viene preparato in fretta e furia, ed è allora che inizia la vera odissea, tempestata di ostacoli che costringono i membri della stramba famiglia a delle peripezie e degli sforzi che non avrebbero mai creduto.
Il pullmino che cade in pezzi, il fallimento di un progetto lavorativo del padre, perfino la morte del nonno stesso, non sembrano indebolire la determinazione della famiglia, decisa ad accompagnare la piccola fino al suo obiettivo, forse perché è la sola che merita il successo. Addirittura, gli ostacoli sembrano rinforzare la convinzione che bisogna andare fino in fondo. Il padre della piccola, poi, non accetta alcun fallimento. Si va per vincere, anche se lui non lo fa mai.
Esemplare è la scena in cui la piccola viene ammonita dal padre sulle calorie contenute nel gelato da lei ordinato durante la colazione: una vera miss deve evitare le calorie! Riempiendo la testa della piccola di sensi di colpa e idee sbagliate, il padre non fa altro che incanalare in lei le sue aspettative e ansie per il successo, inculcandole un insegnamento sbagliato quanto dannoso. E ancora più simbolico, è il momento in cui la bambina viene “dimenticata” a una stazione di servizio, perché tutto il resto della famiglia era troppo impegnato a far discussione e a rinfacciarsi qualcosa.
Tramite una ironia sottile e l’esasperazione di alcuni atteggiamenti, il film ci mostra la realtà di una famiglia in bilico, in lotta perenne tra ciò che ognuno desidera e ciò che è necessario per mantenere l’unità familiare.
Pian piano le speranze dei membri della famiglia sulle proprie idee e propositi si assottigliano fino a mostrare la cruda realtà: il padre non otterrà la pubblicazione del suo libro sulle nove tappe per il successo e il figlio maggiore non potrà andare all’accademia per diventare un pilota perché è daltonico. Ma la piccolina, lei sì che deve ottenere il suo happy ending. Perché loro pensano che sia quello, il suo happy ending.
Caricato il nonno morto nel bagagliaio e scampato per poco il pericolo di venir scoperti, alla fine i membri di questa strana carovana di cui, ormai, l’unico normale sembra essere il tentato suicida reduce di una delusione d’amore omosessuale, arrivano a destinazione.
Tutti hanno riposto le loro speranze in quel successo, ne hanno bisogno, perché solo tramite il successo della piccola potranno riscattare i loro fallimenti. Il successo, il successo, il successo. Fissazione e fine ultima, specie del capo di famiglia, che odia i perdenti, ignorando di farne parte.
Giunti al concorso di bellezza e superati altri vari ostacoli burocratici, si ritrovano in una situazione completamente inaspettata: di certo, quel concorso dove piccole bambine di sei e sette anni sfilano con abiti succinti, truccate come quarantenni, non era quello che si aspettavano. Il candore della loro piccola acqua e sapone risalta come una mosca bianca, proclamando una delusione annunciata. Lei non fa parte di quel mondo.
Nessuno di loro, fino a quel momento, si era minimamente chiesto se quell’obiettivo fosse adatto alla piccola, se fosse ciò di cui aveva realmente bisogno. Nessuno aveva provato ad immaginarlo, troppo presi dai propri problemi, dal fine ultimo del successo a ogni costo. Ma successo di cosa?
Si può considerare successo, il raggiungimento di un obiettivo che non ci soddisfa? E si può reputare fallimento il mancato raggiungimento di un canone indesiderato?
La bambina inizia il suo vero spettacolo, preparato con il defunto nonno, ancora “nel bagagliaio”. Completamente inappropriato e inadatto.
Ma è qui che avviene la magia. Scatta qualcosa nella mente dei membri della stramba famiglia, qualcosa che va al di là dell’arrivismo o dell’orgoglio. La voglia di proteggere la piccola li porta a salire sul palco uno a uno e a ballare con lei, in una sorta di catarsi, dove ci si libera di tutto ciò che li ha costretti finora. Che importa di vincere? L’importante è partecipare.
Perché, come diceva il nonno, essere perdenti non vuol dire perdere, ma avere così paura di fallire da non provarci neanche.

Sabrina Guaragno

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Sabrina Guaragno

Sabrina Guaragno

Dottoressa in scienze e tecniche psicologiche, editor e book-blogger a tempo perso. Amante dei libri, della scrittura e divoratrice di fumetti e serie tv. Eterna sognatrice sensibile agli animi afflitti.